Questa nuova ricerca fornisce indicazioni sul ruolo delle cellule T killer (il linfocita T, della famiglia dei globuli bianchi, la cui funzione è eliminare virus, batteri e altri agenti patogeni nell’organismo) nella leucemia e nelle malattie autoimmuni. In precedenza, gli scienziati avevano notato che i pazienti affetti da leucemia avevano anche la probabilità di sviluppare una malattia autoimmune (che si verifica quando il sistema immunitario attacca le cellule dell’organismo, scambiandole per cellule nocive o estranee). La ricerca su questo legame ha rivelato che le cellule immunitarie, i linfociti T killer, svolgono un ruolo fondamentale.

Secondo il nuovo studio del Garvan Institute of Medical Research, le varianti geniche associate alla leucemia possono produrre cellule immunitarie T killer “anomale” che causano malattie autoimmuni.

I ricercatori hanno scoperto che le variazioni che interessano la proteina STAT3, che controlla la crescita dei linfociti T killer durante patologie quali la leucemia e altre malattie autoimmuni (ad esempio l’artrite reumatoide, la sclerosi mutipla, morbo di Hsshimoto, Lupus) può trasformare i linfociti T in cellule anomale e pericolose.

“La nostra ricerca restringe anche alcuni percorsi che potrebbero essere utili per indirizzare queste cellule per futuri trattamenti“, afferma Etienne Masle-Farquhar, dei laboratori di immunogenica e medicina genomica di Garvan.

“Sapevamo che le persone affette da varie malattie autoimmuni acquisiscono nel tempo queste cellule T killer anomale, ma anche che l’infiammazione può far proliferare le cellule immunitarie e sviluppare mutazioni. Abbiamo voluto scoprire se le cellule T anomale fossero la causa di queste condizioni autoimmuni o semplicemente associate ad esse”, spiega Masle-Farquhar. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato nuovi metodi di screening ad alta risoluzione per esaminare il sangue di bambini con rare malattie autoimmuni ereditarie.

Il team ha scoperto che se queste proteine sono alterate, possono causare una crescita incontrollata delle cellule T killer, con conseguente ingrossamento delle stesse. Inoltre, un dato significativo che è emerso è che anche solo l’1-2% dei linfociti T di una persona potrebbe causare una malattia autoimmune.

“Non è mai stato chiaro quale sia il legame tra leucemia e malattia autoimmune: se la proteina STAT3 alterata sia alla base della malattia o se le cellule leucemiche si dividano e acquisiscano questa mutazione come prodotto secondario, il lavoro di Masle-Farquhar è riuscito a risolvere questo enigma”, afferma il professor Chris Goodnow, responsabile del Laboratorio di Immunogenomica  “Questo ci permette di capire dove potremmo fare meglio per fermare queste malattie, che a volte sono pericolose per la vita”, conclude il professore.

La ricerca del team potrebbe contribuire allo sviluppo di tecnologie di screening che i medici potrebbero utilizzare per sequenziare il genoma completo di ogni cellula in un campione di sangue, per identificare quali cellule potrebbero essere pericolose e causare malattie. Sono necessari ulteriori studi per determinare se le cellule T killer anomale sono coinvolte in tutte le malattie autoimmuni e quale percentuale di persone affette da artrite reumatoide e altre patologie autoimmuni presenta cellule anomale e variazioni della proteina STAT3.