Piano emissioni della Scozia: il Comitato britannico sui cambiamenti climatici avverte su rischi eccessivi
Una strategia che non va, criticata da ogni fronte. Che cosa significa fissare degli obiettivi sulle emissioni di CO2 e non rispettarle? Dal racconto all'analisi politica e ambientale.

Sul piano della Scozia per ridurre le emissioni climatiche corrono dei dubbi strategici ma l’impegno verso tale obiettivo è importante. Rientra nelle strategie politiche ambientali più grandi del Regno Unito. Nigel Topping è presidente del Comitato britannico sui cambiamenti climatici, il governo scozzese vuole raggiungere le zero emissioni nette entro il 2045 con un cammino dove non bisogna escludere luci e ombre lampeggianti. L’impegno intrapreso da novembre scorso rende orgoglioso il comitato.
Da Edimburgo, seguendo una pianificazione di lungo periodo precisa, si disegnano ogni anno nuovi obiettivi contro carbonio e CO2. Il comitato tiene conto anche dei fallimenti, la Scozia prima della nuova pianificazione non ha raggiunto otto dei 12 obiettivi precedenti. Si è dovuta abbandonare la strada verso il -75% di emissioni entro il 2030. Si è spostato l’anno di 15 date aumentando lo sforzo riduttivo ecologico.
Tutto quello che non funziona nel piano scozzese per il clima e la CO2, dalle percentuali mancate alle fonti di finanziamento strutturali che non si conoscono
Il Comitato britannico sui cambiamenti climatici si incontra ogni anno per pubblicare il rapporto dei 12 mesi trascorsi ed elencare gli obiettivi raggiunti. Per la prima volta si è scritto un piano fattivamente realizzabile nei tempi lunghi. La commissione stima il raggiungimento al 91% dei tagli di emissione previsti già entro il 2030. “Penso che l’anno scorso abbiamo fatto un grande passo avanti in termini di bilanci realisticamente realizzabili ora. Siamo davvero soddisfatti di questo. E poi c’è un piccolo cedimento, ci sono motivi di seria preoccupazione per il secondo e il terzo bilancio“, ha dichiarato Topping.
Gli impegni di decarbonizzazione e anti emissioni per il clima sono piani da proporre alle aziende, appuntamenti in agenda anche con altri stati e politiche internazionali. Sul carbonio fino al 2035, la Scozia ha piani ritenuti credibili fino al 64%, visti fino al 2040 abbassano la credibilità al 58%. Queste percentuali basse prevedono progressi nelle strategie di riscaldamento negli edifici, l’inserimento di pompe di calore, cattura e stoccaggio di carbonio e CO2 con nuove tecnologie.
Jamie Livingston è direttore di Oxfam Scotland e ha commentato anche lui negativamente il piano ambientale scozzese. Accusa il governo di affidarsi alla fantascienza, senza specificare da dove arriverà l’iniezione di denaro necessaria per raggiungere gli obiettivi prefissati.