Secondo Goldman Sachs l’impatto dell’AI sull’economia USA è stato “pari a zero”
Goldman Sachs: impatto AI “quasi nullo” sul PIL USA 2025. Solo lo 0,2% della crescita legato ai modelli linguistici. E si torna a parlare di una possibile bolla pronta a scoppiare.

L’intelligenza artificiale sta davvero trasformando l’economia americana o siamo di fronte a un entusiasmo eccessivo? Il dibattito si intensifica dopo che Goldman Sachs ha definito “praticamente nullo” l’impatto dell’AI sul PIL statunitense nel 2025.
Impatto economico limitato?
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, le tecnologie basate su large language model, chatbot e sistemi generativi non avrebbero contribuito in modo significativo alla crescita ufficiale del PIL USA, che lo scorso anno si è attestata al 2,2%. In altre parole, l’ondata AI non avrebbe ancora prodotto effetti macroeconomici misurabili.
Joseph Briggs, economista della banca d’investimento, ha avvertito che molte proiezioni sull’impatto economico dell’AI si basano su narrazioni ottimistiche che rischiano di “offuscare un’analisi più profonda delle tendenze sottostanti”. Una posizione condivisa anche da analisti di Morgan Stanley e JPMorgan Chase, secondo cui parte della crescita del settore tecnologico statunitense starebbe beneficiando indirettamente economie manifatturiere asiatiche.
Il punto centrale riguarda la filiera. I massicci piani di espansione dei data center annunciati da Amazon, Google e Microsoft richiederanno enormi quantità di hardware nei prossimi anni. Secondo alcune stime, circa tre quarti della spesa in conto capitale delle Big Tech potrebbe tradursi in crescita del PIL per Taiwan e altri hub asiatici della produzione di semiconduttori.
L’analista Joseph Politano ha quantificato il contributo dell’AI a circa lo 0,2% del 2,2% di crescita registrata nel 2025. Un dato significativo, ma lontano dalle aspettative di chi parla di rivoluzione economica immediata.
Rimane la paura di una bolla AI
Il tema della “bolla AI” torna così al centro del dibattito finanziario. Cresce il numero di investitori che teme una sopravvalutazione del settore, alimentata da aspettative difficili da tradurre in colossali e immediati aumenti di produttività.
Anche alcuni dirigenti aziendali hanno ammesso che l’intelligenza artificiale non è una bacchetta magica capace di moltiplicare immediatamente efficienza e output. Il consulente fiscale Joe Brusuelas ha sottolineato come stimare con precisione l’impatto economico dell’AI sia estremamente complesso e che i dati sul PIL 2025 potrebbero essere rivisti in futuro. Tutti stanno “cercando di scrutare attraverso la nebbia per capire cosa stia guidando la crescita”, ha affermato.
Sul piano politico, il tema si intreccia con la strategia industriale americana. Le amministrazioni USA hanno tentato di ridurre la dipendenza dai semiconduttori asiatici, con risultati finora limitati. Donald Trump ha sostenuto che gli investimenti nell’AI stanno sostenendo la crescita nazionale, mentre alcuni osservatori temono che regolamentazioni troppo rigide possano frenare questo potenziale motore economico.
Nel frattempo, il settore resta diviso tra chi vede nell’AI le fondamenta di una nuova rivoluzione tecnologica e chi teme effetti collaterali strutturali, come la sostituzione di lavoratori contribuenti con sistemi software che non alimentano direttamente l’economia fiscale.