Campo magnetico in evoluzione: perché potremmo aver sottostimato il numero di inversioni
Dal Cretaceo alle fluttuazioni geomagnetiche più recenti: i limiti dei dati geologici, le lacune nelle rocce e le sfide dei modelli avanzati nel ricostruire la storia profonda dello scudo terrestre.

Secondo studi recenti, il campo magnetico terrestre che ci protegge dalle tempeste solari e radioattive è mutevole. In 83 milioni di anni è cambiato numerose volte e in relazione alle tempeste geomagnetiche che subisce. Mancano dati su questo collegamento ma un team di scienziati ha pubblicato uno studio specifico su Geophysical Research Letters.
L’ultima inversione importante del nostro scudo radioattivo risale a 780.000 anni fa, con un’escursione più recente di 42.000 anni fa. Il campo magnetico è generato dalla forza magmatica presente nelle viscere della Terra, vicino al nucleo. Alcune solidificazioni geologiche sono il segnale di questa attività energetica e ad alta temperatura sotto il suolo. Gli scienziati si sono posti alcune domande specifiche, ad esempio sui poli che si invertono periodicamente.
C’è il cambiamento dell’Atlantico meridionale in atto, il suo allargamento segnala un campo magnetico più debole? Infine, esistono schemi temporali di inversione della polarità? Queste domande ci portano a comprendere che quando parliamo di tempi geologici di milioni di anni non parliamo di processi lontani ma in cui siamo immersi o che potrebbero ripetersi, senza che noi ce ne accorgiamo.
Nuovi modelli statistici rileggono 155 milioni di anni di storia terrestre e suggeriscono inversioni invisibili che potrebbero cambiare ciò che sappiamo sullo scudo magnetico
I dati che vi raccontiamo sono analizzati nel mondo da diverse università e geologi locali. La frequenza delle inversioni è diminuita costantemente da 155 milioni di anni fino a circa 120 milioni di anni fa. Primo periodo lunghissimo di tempo con fenomeni terrestri importanti, che hanno determinato anche il clima e condizioni di vita o adattabilità. Questo periodo ha avuto un seguito,40 milioni di anni successivi senza inversioni e coincide con il Cretaceo.
Arriviamo a noi partendo da 83 milioni di anni fa, ci sono state inversioni dei poli magnetici e la frequenza è aumentata gradualmente. Sono fluttuazioni molto ampie che i geofisici stanno trasformando in modelli di calcolo in questi anni. Le inversioni polari nostre sono più brevi e difficili da identificare. Dalle epoche precedenti è complicatissimo estrarre dati geologici per lacune significative. Si possono estrarre solo teorie e ricostruzioni sulla polarità geomagnetica passata.
L’Università di Tokyo, sotto la guida di Yutaka Yoshimura, ha utilizzato un modello statistico chiamato Adaptive-Bandwidth Kernel Density Estimation (AKDE). Un’analisi che riesce a identificare pattern, densità, dati irregolari, informazioni su inversioni di polarità stimate. Bisogna produrre strumenti più chiari e semplici dedicati al campo magnetico terrestre e sulle inversioni, lo scrivono gli stessi ricercatori: “I cali nella nostra analisi di frequenza basata su AKDE indicano che durante questi periodi si sono verificate inversioni non scoperte“.