Negli ultimi 30 anni, la quantità di acqua disponibile in Italia è diminuita del 20% rispetto alla media del periodo 1921-1950. Si prevede che entro il 2050, la carenza idrica possa aumentare fino al 40%. Come affrontare questa sfida senza precedenti?

Il biennio 2021-2022 è stato disastroso per l’Italia colpita dalla siccità, che si preannuncia ancora peggiore per il 2023. La carenza d’acqua si fa già sentire all’inizio della primavera, e molti fiumi e torrenti, soprattutto nel Nord-Ovest, sono a livelli minimi o in secca. Questo ha effetti negativi su tutta la società, dai cittadini alle industrie fino all’agricoltura.

Il primo panel tematico dell’Agrifood Forum 2023, il grande evento digitale organizzato da Rinnovabili.it che si è tenuto oggi, 28 marzo, ha affrontato gli effetti della siccità in agricoltura e come rispondere a questa sfida ormai strutturale, dal titolo “Il valore dell’acqua”.

La siccità non è più un’eccezione, ma una nuova normalità in Italia, che nel 2022 è stata 1,15°C più calda della media degli ultimi 30 anni, circa 3,5°C in più della temperatura media dell’epoca pre-industriale. Questo è un chiaro segnale dei cambiamenti climatici che richiedono una modifica dell’organizzazione del paese.

La disponibilità idrica è un dato che conferma la situazione. Negli ultimi 30 anni, la quantità di acqua disponibile in Italia è diminuita del 20% rispetto alla media del periodo 1921-1950. Si prevede che entro il 2050, la carenza idrica possa aumentare fino al 40%. Questo quadro è particolarmente sfidante per l’agricoltura italiana, dato che l’84% delle produzioni agroalimentari italiane richiedono acqua e un ettaro di terreno irrigato produce il 30% in più di un ettaro non irrigato.

L’evento ha proposto diverse soluzioni per rispondere alla siccità in agricoltura, tra cui la gestione industriale dell’infrastruttura idrica, la manutenzione straordinaria, il miglioramento della governance dei distretti idrografici e soprattutto il riutilizzo dell’acqua. Il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini, ha sottolineato l’importanza di rafforzare le gestioni industriali dell’acqua per aumentare gli investimenti, che sono più bassi quando le gestioni sono frammentate o in mano ai Comuni. In Europa, la media degli investimenti è superiore a 80 euro, mentre in Italia è di soli 8 euro per abitante in caso di gestione comunale.