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Alzheimer, una proteina nel sangue ne rivela la tempistica

In arrivo importanti novità su un prossimo test in grado di scrivere dieci anni prima l'orologio dei primi sintomi della malattia neurodegenerativa. Lo studio affianca altre ricerche sulla prevenzione.

Alzheimer, una proteina nel sangue ne rivela la tempistica

Crescono i test del sangue per predire il prima possibile la demenza. Un team americano ha pubblicato un articolo su Nature dedicato a un modello che calcola l’arrivo del deterioramento cognitivo attraverso l’accumulo di alcune proteine nel sangue. Il test è qualcosa di più preciso di una semplice diagnosi: con poche gocce di sangue permette di costruire una vera e propria cronologia dei primi sintomi, in particolare dell’Alzheimer.

Questa malattia ormai diffusa si basa sull’accumulo di proteine amiloidi e tau nel cervello. Sono tossiche ma il loro arrivo non avviene al momento dei primi sintomi dell’Alzheimer: si sono concentrate in alcune aree cerebrali decenni prima. Il team pronto a una rivoluzione importante per le cure neurodegenerative fa ricerca presso la Washington University School of Medicine di St. Louis.

Ha analizzato dati, esami del sangue e valutazioni cognitive di 603 adulti di età superiore o pari a 60 anni. Tutti hanno partecipato a un ampio studio sull’Alzheimer. La proteina p-tau217 era presente in quantità elevate nel sangue di ogni paziente. Il tasso di accumulo può variare da individuo a individuo e nel tempo può essere stabilizzato.

prelievo di sangue per la malattia di Alzheimer

Dalla scoperta ai limiti del nuovo test predittivo sull’Alzheimer: l’obiettivo dei ricercatori è azzerare il margine di errore fino quasi ad azzerarlo, condividere i dati ottenuti con altri studiosi

The Chosun Daily riporta diversi esempi: l’informazione importante è che questa proteina consente di comprendere quando e come arriveranno i primi sintomi di demenza, anche come crescerà, visto che contribuisce all’infiammazione neurocerebrale. Tra gli esempi riportati dai ricercatori, ci sono anche confronti tra cervelli anziani (dai 60 anni) e giovani (sopra i 30 anni). Il cervello di un ottantenne, specificano, può mostrare sintomi prima di un cervello giovane. Il margine di errore dei test del sangue per cercare la proteina tau è di 3-4 anni. Questo range è già un passo avanti ma per l’Alzheimer ci vogliono risultati più esatti e precisi.

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Suzanne Schindler del team ha spiegato: “Sono ancora necessari studi di follow-up per migliorare l’accuratezza“. Ha annunciato che la ricerca su altri partecipanti di diversa etnia sarà resa disponibile gratuitamente ad altri scienziati che stanno studiando o sviluppando altri metodi. Negli Stati Uniti si utilizzano già delle tecniche predittive, tra queste il test Lumipulse, sempre basato su proteine nel sangue e approvato dalla FDA l’anno scorso a maggio.

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