Protesi IA più naturali: la ricerca che rivela il ritmo perfetto per sentirle come proprie
Un modo nuovo per aiutare le persone private di arti o parti del corpo con le tecnologie più avanzate. Tutti i dettagli di una sperimentazione inedita.
Uno studio della Toyohashi University of Technology, pubblicato su Scientific Reports, ha individuato un fattore decisivo per il successo delle protesi robotiche basate sull’intelligenza artificiale: la velocità del movimento. Non conta solo che siano precise o potenti, ma che si muovano con un ritmo simile a quello di un arto umano. Da qui, lo spunto per una sperimentazione originale.
I ricercatori hanno utilizzato la realtà virtuale per simulare la sostituzione dell’avambraccio dei partecipanti con una protesi autonoma. Il braccio virtuale eseguiva un movimento di estensione verso un bersaglio a diverse velocità, da rapidissime (125 millisecondi) a molto lente (4 secondi). Dopo ogni prova venivano valutati senso di appartenenza al corpo, percezione di controllo, facilità d’uso e impressioni sociali come competenza o disagio.
Il risultato è stato netto: la condizione migliore si è verificata quando il movimento durava circa un secondo, cioè un tempo molto vicino a quello naturale umano. In questa situazione i partecipanti percepivano il braccio come parte del proprio corpo, dichiaravano maggiore controllo e lo consideravano più utilizzabile. Velocità troppo elevate o troppo ridotte producevano invece distacco, minore fiducia e maggiore scomodità. In particolare, i movimenti troppo rapidi aumentavano la sensazione di inquietudine.
La tempistica umana rende naturali protesi, arti robotici e wearable: integrazione mentale più forte con test sicuri in realtà virtuale. La scienza delle protesi con l’IA supera l’impossibile
Tradizionalmente la ricerca sulle protesi si è concentrata sulla risposta ai segnali biologici dell’utente, come elettromiografia ed elettroencefalografia. Con l’avanzare dell’IA, i nuovi dispositivi potranno muoversi in modo autonomo anticipando le azioni della persona. Questo rende fondamentale che il loro comportamento rispetti le aspettative del cervello umano.
Le implicazioni vanno oltre le protesi: anche esoscheletri, arti robotici aggiuntivi e robot indossabili potrebbero risultare più accettati se progettati con una “tempistica umana”. La realtà virtuale si conferma uno strumento chiave per testare queste tecnologie in sicurezza e studiare le reazioni psicologiche prima della diffusione reale. La ricerca ha dimostrato che l’uso prolungato delle protesi potrebbe aumentare ulteriormente la sensazione di integrazione tra corpo e macchina, rendendo naturali anche dispositivi molto avanzati.