Il primo arresto per insider trading nel settore delle criptovalute

2 settimane fa

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Giovedì un ex manager di Coinbase Global Inc., uno dei più importanti exchange di criptovalute al mondo, è stato formalmente accusato di frode in quello che è stato definito il primo caso di insider trading che vede coinvolte le criptovalute. Non azioni di società quotate in borsa né altri prodotti finanziari tradizionali, bensì un prodotto non regolamentato.

In più occasioni le criptovalute hanno messo in difficoltà le autorità americane (e non solo), dal momento che non era chiaro come ci si dovesse comportare davanti ad alcune pratiche palesemente fraudolente o, comunque, contrarie agli interessi degli investitori. Giovedì è arrivata una prima risposta.

«Con queste accuse vogliamo dare un messaggio molto chiaro: la truffa è truffa, e non è importante se venga commessa sulla blockchain o a Wall Street», ha dichiarato Damian Williams, il pubblico ministero incaricato di rappresentare l’accusa durante il processo. «Il Web3.0 non è una terra senza leggi».

Secondo il governo degli Stati Uniti, l’ex dipendente di Coinbase Ishan Wahi e due suoi associati – il fratello Nikhil Wahi e l’amico Sameer Ramani – avrebbero guadagnato illecitamente 1,5 milioni di dollari. I due fratelli sono già stati arrestati, in attesa di andare a processo, mentre Sameer Ramani attualmente non risulta reperibile (forse perché ha già lasciato gli Stati Uniti).

Anche Ishan Wahi aveva tentato di abbandonare il paese per evitare il processo. Lo scorso 11 maggio il management aveva convocato Wahi nella sede principale di Coinbase. Sospettando (correttamente) di essere stato scoperto, Ramani non si è mai presentato a quell’incontro con i suoi capi. Il giorno stesso in cui gli era stato intimato di presentarsi in ufficio, Ishan Wahi aveva acquistato un biglietto di sola andata per l’India. L’ex manager dell’exchange è stato fermato dalla polizia mentre si trovava in aeroporto.

Come si intende con insider trading quando si parla di criptovalute?

La storia è questa: alcuni mesi fa un grosso account di Twitter e alcuni analisti si erano accorti che qualcuno aveva puntato un’enorme quantità di soldi su alcune criptovalute semi-sconosciute, solamente pochi giorni (e in alcuni casi poche ore) prima che Coinbase annunciasse di averle inserite nella lista di asset acquistabili attraverso la sua piattaforma. Una coincidenza troppo sfacciata per poter parlare di fortuna senza peccare di colpevole ingenuità.

Ciclicamente Coinbase inserisce nel suo listino molte criptovalute e token minori. Progetti spesso ancora sconosciuti al grande pubblico, ma sufficientemente maturi e affidabili da poter essere scambiati assieme a token e criptovalute di lungo corso.

Spesso quando Coinbase annuncia l’imminente inserimento di una nuova criptovaluta nell’enorme catalogo di asset acquistabili e scambiabili attraverso il suo exchange, quella criptovaluta acquista immediatamente l’attenzione degli investitori, aumentando estremamente il suo valore. Sapere in anticipo quali criptovalute minori verranno scambiate in futuro su Coinbase offre, pertanto, un enorme vantaggio su tutti gli altri investitori.

Ed è proprio di questo che è stato accusato l’ex manager di Coinbase. Ishan Wahi faveva parte di una chat aziendale privata, dove puntualmente veniva discussa e decisa la calendarizzazione dei nuovi asset da inserire nel listino di Coinbase. Ishan Wahi avrebbe utilizzato queste informazioni confidenziali per arricchirsi. Secondo l’accusa, Wahi avrebbe replicato questo schema in almeno 14 occasioni.

Nel mondo delle azioni utilizzare informazioni privilegiate e non note al pubblico per trarne un guadagno è illegale e chi lo fa rischia, a seconda dell’ordinamento, oltre a multe salate e anche il carcere. Ma come ci si comporta quando l’insider trading riguarda un prodotto non regolamentato come le criptovalute?

Il caso avrà ripercussioni importanti

Parallelamente alle accuse mosse dal dipartimento di giustizia, la SEC ha avviato un procedimento a parte contro i tre. Ma il dato interessante è un altro: la SEC ha classificato nove dei venticinque token oggetto delle attività di insider trading come securities. Ossia come prodotti finanziari tradizionali che in quanto tali devono essere assoggettati alle regole normalmente applicate alla finanza.

I token classificati come securities sono Powerledger (POWR), Kromatika (KROM), DFX Finance (DFX), Amp (AMP), Rally (RLY), Rari Governance Token (RGT), DerivaDAO (DDX), LCX e XYO.

Coinbase ha definito la decisione della SEC «una sfortunata distrazione» rispetto al processo contro le tre persone accusate di insider trading. Anche Caroline Pham, che è una dei cinque membri della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), ha manifestato una certa preoccupazione per la decisione della SEC di considerare alcune criptovalute prodotti finanziari tradizionali, sostenendo che questa scelta potrebbe avere «gravi ripercussioni» su tutto il settore delle criptovalute. Durante una recente intervista, la Pham ha anche aggiunto che al fine dell’indagine non è fondamentale classificare i token coinvolti alla stregua di securities, perché «esistono delle regole comuni che si applicano a tutti i prodotti» (incluse le criptovalute), ossia «non mentire, non imbrogliare e non rubare».

La Pham ha criticato la decisione della SEC, sostenendo che si tratti di un tentativo di regolamentare il settore non attraverso le leggi – che in quanto tale sono sottoposte ad un processo «trasparente che coinvolge il pubblico» – ma attraverso i procedimenti giudiziari.

La soffiata dell’influencer

Curiosamente, come abbiamo scritto poco sopra questa storia è venuta a galla quasi esclusivamente grazie alla denuncia di un grosso utente di Twitter: Cobie, che sul social ha oltre 700mila follower. Cobie è quello che in gergo viene chiamato un crypto influencer, ossia un content creator che parla prevalentemente di criptovalute ed è quindi in grado di avere una grossa influenza sul mondo di appassionati ed investitori.

«Ho trovato un indirizzo ETH che ha acquistato centinaia di migliaia di dollari in token menzionati sul Coinbase Asset Listing circa 24 ore prima che venisse pubblicato. ROFL», si legge su un suo post pubblicato ad aprile del 2022. Anche se all’epoca non lo si poteva immaginare, chiaramente il wallet Ethereum menzionato da Cobie era uno di quelli utilizzati dai fratelli Wahi.

Dopo le sollecitazioni di diversi altri utenti, Coinbase aveva risposto a quel tweet annunciando che l’azienda avrebbe indagato sull’accaduto.

Recentemente, Cobie ha aggiunto di aver più e più volte segnalato che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato e sospetto sulle modalità scelte da Coinbase per annunciare l’inserimento di nuovi asset nel suo exchange. L’influencer ha accusato Coinbase di volersi prendere il merito di aver assicurato alla giustizia l’ex manager, aggiungendo che la frode è stata facilitata dalla negligenza dell’exchange.

 

 

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