La Francia mette nel mirino le VPN: presto verranno vietate?
La Francia valuta il divieto dei social agli under 15 e apre al possibile giro di vite sulle VPN. Il dibattito riaccende i timori su privacy e controllo online.

La stretta francese sull’accesso dei minori ai social network potrebbe non fermarsi al semplice divieto per gli under 15. Mentre il governo di Francia porta avanti una proposta di legge che vieterebbe l’uso delle piattaforme social ai più giovani, nel dibattito politico iniziano a emergere ipotesi di ulteriori restrizioni. Tra queste c’è anche l’eventuale intervento sulle VPN, strumenti che potrebbero consentire ai minorenni di aggirare il blocco.
Nel mirino anche le VPN?
A sollevare il tema è stata Anne Le Hénanff, ministra delegata per l’Intelligenza artificiale e gli Affari digitali, intervenuta ai microfoni dell’emittente pubblica Franceinfo. Secondo Le Hénanff, se la nuova normativa riuscirà a proteggere “una larghissima maggioranza di bambini”, il passo successivo sarà affrontare il nodo delle VPN, considerate una potenziale scappatoia tecnica al divieto dei social.
Il ragionamento non è privo di precedenti. Nel Regno Unito, dopo l’introduzione di sistemi di verifica dell’età per accedere a determinati contenuti online, l’uso delle VPN ha registrato un aumento significativo, proprio perché permettono di mascherare posizione geografica e identità digitale.
Tuttavia, questi strumenti non servono solo a eludere restrizioni: sono anche una delle principali difese a disposizione degli utenti per tutelare la propria privacy online. Introdurre obblighi di verifica dell’età che prevedano l’invio di dati personali rischia quindi di svuotare di senso una parte rilevante della loro funzione.
Va sottolineato che il percorso legislativo francese è ancora in corso. L’Assemblea nazionale ha approvato la proposta con 116 voti favorevoli e 23 contrari, aprendo la strada al passaggio in Senato. Un singolo intervento pubblico non equivale a una decisione definitiva, ma segnala chiaramente la direzione verso cui guardano alcuni settori della maggioranza. Non a caso, le parole della ministra hanno suscitato reazioni critiche, con timori che misure pensate per proteggere i minori possano scivolare verso un controllo eccessivo dell’accesso alla rete.