Il pesticida maggiormente presente è l’Acetamiprid, seguito da Boscalid, Fluidoxonil, Azoxystrobina, Tubeconazolo e Fluopyram. Sono aumentati i campioni di frutta e verdura, dove sono stati trovati pesticidi. Al centro dell’indagine, 4.313 campioni di alimenti di origine vegetale e animale. Solo il 54,8% del totale risulta senza residui di pesticidi, contro il 63% dell’anno precedente.

La frutta è la più colpita con oltre il 70,3% dei campioni analizzati. L’uva da tavola con l’88,3% di campioni che presentano almeno un pesticida, e le pere al 91,6% e 22 diverse categorie di fitofarmaci rilevate. Sul fronte verdura (il 65,5% di campioni esaminati) i più colpiti sono i peperoni con 38 categorie di fitofarmaci diverse. Seguono i pomodori con il 55% di campioni. 

Tra i fitofarmaci c’è il Glisofato, l’erbicida più presente nei campioni dei prodotti trasformati. Tra questi rientra anche il miele, nel 67,5% dei casi non sono stati riscontrati residui. Presenti, inoltre, due neonicotinoidi. Il Thiacloprid (revocato dal mercato) e l’Acetamiprid con pesanti ripercussioni sulla salute delle api. L’Ue ha richiesto di raggiungere un taglio dell’uso del 62% dei pesticidi entro il 2030.

 

I dati sul biologico fanno ben capire come la mancata transizione possa influire negativamente anche sulle buone pratiche: serve andare nella direzione contraria, verso una piena rivoluzione green dal campo alla tavola, a partire dall’approvazione del nuovo Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. L’ultima stesura risale al 2014, la scadenza al 2019. Dunque è urgente risolvere anche questo nodo.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente