Neurobiologia quantistica, la ricerca che apre scenari terapeutici mai esplorati
Campi magnetici quasi impercettibili mostrano effetti reali sulle cellule, la scoperta apre strade terapeutiche non invasive e mirate, in più pone fine a un antico dibattito scientifico.

Travis Craddock è professore di biologia dell’Università di Waterloo e titolare della Cattedra di Ricerca Canadese in Neurobiologia Quantistica. Ha condotto uno studio innovativo sui campi magnetici molto deboli e con isotopi particolari. Possono influenzare il comportamento della tubulina, una proteina che forma microtubuli nel citoscheletro. I microtubuli sono, a loro volta, importante nella struttura e forma delle cellule. Condiziona il loro trasporto interno, la divisione cellulare e, in più, il corretto funzionamento dei neuroni.
Lo studio del dottor Craddock rimodula un’opinione scientifica sui fenomeni quantistici e i sistemi biologici, si pensava che i primi fossero troppo deboli per avere un’influenza effettiva. Gli esperimenti hanno dimostrato l’esistenza di un meccanismo di coppia radicale. Le proprietà magnetiche degli isotopi possono modificare la velocità con cui la tubulina si assembla. Travis Craddock parla di cambiamenti piccolissimi, a livello atomico, in grado di alterare la stabilità delle strutture cellulari.
Dalla destabilizzazione dei microtubuli alla loro ricostruzione: come la tubulina polimerizzata può intervenire sui meccanismi cellulari alla base delle patologie neurodegenerative
La ricerca sui campi magnetici deboli può dare risposte importanti alle malattie neurodegenerative, soprattutto Alzheimer e Parkinson. I microtubuli in queste patologia diventano instabili, di conseguenza i neuroni non funzionano più correttamente fino a morire. Una possibile via terapeutica è la stabilizzazione e polimerizzazione della tubulina per proteggere direttamente l’architettura interna delle cellule nervose.
Le applicazioni terapeutiche sono più che innovative, possono cambiare radicalmente la vita dei pazienti perché ridurrebbero i sintomi e interverrebbero sui meccanismi cellulari di base. I futuri trattamenti basati sulla tubulina polimerizzata sono di tipo non invasivo e basati su campi magnetici controllati e isotopi specifici. Riescono a rallentare e bloccare la progressione delle malattie neurodegenerative, intervenire sui disturbi legati al misfolding delle proteine.
Si sono ottenuti risultati in laboratorio sulle proteine isolate. Si vogliono testare sulle cellule cerebrali umane vive, anche perché i campi magnetici controllati e gli isotopi riescono a superare la barriera emato-encefalica che impedisce alle molecole terapeutiche di raggiungere gli obiettivi di cura nel cervello. Lo studio è stato pubblicato su Science Advances. “La nostra scoperta altera radicalmente il paradigma della biologia, dimostrando che i campi magnetici deboli e gli isotopi possono influenzare le strutture proteiche essenziali attraverso meccanismi quantistici“.