Depressione e salute delle ossa: la teoria dell’asse osso-cervello apre scenari inattesi
Un dialogo silenzioso e ancora sconosciuto dentro il corpo umano: tre ricercatori cinesi svelano la vitalità delle ossa e il loro ruolo importante per la salute cerebrale.

Osteoporosi e depressione sono collegate tra loro, parliamo di una malattia progressiva e invalidante delle ossa e di un disturbo dell’umore che può sorgere anche a causa di patologie gravi. Le ossa, secondo una nuova revisione di ricerche, possono inviare al cervello messaggi profondi. La teoria è di tre neurologi cinesi che hanno monitorato alcuni anziani per migliorare l’assistenza medica.
La revisione ha preso in esame l’asse osso-cervello sottovalutato nelle ricerche di collegamento tra scheletro e area cerebrale. L’osteoporosi è la condizione ossea invalidante più grave di tutte, viene definita un killer silenzioso anche per l’area neurologica. “L’asse osso-cervello rappresenta una rete fisiologica legittima. Le implicazioni cliniche sono sostanziali e immediate“, lo scrivono gli autori cinesi, tutti e tre di diverse realtà scientifiche. Pengpeng Li dell’Ospedale Aerospaziale di Xi’an, Yangyang Gao della Ningxia Medical University e Xudong Zhao della Jiangnan University.
Osteocalcina e osteopontina, che cosa sono e perché contano: un ormone e una proteina che negli anziani aiutano a spiegare il legame tra fragilità ossea e depressione
È importante studiare osteoporosi e depressione insieme, lo hanno fatto numerose ricerche. Sono due condizioni comuni negli anziani, i problemi scheletrici peggiorano la condizione neuropsichiatrica, sia per motivi strutturali che psicologici. L’osteoporosi causa la riduzione della massa ossea, gli anziani con questa condizione hanno livelli più elevati di depressione. Ci sono delle connessioni molecolari e cellulari riconosciute nelle due malattie, l’asse osso-cervello le collega tutte. Non è facile rilevarlo subito, perché c’è una contrapposizione forte.
Il cervello umano ha una consistenza molle, le ossa invece sono dure e dense, in più lo scheletro serve anche a contenere e sorreggere la testa e il suo complesso di organi. Le ossa, pur avendo una funzione legata alla loro rigidità, hanno delle attività, producono ormoni ad impatto sui diversi organi. L’osteocalcina viene rilasciata nel sangue, attraversa la barriera emato-encefalica e influisce sulle funzioni cognitive. L’osteocalcina è stata registrata sopra i livelli normali proprio nei pazienti anziani affetti da depressione.
Le ossa producono anche un antinfiammatorio per il cervello e il tessuto neurologico, si chiama osteopontina. Questo insieme di informazioni porta a invertire cause e conseguenze tra osteoporosi e depressione. Se si pensa che sia la malattia ossea a generare il disturbo dell’umore può essere vero anche il contrario. Depressione e iperattività cronica incidono sulla perdita di massa ossea e quindi sul rilascio degli ormoni descritti.