Perquisizioni a tappeto su tutto il territorio nazionale, oltre 22 province coinvolte, 70 indagati e un business da 30 milioni di euro che coinvolgeva oltre 900.000 clienti. Sono questi i numeri dell’operazione Gotha, la più grande operazione contro la pirateria informatica della storia del nostro Paese.

I membri della presunta associazione criminale si auto-definivano ‘la mafia del Pezzotto‘, il nomignolo affibbiato in ambito giornalistico al decoder pirata per guardare i contenuti della PPV (da Sky a Dazn) ad un prezzo irrisorio. “C’è un boss e cinque capi decine”, si legge nella trascrizione delle intercettazioni contro due degli iscritti al registro degli indagati.

Ancona, Avellino, Bari, Benevento, Bologna, Brescia, Catania, Cosenza, Fermo, Messina, Napoli, Novara, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Siracusa, Trapani, L’Aquila e Taranto. È questa la lista parziale delle province coinvolte dall’operazione delle fiamme gialle.

E la pirateria era solo la punta dell’iceberg. Agli indagati vengono contestati una pluralità di reati eterogenei: riciclaggio, trasferimento fraudolento di beni, sostituzione di persona, truffa, ricettazione, spaccio di sostanza stupefacente e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

Anche quest’operazione parte da Telegram, che da diversi anni è la piattaforma di riferimento del sottobosco criminale (al netto della maggior parte degli utenti che la utilizzano per scopi legittimi, chiaramente). L’organizzazione gestiva una pluralità di canali, con tanto di listino prezzi per accedere ai contenuti illegali. Sono 900.000 gli utenti che risultavano iscritti ai gruppi e canali Telegram utilizzati per vendere e trasmettere illegalmente le partite e i film. Le autorità hanno da tempo iniziato ad usare il pungo di ferro anche contro i clienti. Quei 900.000 potenziali clienti ora rischiano a loro volta di essere iscritti al registro degli indagati.

Ciliegina sulla torta: a fronte di un business malavitoso multi-milionario, i boss della mafia del Pezzotto risultavano tutti nullatenenti. Non versavano una lira al fisco, ma in compenso ricevevano i soldi dei contribuenti. Eh già, perché più di qualcuno risultava percettore del reddito di cittadinanza.