SPHEREx in azione: primi scatti dal nuovo telescopio spaziale della NASA
Scattate le prime immagini cosmiche dal nuovo telescopio spaziale SPHERE della NASA. Il team di ricercatori ha trovato una soluzione geniale grazie a questi nuovi strumenti.

Il telescopio spaziale James Webb in qualche modo sta rivoluzionando l’astronomia, perché pare sia in grado di andare a studiare le lunghezze d’onda che si trovano nascoste nella regione infrarossa dello spettro elettromagnetico.
Proprio lo scorso 1° aprile, la NASA ha fatto un annuncio molto importante ovvero ha annunciato il suo nuovissimo telescopio spaziale e infrarossi, chiamato SPHEREX che finalmente ha permesso di vedere qualcosa che fino ad ora non si era mai visto nello spazio. Questo strumento ha permesso di constatare che tutti i sistemi della navicella spaziale stanno funzionando in modo perfetto e come previsto dai ricercatori.

Immagini del nuovo telescopio SPHEREx della NASA: ecco qual è la sua finalità
“Sulla base delle immagini che stiamo vedendo, ora possiamo dire che il team degli strumenti ha fatto centro”, ha affermato Jamie Bock, il ricercatore principale di SPHERE, presso il Caltech e il Jet Propulsion Laboratory della NASA in California. Il telescopio si chiama SPHEREx, il cui nome sta per Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization e Ices Explorer. Questo lavora con lunghezze d’onda infrarosse, e questo vuol dire che va a scrutare con attenzione attraverso strati di polvere cosmica e va nel contempo a sondare delle parti molto distanti dell’universo che altri strumenti a luce visibile non possono.
La finalità di SPHEREx sarebbe la medesima, ovvero andare a mappare tutto quello che circonda la stella. “L’intero campo visivo di SPHEREx si estende sulle tre immagini in alto; la stessa area del cielo è catturata anche nelle tre immagini in basso“. Queste ancora le parole che si possono leggere nella dichiarazione rilasciata dagli esperti.
Ogni rilevatore sarebbe responsabile della scoperta di informazioni in 17 bande di lunghezza d’onda uniche. Questo strumento si rivela essere molto importante perché è in grado di studiare l’universo in ben 102 bande. In ognuna di queste sei immagini di prova, ci sono circa 100.000 fonti astronomiche.


