Il team e il cast presentano Bang Bang Baby: “Una cosa mai fatta prima d’ora.”

2 mesi fa

13 minuti

Bang Bang Baby

È finalmente in arrivo su Amazon Prime Video l’attesissima Bang Bang Baby, la nuova serie Original tutta italiana, presentata al colosso americano tempo fa e annunciata da prima dell’inizio della pandemia da COVID-19.Un prodotto che ha fatto molto parlare di sé per la volontà, da parte dei creatori, di conferirgli prima di tutto un carattere moderno ed internazionale. Voci confermate dal momento del rilascio del primo teaser, il quale ha messo in luce un lavoro dai caratteri inediti per il panorama nostrano, pur non perdendo assolutamente le origini italiane della storia.

Tratto dalla storia vera di Marisa Merico, arrivata alla ribalta con pubblicazione dell’autobiografia Mafia Princess (titolo internazionale), da noi L’intoccabile, la serie parla di Alice, una adolescente della Milano degli anni ’80, che dopo aver scoperto la verità dietro la bugia materna riguardante la presunta morte del padre Santo, decide di mettersi alla ricerca dell’uomo. Nel farlo la ragazza entrerà in contatto con la parte della famiglia paterna, affiliata alla ‘ndrangheta calabrese, scoprendo un lato di sé che le è stato tenuto nascosto per più di dieci anni.

Dietro a Bang Bang Baby ci sono i nomi altisonanti di The Apartment Wildeside, entrambe società del gruppo Fremantle, e tra il team tecnico troviamo Andrea Di Stefano (Escobar e The Informer), creatore della serie, che l’ha scritta insieme agli sceneggiatori Valentina Gaddi e Sebastiano Melloni, e un trio di registi di primo livello composto da Michele Alhaique (alla direzione di 6 episodi su 10), anche supervisore tecnico, Giuseppe Bonito e Margherita Ferri.

Un altro dei motivi di interesse era il mix di attori, tra profili affermati, come lo sono Adriano Giannini, Lucia Mascino, Dora Romano e Antonio Gerardi, e altri meno conosciuti, tra cui la protagonista semidebuttante sullo schermo, Arianna Becheroni.

Siamo stati alla conferenza stampa di presentazione a Roma, dove sono intervenuti i produttori, tutto il cast principale e Alhaique, in qualità di supervisore tecnico del progetto e regista principale (6 episodi su 10 totali).

Bang Bang Baby arriva su Prime Video il 28 aprile con i primi 5 episodi, i restanti invece saranno rilasciati il 19 maggio.

La conferenza stampa di presentazione di Bang Bang Baby

Questo progetto è stato uno dei primi ad essere sottoposti ad Amazon Studios, addirittura prima dell’arrivo mio e del mio team. Lorenzo Mieli andò da Georgia Brown, che è la Direttrice degli Originals Europei e portò questo pitch di cui si innamorò all’istante.

Così introduce Bang Bang Baby, Nicole Morganti, Head of Italian Originals di Amazon Studios, alle cui dichiarazioni fanno da completamento quelle di Lorenzo Mieli, Presidente di Fremantle e CEO di The Apartment Pictures.

C’eravamo imbattuti in una storia vera, quella di Marisa Merico, che, dal nostro punto di vista, forniva una possibilità veramente interessante: raccontare una storia di formazione, o coming of age, di un personaggio adolescente femminile all’interno di un contesto, ovviamente più che disfunzionale, di una famiglia criminale nella Milano degli anni ’80.

Questo era già di per sé un interessantissimo spunto, ma ci interessava anche, dal punto di vista dello stile, del tono e delle modalità del racconto, cercare di trovare una chiave che ci permettesse con il tempo, grazie alla scrittura, al lavoro di Andrea (Di Stefano), della scrittura e alla fine da Michele (Alhaique), di entrare nella testa di una ragazzina di quell’epoca.

Raccontare la storia dal quel punto di vista, in modo che l’immaginario pop di un adolescente potesse diventare una forma narrativa senza però risultare, alla fine, un mero e pretestuoso gioco di stile, ma, al contrario, prendesse la forma di un vero livello emotivo del racconto. La genesi  di un lavoro che si è rivelato lungo e complesso, soprattutto perché il genere scelto non è propriamente il nostro: non ci sono punti di riferimento italiani.

Questo è ciò di cui oggi, da produttore, posso dire di andare più fiero perché la serie è, di fatto, un prototipo di una cosa che prima non esisteva, dove si possono trovare mille influssi. Riuscire a fare “Sposerò Simon Lebon” nel mondo della criminalità organizzata degli anni ’80 è una cosa che quando ce la siamo detta non avevamo idea di come sarebbe uscita.

La stampa ha quindi incalzato i due produttori, cercando di sviscerare il più possibile il percorso di una produzione così inedita per il nostro panorama, compresa la motivazione dietro la scelta di Amazon di assecondarla, e, in secondo luogo, la relazione con il fatto di cronaca da cui trae spunto la storia.

Sulla prima curiosità è intervenuta ancora la Morganti:

L’abbiamo presentata due anni fa, c’era anche Davide Nardini all’epoca, che ha seguito il progetto per Amazon insieme ad Anna Fassarini, e devo dire che nello slate di Amazon Studios siamo estremamente fieri di questo progetto perché rappresenta in pieno la linea editoriale dettata dalla commistione di generi, dalla ricerca della novità, di ricerca del prodotto unico, oltre al discorso, per noi fondamentale, della casa dei talenti, questa Home for Talent.

Il nostro impegno sta non solo nel dare visibilità a talenti affermati, ma anche a talenti emergenti e questo è un discorso che vale sia per chi sta davanti alla telecamere sia per chi sta dietro. Si tratta di un aspetto molto importante. In questo progetto ci sono tutti questi valori e tutto ciò che cerchiamo di fare da quando siamo partiti con le produzioni italiane.

Inoltre questo progetto è sostenuto molto importante a livello globale proprio perché ha un appeal internazionale e ha un production value incredibile che dimostra come noi non siamo solo dei creativi, ma anche degli esecutori.

Alla seconda ha invece risposto Mieli:

Sorprendentemente è rimasto tanto del fatto di cronaca, nonostante sia stato fatto un lavoro di liberissima ispirazione.

La storia in cui ci imbattemmo è la storia di una ragazza degli anni ’80 cresciuta da una madre single, in quel caso in Inghilterra, che ha scoperto in tarda adolescenza che suo padre non era morto o sparito come le era stato detto, ma era membro di una famiglia della ‘ndrangheta calabrese a Milano, governata da una capa donna. Il tentativo di conoscere chi fosse e da dove venisse la portò ad avvicinarsi alla famiglia e divenne alla fine una criminale.

Da quello siamo partiti e quello che ci interessava era provare ad immaginare cosa quella ragazza fosse disposta a fare per recuperare l’amore di suo padre.

Bang Bang Baby

Una delle caratteristiche più importanti, se non la più importante, è l’impronta internazionale di Bang Bang Baby, legata principalmente alla volontà di esplorare le potenzialità visive a cui una storia del genere poteva ambire, liberandosi dei punti di riferimento italiani e invece cercando ispirazione altrove. Non poteva che rispondere a tal proposito Michele Alhaique:

La sfida più complessa è stata cercare di capire come mettere in scena tutto quello che c’era nei copioni, ricchi di generi e di toni diversi. La cosa inizialmente mi ha spaventato, poi per fortuna c’è stato il lockdown che mi ha dato la possibilità d lavorare e studiare.

Ho così capito che dovevo sfruttare tutti i toni che c’erano all’interno della storia, cercando un’armonia che mi permettesse di farli suonare insieme e in questo senso la scrittura mi ha aiutato molto perché mi ha dato una traccia riconoscibile: un viaggio alla Alice nel Paese delle Meraviglie, un percorso di formazione. La mia idea è stata quindi quella di rimanere il più possibile vicino a lei per cercare di entrare in sintonia con il suo respiro e condividere la sua visione di questo mondo, così da poter conseguentemente prendere per mano lo spettatore. Ovviamente con questi cambi di registro c’ stata la possibilità di cambiare il ritmo interno, anche se non ci sono mai scene di passaggio, racconti didascalici, ma un continuo movimento emotivo che mi ha portato a muovere sempre la macchina da presa.

Un altro dei punti cardini che ha caratterizzato la serie sono state le reference degli anni ’80, ogni episodio ne ha una. Gli occhi di Alice dopotutto erano influenzati dall’immaginario pop di quegli anni, proveniente in gran parte dalle tv private che all’epoca invasero le case degli italiani. Per rappresentarlo ci siamo affidati ad una sorta di realismo magico che ci ha permesso anche di reinventare dei generi.

Se è vero che la serie non ha di fatto punti di riferimento nostrani, devo dire che, mettendo a fuoco i toni, ho trovato molta ispirazione nei fratelli Coen, come anche la pellicola Tre Manifesti a Ebbing, Missuori.

Alhaique è stato anche interrogato sul ruolo della musica della serie, per cui è stata composta (ricordiamo) anche una canzone originale dal titolo L’eccezione, a cura di Madame.

Per quanto riguarda l’uso musica, posso dire che ho trovato già degli spunti in sceneggiatura. Poi in montaggio, come sapete, un po’ la storia si riscrive, anche se in questo caso neanche troppo, anzi, magari sono stati accentuati ancora di più dei toni scelti in fase di preparazione con i miei collaboratori.

Ci siamo avvalsi anche di un consulente musicale e abbiamo utilizzato, tolto uno, solo brani fino al 1986. Anche questo, come le reference video, ha aiutato a rappresentare l’espressione emotiva del personaggio.

Si è poi passati all’analisi dei personaggi, che per la stampa vivono soprattutto di contrasti molto netti, che ermergono con il proseguo della storia e caratterizzano il loro sviluppo. Su questo è invece intervenuto il cast e a cominciare è stata la protagonista Arianna Becheroni:

Devo dire innanzitutto che, a parte sentirsi enormemente fortunata ad essere stata scelta come la protagonista in questo progetto, ho sentito un grande peso e un grande senso di responsabilità. Nonostante questo il percorso che mi ha guidato fino alla fine delle riprese è stato molto più semplice e piacevole di quello che immaginavo, soprattutto perché tutti mi hanno protetta e mi hanno tenuto sempre per mano.

È stata come un’accademia, una scuola di vita, mi sento cresciuta non solo a livello professionale, ma proprio umano.

Alice è una ragazzina molto dolce, che riesce a mettere da parte la sua timidezza per la grande spinta d’amore che prova verso suo padre. Assistiamo quindi all’evoluzione di una ragazza fragile che all’inizio non sa da dove partire e che poi, in qualche modo, riesce a trovare il coraggio, dimostrando come una persona può cambiare se è motivata da qualcosa di abbastanza forte. Questo è il suo principale contrasto.

Poi Lucia Mascino:

La cosa mi piace di più di Gabriella è che il suo personaggio, al contrario dei soliti cliché di madre dolente che sta a casa a soffrire per le sorti degli altri, ha un lato molto seduttivo, distratto, tutto sommato egocentrico.

Si presenta spesso, soprattutto all’inizio, come un tipo allegro, divertito e poco materno in apparenza, ma che invece, in realtà, col proseguo della storia, quello che viene fuori di lei, più di tutto, è una parte di grande solidità affettiva. Questo ha sorpreso persino me.

Adriano Giannini:

Il contrasto fondamentale di Santo è quello di avere sangue da criminale e improvvisamente ritrovarsi a riorganizzare un amore per questa figlia da tempo perduta.

Si tratta di un cattivo manipolatore, ma soprattutto un personaggio che cerca di salvarsi ad ogni costo, destino vuole che l’unica persona che lo possa aiutare sia proprio la figlia, motivo per cui la loro relazione sicuramente diviene un elemento di assoluto contrasto rispetto alla sua matrice criminale.

Dora Romano:

Il ruolo di Nonna Lina è quello di un personaggio che vive di un contrasto fondamentale e che è capibile soprattutto per chi ha conoscenza della realtà storica in cui vivono i componenti delle famiglie ‘ndranghetiste. Ovvero quello della convivenza tra l’organizzazione criminale a cui si è affiliati e la famiglia dei consanguinei.

La donna che interpreto ha l’ambizione di entrare prima donna nella Santa, l’organo organizzativo di grado gerarchico più alto della ‘ndrangheta calabrese, e, allo stesso tempo, il compito di gestire una famiglia in difficoltà nell’ottemperare ai compiti assegnatigli, come la gestione del traffico della droga e quello degli appalti milanesi. Non è mai facile quando ci si trova in una situazione in cui si è costretti a scegliere a se dare la precedenza all’organizzazione o ai tuoi affetti, dato che, quando ci si affilia, si deve fare un giuramento in cui si promette, in caso di necessità, anche di uccidere dei consanguinei.

Un ruolo che mi ha divertito moltissimo, grazie al quale ho potuto lavorare come attrice sulla cattiveria o sull’assenza di scrupoli di una donna, che è però anche una figura molto accogliente nei confronti della nipote. Una doppia identità e una doppia direzione molto stimolante.

E infine Antonio Gerardi:

Nereo Ferraù è un bambino nel corpo di un uomo, un sognatore… uno che ha seri problemi e che ne crea, purtroppo.

Un personaggio strano, che ci ha divertito molto portare in scena e a cui siamo riusciti a dar vita soprattutto perché protetti da una produzione immensa e molto organizzata. Diventa tutto molto più facile quando si è circondati di professionisti così seri e dediti al lavoro.

Arianna Becheroni

Si è tornati poi sulla realtà produttiva del mondo dello streaming, di cui Amazon è diventata ormai un esponente di prim’ordine, la quale sta man mano dimostrando come l’importanza per il successo di un progetto sia la storia che racconta, a prescindere dai nomi del cast.

Ancora una volta sono intervenuti la Morganti:

Il lavoro che è stato fatto in questo caso sui personaggi era completamente mirato alla ricerca di attori che potessero rappresentarli al meglio, a prescindere dal nome e della solidità dietro la figura. La scelta di una protagonista emergente era comunque tra i nostri obiettivi, d’altronde se non investiamo noi nei nostri talenti non andiamo da nessuna parte, abbiamo bisogni di nuovi volti dietro e davanti la camera, abbiamo bisogno di formazione e attenendoci ad un discorso di equity lavoriamo quotidianamente con i produttori in questo senso.

E Mieli:

Senza nulla togliere agli streamer, non sono loro che ci stanno insegnando che le storie sono la cosa che conta di più, anche se è vero che in passato ci sono stati molti progetti in cui il pacchetto contava più della vicenda che si raccontava. Bisogna dire che noi in Amazon abbiamo trovato un partner ideale in questo senso, che ci ha sfidato ad essere più coraggiosi possibile, ad osare sempre di più.

In ultima battuta è stato chiesto agli attori di Bang Bang Baby cosa provassero all’idea di aver fatto parte di una serie che uscirà in 241 Paesi.

Questa la risposta della Becheroni:

Penso che questa sia una grande opportunità per tutti noi.

Io sono molto felice, spero abbia successo non solo in Italia, ma che sia apprezzata in tutto il resto del mondo.

E questa quella della Romano:

Lo streaming è lo strumento del futuro, a volte, purtroppo, a discapito dello spettacolo dal vivo, togliendo pubblico e attenzione, ma il futuro si costruisce a seconda di quello che succede con il presente.

Per quanto riguarda la visibilità mondiale, io l’ho toccata da vicino con L’amica geniale… mi ricordo che quando andai in Cina nel giugno del 2019 mi dissero che solo lì l’avevano vista 100 milioni di persone, ma, d’altronde, ormai tutto è globale.

Ricordiamo che Bang Bang Baby arriverà su Prime Video il 28 aprile con i primi 5 episodi, i restanti 5 saranno invece disponibili dal 19 maggio.

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