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Qualche concetto su un tema cardine del dibattito architettonico contemporaneo.

L’Architettura Digitale può essere considerata come quel tipo di architettura che non si riferisce ad elementi reali, ma a cyberspazi, come chatrooms, siti internet (si pensi al concetto di Home Page, la pagina casa), dungeon ed ambientazioni di giochi di ruolo.

Tuttavia, possiamo pensare all’Architettura Digitale come a quella architettura reale che ci proietta però in un mondo che non riconosciamo, un mondo di edifici che non hanno nulla a che fare con l’architettura in senso tradizionale, che reinventano e reintroducono concetti di curvilinearità, espressionismo e di intervento della tecnologia nella vita di tutti i giorni.

 

 

Architettura e Software

Con Architettura Digitale, in senso lato, s’intende anche tutta quella architettura che fa del processo informatico un vero e proprio canone di progettazione.

 

Questa pratica è stata introdotta (ovviamente) con l’avvento dei software per computer, nati come supporto alla progettazione. Sicuramente fu una rivoluzione. I tempi e i modi del processo creativo cambiarono radicalmente: più velocità, precisione, flessibilità e capacità di controllo.

Tra i più innovativi e utili strumenti che si possono citare troviamo AutoCAD, ArchiCAD o Vectorworks, utilissimi per il disegno nelle due o tre dimensioni.

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Tuttavia, con lo svilupparsi esponenziale delle tecnologie informatiche hardware, anche i software hanno seguito questa tendenza. Si sono evoluti, sono cresciuti e ne sono nati di nuovi.

Tra i nuovi software che si sono sviluppati, spesso in stretta collaborazione con progettisti e architetti, troviamo per esempio Rhinoceros (nato per i designer, rubato dagli architetti) o Grasshopper come modellatori tridimensionali o ancora Maxwell, Cinema4D e 3DStudio Max come potentissimi strumenti di modellazione e rendering.

Rendering spesso troppo perfetti per essere veri (o viceversa, come i fiori veri che sembrano finti o quelli finti che paiono reali).

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I materiali moderni permettono di realizzare in forma compiuta queste vere e proprie fantasie architettoniche.

Questi nuovi programmi permettono di immaginare, creare e progettare qualsiasi forma, riconoscibile e non (alcune potrebbero far impallidire anche Escher), con un semplice click, sfruttando serie di algoritmi e formule matematiche.

I materiali moderni (calcestruzzo, acciaio, vetro, metalli), inoltre, permettono di realizzare in forma compiuta queste fantasie architettoniche.

L’abilità degli architetti che progettano in questa maniera è indiscussa, ma viene da chiedersi dove finisca la vera abilità architettonica e dove cominci il dominio del calcolatore.

 

 

Architettura Digitale

Forme nuove per la nostra società

Spesso la grande qualità di edifici costruiti in questa maniera risiede nella forma.

 

Spettacolare, incredibile, emozionante, quasi sublime, che suscita timore, ma anche stupore. L’architettura in fondo deve fare anche questo, deve stupire.

E in una società sempre più dipendente dalla televisione, dai media, costantemente colpita da un bombardamento di immagini, suoni, colori e informazioni, effettivamente questa è l’unica architettura che può colpire nell’immediato.

La possibilità di attualizzare i progetti in immagini (spesso pompate nelle luci e nei colori, effettate allo sfinimento) rientra perfettamente in questa logica di stupore.

Personalmente non sono contrario all’uso di queste tecnologie, ma sono convinto che questi strumenti debbano essere controllati sempre dalla creatività umana.

Ci sono forme che non ci appartengono, o meglio, che non siamo in grado né di spiegare, né di schizzare a mano.

Secondo me la vera abilità dell’architetto moderno deve risiedere nel poter piegare alla propria volontà quella del computer, senza lasciarsi tentare dalla progettazione facile e sempre meno cerebrale.

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Architettura Creatività Software Tecnologie
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ArchiCAD
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44 Commenti

  1. Avatar di GiuliusT GiuliusT 22/2/2013 11:56

    Credo che creare bellezza irraggiungibile è un preludio alla delusione o al rifugio nelle idee.
    Tranne per quei pochi che le apprezzano per professione.

  2. Avatar di Empy Empy 22/2/2013 12:31

    Non capisco la tua critica. L’architettura non la fa il computer, ma la fai te nel concreto. Non esiste nessuna “architettura digitale”, essa non è altro che l’idea iniziale fondamento di ogni progetto. Poi questa può essere sicuramente pompata per renderla più commercialmente appetibile, ma di cosa stiamo parlando? di illuminazioni arzigogolate? di sfondi mozzafiato? Un buon render deve rappresentare il più verosimilmente possibile il progetto finito. Basta. Tutto il resto è Bui$ene$$, quindi no architettura.

  3. Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 12:53

    Mi associo ad @empy nel dire che questa disamina è piuttosto fumosa.
    Un post intero per dire che oggi si disegna col computer?!
    Wow, che notizia!
    Oltre al fatto che il processo di disegno ed elaborazione architettonica viene presentato manco fosse un miracolo della tecnica, un nuovo mondo a se stante, manco fossimo nella realtà virtuale di Tron o del Il Tagliaerbe.
    Mi viene da chiedere all’autore del post, se anche lui è del mestiere, se usa effettivamente almeno uno di quei software ed a quale livello. Giusto per capire quali magie riesce a fare lui, che io non riesco, visto che gli spazi virtuali vengono generati dall’uomo che sta davanti alla macchina e dalla sua conoscenza tecnica e storica e dalla sua sensibiità esteica, ma di certo non dalla macchina in sè.
    Insomma volevo giusto precisare che non esiste l’Instagram dell’architettura.
    Infine, citare qualche studio di render coi controcazzi? No?! O il nome di qualche Archistar che è passato dal virtuale al reale? Faceva brutto? Chessò Zaha Hadid? Frankino Ghery? Giusto i due nomi più famosi…
    Il post così com’è sembra catapultato ad oggi direttamente dagli anni ’90, magari lo attualizziamo ok?
    Tipo ci mettiamo una gallery?
    Praticamente un post inutile, te lo rendiamo utile noi con i commenti.
    Ma anche no, grazie.

    • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:15

      Era uno spunto di discussione. Il discorso non è il disegnare a computer ma LASCIARE DISRGNARE il computer. Non prendiamoci in giro, spesso queste forme vengono generate perché fa Figo, o perché “ci sta”. È una attualizzazione del processo attuato da frank ghery agli inizi se vogliamo: lui creava modelli (fisici) per equilibrare forme e dare emozioni. Ma a ragion veduta. Ha poi sfruttato il computer per dar forma tangibile alle due opere. La Hadid, stesso discorso. Partì da dipinti astratti, forme sinuose e grazie al pc, arrivò dove è arrivata. Il problema sono tutti quei progetti che arrivano al livello citato sopra per superficialità ed estetica, senza un vero e proprio processo architettonico. Il computer ha solo reso più facile a tanti di fare certe cose… Comunque uso quasi tutti i software citati sopra, qualcuno meglio, qualcuno peggio, e ti assicuro che in 5 minuti è possibile dare forma a qualche cosa, pomparla un pochino et voila. L’archi non è questo…

      • Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 13:17

        Tom, ma sei architetto?

        • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:18

          La studio.

          • Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 13:28

            Ok Tom, nel mondo reale non disegni le cose perchè fanno figo e perchè ci stanno, le progetti e le disegni perchè devono avere un senso funzionale incorniciato da buon senso estetico, quindi capisci che l’architettura digitale è dipendente da quella reale, non il contrario.
            Insomma, senza una approfondita esperienza sui cantieri, una continua formazione sulle tecnologie ed i materiali da costruzione, l’Architettura Digitale non ha senso di esistere.
            A meno che non ci si trovi nella VR di Lawnmower Man.
            Guarda qui: https://www.youtube.com/watch?v=I33u7P-XokE

      • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:18

        “Secondo me la vera abilità dell’architetto moderno deve risiedere nel poter piegare alla propria volontà quella del computer, senza lasciarsi tentare dalla progettazione facile e sempre meno celebrale.”

        • Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 13:20

          La macchina non ha volontà, quindi macheccazzo dici!? :D

          • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:28

            Mi spiace che questo articolo ti abbia in qualche modo offeso, era una trattazione di un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Sono appassionato di computer e sempre più spesso vedo gente che studia con me che produce certe cose solo e soltanto perché la macchina glielo permette. In questo senso il fatto che la macchina abbia una volontà è in senso figurato, se non la sai usare nel modo giusto è indubbio che quella ti guidi… Tante volte ho visto persone che non sviluppavano un progetto solo perché “non sapevano disegnarlo” oppure che se ne uscivano con forme assurde perché “hanno giocato un po con il modellatore”. Perdonami, ma questa mi sembra una cosa un po triste…

            • Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 13:33

              E allora quando vedi che c’è gente del genere, sputtanali in pubblico basandoti su esempi concreti.
              E’ anche per questo che ci fanno studiare tutta quella Storia! ;)
              E cmq tranquillo non sono offeso. E’ che siccome LN viene letta da tanta gente, si rischia con questo post di dare l’ennesima visione sbagliata degli Architetti, visti come artisti incompleti con i sensi di colpa che usano il computer solo per sopperire alla propria ignoranza ben vestita.
              E non è proprio così, almeno dalle mie parti.

              • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:37

                Il mio articolo voleva proprio andare in quella direzione, di dare una diversa idea dell’architetto! La mia idea era quella di far passare il fatto che il computer in architettura vada saputo usare, e non sfruttato superficialmente, come, è innegabile, molti fanno.

                La penso esattamente come te, forse non ci siamo capiti. :)

              • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:41

                Considero arte o scienza altissima l’architettura. Leggi qua (non cadere nell’idea che voglio istituire un nobel per l’archi, sia chiaro fin da ora ;) )

                http://leganerd.com/2012/07/24/un-nobel-per-larchitettura-il-premio-pritzker/

              • Avatar di Empy Empy 22/2/2013 14:26

                Secondo me c’è un’errore a monte. Dici che il computer in architettura va saputo usare. In realtà è l’architettura stessa che va saputa usare. I programmi di modellazione e disegno vettoriale hanno compiuto i 20 anni, ma il problema della buona architettura o di quella di scarsa qualità esiste da sempre, e non puoi dire che solo tramite il computer si produca architettura che risulta un po fine a se stessa (anche se “l’architettura fine a se stessa” non deve essere considerata con un’accezione negativa). Il pc è un mezzo che è stato introdotto per aumentare la precisione delle lavorazioni, perché le stesse cose che modelli in 3d le devi saper fare con le tue manine (pur con tempi e costi diversi). Un capitello greco lo puoi fare al giorno d’oggi con una macchina CNC in una giornata come 2k anni fà con scalpello e martellino dopo mesi di lavoro.
                La cosa fondamentale è possedere, com’è gia stato detto sopra, l’intelligenza per poter fare qualcosa di buono e bello. Poi che tu possieda una macchina CNC o solo scalpello e martello devi saperli usare in modo appropriato. Il tuo discorso non può quindi essere limitato alla modellazione 3d.

                Piccola digressione: curioso il paragone tra Gehry e la Hadid, due architetti diametralmente opposti. Infatti Gehry ha saputo usare i primi programmi di modellazione per poter sviluppare il progetto del Guggenheim di Bilbao, sapendo così sottomettere la macchina al suo volere. Discorso diverso per la Hadid, ‘prigioniera’ del suo stile, sicuramente molto di effetto, ma non per questo funzionale sia dal punto di vista economico-energetico che strutturale (poi alcuni suoi progetti sono uno schiaffo al buongusto e alla miseria – si veda il progetto della casa per Naomi Campell)

              • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 15:43

                Pienamente d’accordo che l’architettura in sè vada saputa utilizzare. Non ho imputato la cattiva architettura al disegno digitale, se lo si pensa si è dei folli. Si tratta di un articolo informativo su un blog, se dovessimo ogni volta, per ogni articolo andare nel profondo e nelle mille branche di ogni cosa, sarebbe una follia, per quello ci sono libri ed enciclopedie.
                Il mio discorso è sì limitato alla modellazione 3D in quanto si tratta di UN tema abbastanza discusso. Gli articoli sui centoquaranta milioni di cause del fallimento dell’architettura ci metteremmo dieci anni a scriverlo.
                Non è tutto o bianco o nero, caro @Empy, non solo tramite il computer si produce cattiva architettura, ma ne è una delle cause, che qui ho provato a raccontare. La prossima volta sarò più chiaro negli intenti dichiarati…

            • Avatar di detlef zigman detlef zigman 26/2/2013 21:10

              scusami Tom, ma mi sembra evidente che non ti scontri spesso con l’architettura nella vita reale: passare ore ed ore su rhino e 3dstudio a sfogare la propria fantasia e dar vita a quello che si è studiato è figherrimo, ma impossibile se ci si interfaccia con la fattibilità dello stesso progetto, ma soprattutto con la committenza; la committenza è una puttana capricciosa che vuole te architetto o designer come psicologo, amico confidente ma che spenda il meno possibile.
              Quindi i render ti fanno vendere, i CAD ti aiutano negli esecutivi e risparmi tempo con le maestranze, le NURBS ti fanno capire subito se stai facendo una cacata, tutto è legato al tempo che risparmi, tutto a vantaggio tuo, ma solo se la tua creatività comanda il software e non viceversa

              • Avatar di tomfantini tomfantini 2/3/2013 20:14

                “ma solo se la tua creatività comanda il software e non viceversa”. Hai colto tutto. :)

      • Avatar di Code2 Code2 22/2/2013 13:19

        Ah, per gli spunti di discussione c’è il Forum.

  4. Avatar di guido_o guido_o 22/2/2013 13:22

    ocio che maxwell è un motore di render, non un sw di modellazione 3d. ;)

    • Avatar di tomfantini tomfantini 22/2/2013 13:24

      lo so, era per snellire l’esposizione :) thanks per l’appunto comunque

  5. Avatar di GiuliusT GiuliusT 22/2/2013 13:35

    “facile e sempre meno celebrale.” :gn:
    cerebrale

  6. Avatar di danark danark 22/2/2013 15:57

    Facciamo finta che ti sia dimenticato di citare Blender, tanto non lo usa nessuno, nemmeno lo studio k2S.
    In che cosa un software dell’82 come Autocad é innovativo?
    Mappoi, l’architetto mi pare di capire non dovrebbe nemmeno ispirarsi alla natura per non farsi “piegare”?
    I frattali non ci “appartengono”?
    I Software di modellazione non potrebbero semplicemente essere degli strumenti che come in tutta la storia umana saranno usati da persone competenti e da idioti?
    Potresti proporre una commissione per valutare questo genere di cose, ci avresti salvato dalla prospettiva a unico punto di vista di Brunelleschi, Della Francesca, Alberti e company.

  7. Avatar di Code2 Code2 23/2/2013 02:27

    Tom, mi sa che hai fatto incazzare un po’ di gente con ‘sto posterello un pochino superficialotto. :D

    • Avatar di tomfantini tomfantini 23/2/2013 07:57

      Non voleva essere superficiale… Non siamo su un blog di architettura, chi non è del mestiere se interessato all’argomento approfondisce, chi è dell’ambiente conosce esempi, altre opinioni e ne ha a sua volta. Come ti ho già risposto era un tema che mi stava a cuore, di cui so molto più di quanto ho scritto. Volevo rendere partecipe la community di queste idee. La prossima volta ci andrò più cauto.

      • Avatar di Code2 Code2 23/2/2013 14:25

        Eh no, mio caro :ln: è un blog che parla di TUTTO, e meglio ne parli, meglio è!
        Il peso dei post del cazzo lascialo a me. :P

  8. Avatar di danark danark 23/2/2013 09:10

    Ho una curiosità per @tomfantini.
    Vedi, io mi laureo a breve proprio in architettura.
    Tu hai detto “Gli articoli sui centoquaranta milioni di cause del fallimento dell’architettura ci metteremmo dieci anni a scriverlo”. Ma a me non pare di aver mai sentito che l’architettura ha fallito, anzi direi che rappresenta fin troppo bene la nostra società.
    L’ Hoepli commenta l’architettura come :”Arte e tecnica di progettare, disegnare e costruire edifici o altre grandi opere”, pertanto “l’architettura ha fallito” mi viene da pensare che indichi il mancare uno di questi obiettivi.
    Per cui quale?
    -non progetta?
    -non disegna?
    -non costruisce?
    -non fà grandi opere? (fin troppe temo)
    Non cito la Treccani perché non vedo come l’architettura debba interessarsi solo a progettare “ai fini dei bisogni umani” :res:
    potrò progettare pè chi cazzo mi pare? Foss’anche il cane del vicino o un amico immaginario.

    • Avatar di tomfantini tomfantini 23/2/2013 10:41

      Forse non mi sono espresso a dovere. La frase sarebbe dovuta essere “le cause del perché l’architettura fallisce”.

  9. avatar SoMmOcOcA 23/2/2013 12:02

    State sereni, non vi infuocate! XD
    Do il mio parere da architetto, anche se ai non addetti ai lavori potrà sembrare di parte.

    Il discorso, secondo me, è molto semplice: ll computer è un mezzo esattamente come la penna. Lo diceva già Bruno Munari negli anni ’60 (date un occhio al libro Design e Comunicazione visiva). Le capacità compositive e tecniche, però, esulano totalmente da questa branca e possono risiedere solo nella propria testa.

    Un aumento della capacità tecnologica richiede necessariamente un aumento della potenza del mezzo, ma un programma 3D non ti aiuta certo a fare progetti migliori. C’è poi da considerare che il 90% degli architetti i programmi 3D non li sa usare, forse il 95%, quindi non imputiamo le brutture dell’architettura di oggi all’utilizzo errato dei suddetti programmi! XD
    In ogni caso – e parlo a coloro che non sono del mestiere – vi assicuro che prima si parte sempre dal disegno a mano e poi si passa al modello tridimensionale.

    Tomfantini precisa che “Ci sono forme che non ci appartengono, o meglio, che non siamo in grado né di spiegare, né di schizzare a mano.”, ma questo non è assolutamente vero. TUTTO è schizzabile a mano, per il semplice fatto che è immaginabile, la sola differenza tra il modello 3D e lo schizzo è L’ESATTEZZA MATEMATICA DEL RISULTATO (nello schizzo avrò un’immagine che non rispecchia fedelmente il risultato finale, ma quello che ci interessa è trasmettere l’idea nel mondo reale grazie all’uso del computer che è più bravo di noi in azioni meccaniche e prive di intelletto).
    Come diceva qualcuno alcuni post addietro, il processo finale potrebbe essere fatto anche a mano, con tanta matematica e tanta geometria descrittiva aggiungerei, varierebbero solo i tempi di realizzazione (oserei dire BIBLICI, progetti e cantieri centenari, nel passato, sono sempre stati una realtà).

    Per concludere, un commento sulle immagini pompate ed estasianti a cui si fa riferimento nell’ultima parte dell’articolo. Vi assicuro che non sono una cosa recente da imputare ai programmi di rendering o a photoshop, andate infatti su internet a cercare le opere grafiche di Ferriss (oppure scopritelo leggendovi Delirious New York ad opera di Rem Koolhaas), pittore incaricato dai più grandi progettisti di Manhattan agli inizi del ‘900 affinchè realizzasse immagini dei loro progetti.
    Non c’erano computer, non c’erano programmi 3D, ma il risultato era sempre un’immagine al di fuori dell’ordinario.
    http://english.uchicago.edu/sites/english.uchicago.edu/files/ferriss-small.jpg

    Un commento all’articolo: anche a me è sembrato superficiale, forse troppo, ma è riuscito a dar vita ad un dibattito, che alla fine è lo scopo di un qualsiasi blog. Puoi comunque stare tranquillo Tom, i programmi sono sempre controllati dalla creatività umana, è solo che è quella – a volte – ad essere usata erroneamente.

    • Avatar di tomfantini tomfantini 23/2/2013 13:27

      Sono d’accordo con te. Come ho già detto non volevo sembrare superficiale, mea culpa, in futuro sarò più didascalico. Il senso generale era che il software è un grande strumento, ma va saputo usare a vantaggio del progetto e non come facile scorciatoia, come spesso si fa. L’avanzamento dei soft ha solo reso più possibile usarli, anche senza grandi capacità. La differenza tra un’architettura progettata a macchina è riconoscibile da mille metri rispetto a una filtrata dalla mano e dalla matita ( la parte più appuntita del nostro cervello ). Tutto sommato il ti ringrazio per il commento costruttivo, ne farò tesoro. Ho cannato un articolo, coi prossimi spero di rimediare…

      • avatar Argentum 23/2/2013 14:49

        L’articolo è interessante almeno per il fatto che l’architettura non se la caga mai nessuno. Quello che è stato scritto può rappresentare ciò che mediamente un “non informato” su queste architetture può pensare. Importante da dire è che questo genere di architettura è dettata da algoritmi, e dati, ognuno dei quali è scelto dalla mente di un UOMO. Il programma è solo uno strumento. Prima che esistesse Zaha Hadid gli ITALIANI avevano già fatto questo genere di architettura A MANO. Vi invito a googlare Sergio Musmeci e Luigi Moretti. Ci ho fatto la tesi a riguardo nel caso voleste riscrivere un articolo ad hoc. ;)

    • Avatar di detlef zigman detlef zigman 26/2/2013 21:21

      non dimentichiamo Antonio Sant’Elia che, affine al meccanismo spesso controproducente dei software odierni, ha concepito supersistemi urbani davvero raramente realizzati

  10. Avatar di Code2 Code2 23/2/2013 14:29

    NerdArchitects Rises!
    :res:

    • Avatar di Gueznor Gueznor 23/2/2013 16:40

      La S sul Rises è di troppo. :gn:
      E comunque “Rise of the Nerdchitects” mi suona meglio, crasi FTW… :D :rofl: :D

  11. Avatar di Khanti Khanti 12/4/2014 11:46

    E’ l’eterno ritorno dell’euforia per la novità.
    Lo schema è questo:
    situazione architettonica -> appare una “novità” -> gli architetti: “Accipigna, hai visto?!” “Sì ho visto! Che ce ne facciamo?” “Eh, boh, proviamo a farci qualcosa” -> BOOM della novità, insta-hard-on degli architetti e subito dopo della società tutta, tutti infoiati a proclamare il miracolo del secolo, la nuova era dell’umanità, la quadratura del cerchio, Gesù che balla il free-style e Maometto che fa il dj, etc. -> la novità si sviluppa, migliora, cresce e si perfeziona, fino a diventare -> consolidata, un nuovo modo stabile e codificato di fare architettura, compiacimento della società per gli ottimi risultati ottenuti, strette di mano, caviale champagne e topa per tutti -> passa un po’ di tempo, piccolo periodo di stagnazione porta la novità a diventare -> stile, consuetudine, abitudine, svuotata della sua carica riformatrice e dei principi che l’hanno resa una fase di rottura da una fase peggiore ad una fase migliore, almeno nelle intenzioni – vedi l’inesistente International style – ; poi -> inizia la fase di declino -> con le critiche di chi dice “Ah, ma io l’avevo detto fin dall’inizio”, il poeta vate con la barba lunga e gli stracci cenciosi all’angolo di una strada, con sotto il cappotto il libro-denuncia che profetizzava 20 anni prima il fallimento della cosiddetta “novità” -> gli architetti si guardano intorno e cominciano a dire “Beh, forse forse avevamo esagerato, non era tutta ‘sta gran roba…” -> periodo di incertezza, non si sa bene quale sia il valore di una cosa/forma/pensiero/teoria/pratica/marca di yogurt/tutto-quel-che-vi-pare rispetto ad un’altra, finché -> SKATUSH, “la nuova novità è qui, signore e signori!, ed è meglio di quella di prima! Stavolta è la volta buona, non come l’altra volta!” -> e si ricomincia.

    Non è un problema di strumenti, di programmi, di forme naturali oppure no, è come noi architetti e la società – che per fortuna/purtroppo ci sta ad ascoltare – affrontiamo e gestiamo le nuove tecniche/materiali/teorie/scoperte. E’ più che naturale che una novità riscuota un successo enorme nel momento subito successivo al riconoscimento del suo valore da parte della moltitudine, è la peculiarità stessa del suo essere un punto di rottura tra il prima e l’adesso per andare verso il dopo, il futuro; questo però non deve giustificare l’ingenuità con cui i professionisti elevano questa a nuovo sistema di valori universali e definitivi; abbiamo studiato troppa storia dell’architettura per non rendercene conto dai, non ci sono scuse :D

    Ciò nonostante, non possiamo non renderci conto che, soprattutto per la committenza e i non addetti ai lavori, sarà sempre così, mettiamoci l’anima in pace: vedranno qualcosa di nuovo e subito tutti addosso come api su un bel fiore stracarico di polline, come i lettori di LN sul nuovo post fresco fresco della sezione TOPA :rofl: sono d’accordo con @detlef zigman quando dice che la committenza è una puttana capricciosa, come un bambino di 4 anni che notando il fratellino di 3 che gioca con un giocattolo, abbandona il proprio per andare a rubarglielo; almeno noi diciamoci le cose come stanno, siamo sinceri con noi stessi e con gli altri, sappiamo tutti che le mode vanno a cicli; difatti, quando ci si trova in un momento di crisi, cosa si fa? Si cerca un nuovo riferimento, e dove? Nel passato. Non che il passato nasconda chissà quale tesoro o verità sepolta non ancora scoperta da nessun altro, ma semplicemente perché, se ci sentiamo persi, senza appigli, con un futuro incerto e un presente caotiche e senza punti di riferimento, che cosa ci resta? Il passato, le origine, la vera essenza delle cose, come centinaia di architetti hanno fatto, alla ricerca di un punto di svolta per la propria epoca e nel tentativo di trascinarla fuori dal fango appiccicoso di una situazione stagnante; vedi Semper e la “capanna caraibica”, il focolare come centro della casa americana e le stilizzazioni della geometria nella natura di tantissimi architetti, per tirare in mezzo F. L. Wright che ci piace sempre :rofl:
    Con questo non dico che tra 50 anni il computer sarà bruciato nelle piazze come i libri dai nazisti o sul rogo pungolato fino allo spergiuro dall’ Inquisizione, o che le architetture dalla forme improbabili e dalla astrusa stereometria verranno relegate in un trafiletto di un capitolo di un libro di architettura di un novello Bruno Zevi che a malincuore sarà costretto a citarle, più per integrità della propria correttezza intellettuale che per altro.

    Riassumendo: non diamo troppa importanza al figaggine del momento, non facciamoci prendere la mano né dallo strumento né dalle teorie: abbiamo una testa nostra per fortuna e dovremmo saperla usare come si deve, dopo anni passati a studiare temi e problemi simile e la moltitudine di esempi – riusciti o meno, ma entrambi di ugual valore educativo – che la storia dell’architettura ci ha mostrato.

    Se poi il discorso è: ma quali forme sono da considerarsi giuste, adatte al tempo? Ma devo farmi guidare dalle circostanze del momento presente, o andare controcorrente? Sarà meglio che costruisca un museo a forma di uovo o di sfintere di Jabba the Hutt? Beh qui il discorso è ben diverso, si passa su un piano del dibattito del tutto superiore.

    In soldoni, progettate e disegnate con quel che vi pare, basta che il prodotto finito venga tutto da una testa che sappia quel che sta facendo, altrimenti, non c’è programma 3D o matita Caran d’Ache che vi salvi dalla galera o dall’infamia nei secoli dei secoli, amen.

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