La professione di content creators verrà riconosciuta dallo Stato italiano
Dopo oltre un decennio dallo scoppio del fenomeno degli youtuber, per la prima volta lo Stato italiano si è impegnato a riconoscere la figura del content creator.

C’è voluto oltre un decennio dallo scoppio del fenomeno degli youtuber, degli influencer e degli streamer. Eppure eccoci qua: dopo aver sottoposto gli appartenenti alla categoria a mille peripezie e un calvario costituito da diversi ostacoli di natura legale, burocratica e fiscale, finalmente lo Stato italiano si sta premurando di riconoscere la figura professionale del content creator.
Il testo finale del ddl Concorrenza apre finalmente le porte ad un processo di regolamentazione del settore. Un processo, a scanso di equivoci, che deve ancora iniziare e che si preannuncia già come molto lungo e complesso. Ma è un primo passo e anche per questo i tanti influencer italiani hanno di che festeggiare.
Il ddl Concorrenza si limita a menzionare – per la prima volta in una legge italiana – la figura professionale del content creator – anche definito ‘creatore di contenuti digitali‘ -, rimandando poi ad un secondo momento l’inquadramento legale di questa figura, oltre che la creazione di dei meccanismi di risoluzione delle controversie trai creatori e le piattaforme che ospitano i loro contenuti. Il testo si mantiene su toni vaghi, ma ci sembra evidente che il legislatore intenda tutelare gli influencer, ad esempio nel caso di sospensioni arbitrarie e non giustificate dei loro account — che oggi vengono decise in modo unilaterale dalle piattaforme, senza grosse possibilità di appello.
Entrando nello specifico del testo, al comma 1 dell’articolo 28, il ddl Concorrenza fissa l’esigenza di «l-bis) individuazione di specifiche categorie di controlli per i creatori di contenuti digitali, tenendo conto dell’attività economica svolta; l-ter) previsione di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie tra creatori di contenuti digitali e relative piattaforme».