Francia verso il divieto dei social under 15: stop anche ai cellulari nei licei
La Francia approva il divieto dei social ai minori di 15 anni e lo stop ai cellulari nei licei. Ora il testo passa al Senato.

Dopo l’Australia, anche la Francia accelera su una stretta senza precedenti sull’uso dei social da parte dei minori. L’Assemblea Nazionale ha approvato a larga maggioranza un disegno di legge che vieta l’accesso alle piattaforme social ai ragazzi sotto i 15 anni e introduce un bando totale dei telefoni cellulari nelle scuole superiori. Il testo dovrà ora passare al Senato prima di essere firmato dal presidente Emmanuel Macron.
Un passo fondamentale per il benessere dei minori?
Il voto, arrivato nella notte di lunedì con 130 favorevoli e 21 contrari, ha segnato un raro momento di unità bipartisan in un Parlamento profondamente frammentato. La quasi totalità dei principali gruppi politici ha sostenuto il provvedimento, indicandolo come lo strumento più efficace per contrastare cyberbullismo, dipendenze digitali e l’esposizione dei più giovani a contenuti inappropriati. Un consenso che riflette una crescente preoccupazione trasversale sul rapporto tra adolescenti e piattaforme online.
Macron, che ha promosso attivamente la legge, ha definito il voto un “passo fondamentale” per la sicurezza digitale e il benessere mentale dei bambini. Intervenendo in televisione, ha invitato i senatori ad accelerare l’iter legislativo, sostenendo che “le emozioni dei nostri bambini e adolescenti non sono in vendita né devono essere manipolate” da grandi gruppi tecnologici stranieri. Il presidente ha richiamato le raccomandazioni della comunità scientifica, secondo cui ridurre il tempo davanti agli schermi sotto i 15 anni è cruciale per lo sviluppo emotivo, aggiungendo che la maggioranza dei cittadini sarebbe favorevole a limiti più severi.
Il testo prevede che, se approvato anche dal Senato, il divieto entri in vigore già dal prossimo anno scolastico, a settembre. L’impatto potrebbe andare ben oltre i confini francesi. In diversi Paesi dell’Unione Europea, tra cui Germania, Danimarca, Spagna e Italia, sono infatti in corso discussioni simili, con l’ipotesi di restrizioni coordinate sull’uso dei social da parte dei minori.
Il riferimento esplicito è all’Australia, che lo scorso mese è diventata la prima democrazia occidentale a imporre un’età minima obbligatoria di 16 anni per aprire e gestire account social. La legge australiana, applicata a piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube e X, ha prodotto effetti immediati: nei primi giorni sono stati disattivati milioni di account riconducibili a minori, accompagnati dalla minaccia di sanzioni fino a 32 milioni di euro per le aziende inadempienti.
Parallelamente, le grandi aziende tech affrontano sfide senza precedenti anche in casa, negli USA, dove sono citate in giudizio proprio con l’accusa di aver reso i loro prodotti nocivi e altamente in grado di creare dipendenza, come le sigarette.