Missioni extraterrestri, la nuova tecnica per ricavare ossigeno dalla regolite supera un traguardo chiave
Un progetto della NASA che prima definivamo fantascienza adesso ha un futuro sempre più possibile e vicino. L'ente spaziale non è solo, ci sono altre realtà che collaborano.

L’uomo non sogna semplici passeggiate lunari come quella iconica degli anni Settanta ma vuole costruire veri e propri insediamenti sul satellite. Come si può fare senza ossigeno e piante? Le ricerche sono in corso e tra queste quella della NASA per estrarre ossigeno dalla regolite. Questo nome indica l’insieme eterogeneo di sedimenti e polvere che costituiscono il terreno lunare, quindi ciò che ci serve per respirare si ottiene dal suolo extraterrestre.
Nello specifico, la NASA sta testando una tecnologia che sfrutta la regolite per produrre ossigeno, estrarlo. Il progetto in corso si chiama CaRD, Carbothermal Reduction Demonstration, e sfrutta un concentratore solare per riscaldare la regolite. Al momento il processo, noto come riduzione carbotermica, è stato simulato in laboratorio. Il prototipo impiegato è già presente nelle industrie e ricava ossigeno dai minerali. Per la Luna sfrutterebbe un reattore di produzione di ossigeno e un concentratore solare.
Dal monossido di carbonio all’ossigeno, dall’anidride carbonica al metano: ecco come la tecnologia CaRD punta a rendere autonome le missioni spaziali sulla Luna e su Marte
Le aziende che hanno prodotto entrambi i modelli sono Sierra Space e Glenn Research Center. Ci sono anche degli specchi di precisione utili a proiettare dei raggi, realizzati da Composite Mirror Applications. Si uniscono i sistemi di avionica, i software e i sistemi di analisi dei gas gestiti dal Kennedy Space Center. La supervisione del progetto e lo sviluppo dei sistemi di supporto a terra sono a cura del Johnson Space Center.
Il team nei test ha combinato tutte le tecnologie appena elencate, soprattutto concentratore solare, specchi e software. Insieme hanno prodotto il monossido di carbonio da convertire in ossigeno. Questa tecnologia dovrà essere super collaudata nei tempi e nelle quantità perché dovrà garantire un flusso costante a astronauti e equipaggi. L’obiettivo è quello di rendere i rifornimenti tali da allungare il tempo delle missioni e rendere meno frequenti i rientri, parlando di stanziamenti fissi. Il sistema CaRD si può applicare anche per convertire l’anidride carbonica in ossigeno e metano, pensando non alla Luna ma a Marte, ancora più lontano e difficile come ambiente.
Si pensa di sfruttare il suolo del satellite o del pianeta di destinazione per rendere i viaggi spaziali più leggeri e sostenibili. Per lo studio delle risorse locali e interstellari si usa la sigla ISRU, In-Situ Resource Utilization. Abbiamo parlato di ossigeno, aria ma diventeranno importanti i test per l’approvvigionamento di acqua, cibo e materiali da costruzione.