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Demenza, uno studio riapre il dibattito: un semplice esercizio mentale mostra risultati promettenti

2800 pazienti di 65 anni o vicini a questa età hanno permesso di testare l'efficacia della prevenzione cognitiva. Vediamo i risultati raggiunti e cosa ha scoperto la scienza.

Demenza, uno studio riapre il dibattito: un semplice esercizio mentale mostra risultati promettenti

La demenza può essere tenuta lontana oppure essere attenuata in età avanzata con gli esercizi mentali. Ci sono molti dibattiti su questo argomento e lettere da parte di scienziati dal 2014 che parlano di prevenzione cognitiva. Per i più tecnologici, giovani e anche anziani con una buona confidenza con il digitale, esistono app e giochi utili allo scopo. Ci sono stati però pochi studi clinici sull’efficacia a lungo termine dell’esercizio mentale anti-demenza. Ed uno è stato condotto, randomizzato e durato decenni, ha coinvolto diversi partecipanti.

L’attività cognitiva un po’ come altre nostre capacità deve essere forte, resistente e veloce. Questi tre requisiti sono sempre diversi da persona a persona. Gli scienziati hanno sottoposto i pazienti a esercizi di velocità di elaborazione, computerizzati e a tempo. Hanno chiesto ai volontari di: individuare stimoli visivi velocemente, gestire più informazioni, mantenere l’attenzione sotto pressione e reagire rapidamente a segnali complessi. Le difficoltà aumentavano progressivamente.

anziani nella casa di ritiro di Saint-Vincent

Demenza, Alzheimer e malattie correlate possono essere condizioni scritte nel processo di invecchiamento, anche da fattori genetici: ecco perché il training con esercizi mentali viene comunque consigliato

Il training non ha solo lavorato sulla memoria o il ragionamento ma sulla capacità fisica neuronale, quella sconosciuta a molti. L’esperimento ha dimostrato che se l’allenamento viene svolto con continuità porta a dei risultati positivi. Il test clinico ha coinvolto 2800 persone con età pari o superiore ai 65 anni. Gli anziani sono stati reclutati a partire dalla fine degli anni Novanta, ai partecipanti è stato assegnato uno dei tre diversi allenamenti cerebrali in modo casuale.

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I ricercatori hanno pubblicato lo studio sulla rivista Alzheimer’s and Dementia: Translational Research & Clinical Research. Hanno dichiarato che nessun intervento di allenamento cognitivo ha dimostrato di ridurre il rischio di ADRD, sigla che sta per Alzheimer e demenze correlate. Quindi, la demenza si può tenere lontana, si possono mitigare alcuni effetti ma è anche una condizione strutturale e, spesso, genetica.

In più, l’allenamento cognitivo non tiene lontane malattie cerebrali importanti, come l’Alzheimer. Tuttavia, anche dove è compromessa la memoria, esercizi e terapie hanno benefici e, in più, distraggono il paziente da una condizione che può generare malessere, depressione, stati di ansia.

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