La ricerca identifica disturbi respiratori precoci nei neonati
Una deformazione grave rende la vita difficile fin dai primi giorni dalla nascita, impedisce di respirare e dormire, negando sogni e infanzia. Arrivano le prime terapie sperimentali.

Il mielomeningocele è la forma più grave di spina bifida, una malformazione congenita del midollo spinale. Si associa a idrocefalo e difficoltà cognitive croniche. È stato pubblicato su Pediatrics uno studio multicentrico dedicato ai disturbi respiratori nel sonno e nei neonati affetti dalla malattia descritta. La ricerca è stata condotta da studiosi della Washington University School of Medicine di St. Louis e della Michigan Medicine.
Con il mielomeningocele i disturbi del sonno sono frequenti, come quelli respiratori. Iniziano fin dai primi mesi di vita, più della metà dei neonati sottoposti a intervento chirurgico presentano nel sonno respirazione disordinata. I medici hanno voluto approfondire questa condizione, spesso senza sintomi oppure mal diagnosticata.
Due dottoresse, autrici dello studio, hanno dichiarato: “La stragrande maggioranza di questi neonati con problemi respiratori sarebbe passata completamente inosservata senza gli studi approfonditi sul sonno condotti dai nostri team di ricerca multidisciplinari prima delle dimissioni dall’ospedale. Questa ricerca dimostra come l’unione di competenze provenienti da diverse specializzazioni possa identificare opportunità cruciali ma in precedenza trascurate per migliorare i risultati per i neonati vulnerabili“. Queste parole sono di Renée Shellhaas, professoressa di neurologia David T. Blasingame.
I neonati affetti da mielomeningocele soffrono di due tipi di apnea notturna che possono peggiorare il neurosviluppo, lo screening neonatale è il primo passo per cercare soluzioni di lungo periodo
I ricercatori hanno analizzato 173 neonati operati, hanno monitorato respirazione, attività cerebrale, attività muscolare e frequenza cardiaca. Nei neonati sono stati riscontrati due tipi di apnea notturna: ostruttiva e centrale. Il sonno viene interrotto a causa di riduzioni intermittenti di ossigeno.
Queste alterazioni hanno nel tempo effetti cumulativi negativi sull’attenzione, sulle funzioni esecutive e sullo sviluppo cognitivo. Si può intervenire precocemente, dice lo studio, attraverso lo screening sistematico nei neonati ad alto rischio. Questo strumento permette di individuare disturbi respiratori prima che diventino ad effetti cronici, soprattutto nei bambini nati pretermine.
Diagnosi e trattamento precoci possono migliorare il neurosviluppo, la qualità di vita e aiutare non solo i bambini con mielomeningocele ma anche le loro famiglie. La ricerca è ancora in corso, i partecipanti saranno monitorati fino ai due anni di vita per valutare gli effetti dei primi interventi.