L’età degli alberi

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4 mesi fa

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La vita delle piante è regolata da sostanze che influenzano ogni aspetto della loro crescita, dal germinare dei semi allo sbocciare dei fiori. Questi regolatori dell’accrescimento sono prodotti in piccole quantità, ma influenzano profondamente la forma finale della pianta matura. Scopriamo meglio l’età degli alberi e come influenzano nel nostro pianeta.

Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso

Chi se non il filosofo Confucio poteva pensare ad un pensiero così semplice, ma tremendamente vero che fa riflettere sull’importanza di gestire il nostro patrimonio boschivo in un tempo nel quale c’è sempre più bisogno di alberi e della loro linfa. La modernizzazione in molti anni è andata avanti senza controllo, e gestioni politiche malsane (come quelle in Brasile) rischiano veramente di mettere a repentaglio il nostro tesoro d’ossigeno, ma siamo certi che l’albero è più forte di noi e basta una piccola scintilla (con un pizzico di buon senso) per far sì che l’uomo non distrugga questo bene primario. In questo pezzo tuttavia parleremo dell’età degli alberi, come riconoscerla dagli anelli, di fotosintesi e di tanto altro ancora.

Stimolazione della crescita

Dunque in ogni fase della vita di una pianta ricordiamo che lo sviluppo è coordinato da differenti regolatori dell’accrescimento, che vengono prodotti da cellule di gemme, radici o foglie, da dove penetrano nei tessuti e poi vengono trasportati in altre parti della pianta mediante la linfa. L’esito può dipendere dall’equilibrio fra due o più regolatori. Alcuni si controbattono fra loro, altri si rafforzano a vicenda. Lo stesso regolatore può perfino avere effetti opposti in parte diverse della pianta. Questa stimolazione la possiamo suddividere in sei fasi

 

  1. Germinazione del seme
    L’acqua assorbita dal seme (prelevata dal suolo) stimola l’embrione a produrre il regolatore gibberellina, che a sua volta attiva un enzima per scomporre in zucchero la riserva di amido del seme, fornendo energia per la crescita.
  2. Crescita della gemma
    L’apice dalla gemma produce il regolatore chiamato auxina, che indebolisce le pareti cellulari consentendone lo sviluppo, così la gemma può crescere verso l’alto. Parte dell’auxina si sposta poi verso le radici
  3. Gemma dominante
    L’auxina è generata di continuo nella gemma apicale, dove il suo influsso impedisce alla pianta di far crescere diramazioni laterali. La pianta giovane supera così l’ombra di quelle vicine nel frattempo che il regolatore citochinina fa allungare le radici.
  4. Diramazione
    Parte della citochinina sale attraverso la linfa verso le gemme che crescono in altezza. Da qui comincia a contrastare l’influsso dell’auxina, incoraggiando la pianta a diramarsi lateralmente. In tal modo la pianta è più folta e può produrre altre foglie con cui captare l’energia luminosa.
  5. Ispessimento
    Gli effetti combinati dei regolatori dell’accrescimento fanno ispessire lo stelo per sostenere il peso di altre foglie. Nelle piante legnose, il fusto è percorso da un sottile cilindro di cellule divisorie (meristema laterale) che genera gli strati di legno al centro del fusto.
  6. Fioritura
    Quando è sessualmente matura la pianta produce nelle foglie il regolatore florigeno, di solito in risposta a stimoli ambientali, come la variazione della durata del giorno. Questo viene trasportato dalla linfa e stimola le gemme a sviluppare fiori anziché delle foglie.

La risposta delle gemme alla luce solare ovviamente determina una corretta crescita dalla pianta, ma più nello specifico di cosa si tratta? Parliamo sempre di auxina, si perché grazie a questo elemento si deve il fatto che le gemme della pianta si inclinino verso il Sole. Quando la luce arriva da una direzione, l’auxina si sposta sul lato in ombra, facendo crescere maggiormente le cellule di quel lato. La gemma si incurva così verso la luce, rivolgendo le foglie verso il Sole e l’azione può essere tanto rapida da seguire il suo percorso nel cielo.

Gli anelli degli alberi

Come dicevamo nell’incipit la crescita di una pianta può variare a seconda di diverse situazioni: dalla temperatura alle precipitazioni. E’ più rapida d’estate e d’inverno invece la crescita può anche quasi arrestarsi in alcuni casi. Queste differenze creano i famosi anelli visibili nel tronco. La parte chiara degli anelli indicano la crescita rapida estiva con l’anello più vecchio che si trova al centro. Perfino ai tropici, dove praticamente non esiste inverno, gli alberi crescono più rapidamente nella stagione umida (se esiste) creando anelli come nelle zone temperate. Se gli alberi tropicali crescono in maniera costante e uniforme, non si formano anelli.

La storia degli anelli comunque è ben nota a tutti, appunto ogni anno corrisponde ad un cerchio, poi insomma, uno più uno più uno e sappiamo da quanto l’albero è in vita, ma sarà davvero tutto qua?

Ovviamente no perché come all’interno degli anni della nostra vita possiamo trovare tutte le tracce di ciò che abbiamo vissuto, anche per gli alberi è la stessa identica situazione. Dentro ai cerchi si può leggere molto di più dell’età, si può capire come l’albero ha vissuto, quali climi ha dovuto superare, lo stress che ha dovuto sopportare nella sua vita. Insomma, una serie di vicende che ci portano ad avere una cronologia molto più accurata.

Il sistema che porta alla luce questo studio si chiama “dendrocronologia”, parola tanto significativa quanto difficile da ricordare. La parola “dendrocronologia” deriva dal greco “dendron” cioè “albero”, “crono” che si riferisce a “tempo” e “logia”, “studio”. Così ha già più senso e subito ci mette in chiaro qual è il suo scopo principale: studiare lo scorrere del tempo di un albero. La dendrocronologia è infatti un sistema di datazione.

Questo sistema fu elaborato nel 1906 da Adrew Ellicott Douglass ma in realtà il primo ad osservare ed intuire il funzionamento degli anelli degli alberi fu un signore che aveva diverse skills se la vogliamo dire tutta: un tale Leonardo da Vinci. Andando più nello specifico ricordiamo che un anello più spesso indica un’annata prospera e vissuta in condizioni favorevoli con precipitazioni abbondanti e temperature ottimali, infatti in questo caso la produzione di cellule sarà maggiore e l’anello più esteso. Al contrario, un anello sottilissimo o anomalo, indica un anno non altrettanto positivo, segnato da molto stress da parte dell’albero. Di conseguenza, studiando questi anelli e mettendoli in relazione con altri alberi della medesima zona, è possibile intuire l’andamento climatico di un determinato periodo.

Basandosi su questa tecnica, Douglass, riuscì a delineare l’andamento dell’attività solare e delle variazioni meteorologiche risalendo a circa 2000 anni prima. Questo incredibile studio è stato poi portato avanti in tempi più recenti, riuscendo ad andare indietro fino a quasi 8000 anni dimostrando che la vera carta d’identità del nostro pianeta è proprio nelle foreste e boschi. Sempre in relazione agli alberi gli anelli possono indicarci addirittura anche l’angolazione della stessa pianta, se questa cresceva inclinata (in questo caso gli anelli saranno più spessi da un lato e meno dall’altro). Ci aiuta anche a capire di che tipo di albero stiamo parlando, infatti nelle Gimnosperme la parte più spessa dell’albero è rivolta verso il basso, mentre nelle Dicotileni verso l’alto.

Gli anelli di accrescimento e la struttura dell’albero

Prima parlavamo della crescita in zone più o meno umide, o più o meno temperate, tutte situazioni anche queste possibili da vedere negli anelli all’interno della corteccia, ma andiamo più nello specifico. L’aumento delle dimensioni di un albero si verifica sia in altezza che in larghezza ed è contrassegnato dalla produzione di nuovo legno che, in base al periodo di formazione, prende appunto un colore ben definito. Il legno più chiaro è quello formatosi durante i mesi primaverili mentre quello più scuro indica i periodi autunnali. Con l’arrivo dell’inverno la produzione di nuove cellule si interromperà e al riprendere della primavera si delineerà l’anello dato dal contrasto fra il legno scuro precedente e il nuovo legno chiaro. Ma se dovessimo spaccare un albero per capirne meglio le sue caratteristiche che cosa troveremmo?

  1. Corteccia
    Ovviamente è la parte che tutti noi conosciamo, il lato più esterno dell’albero ed è anche il primo anello. In realtà non è una parte vitale dell’albero e ha il solo scopo di difenderlo dal clima e dagli attacchi dei parassiti. Una sorta di scudo protettivo.
  2. Libro
    Subito sotto alla corteccia si trova il libro, anche conosciuto come floema. È molto sottile e ha il compito di limitare l’umidità che proviene da fuori. All’interno del libro scorre la linfa che scende dalle foglie.
  3. Cambio
    All’interno del cambio invece troviamo la zona dove si crea il nuovo legno. È proprio questo il punto dove nascono i nuovi anelli. Ogni anno le nuove fibre si sviluppano creando l’alburno o il libro.
  4. Alburno
    Oppure chiamato anche Xilema è formato da cellule vegetali fra cui viaggia la linfa grezza, cioè quella che sale dalle radici verso le foglie. Questa funzione però non viene mantenuta a lungo, in quanto al suo interno si creano delle bolle d’aria che impediscono il regolare passaggio della linfa. Per questo motivo solo gli strati più giovani portano avanti il processo mentre le parti più vecchie vengono assorbite dal durame.
  5. Durame
    Conosciuto anche come “cuore del legno” ed è paragonabile allo scheletro del corpo umano. Infatti essendo la parte più spessa e resistente del tronco, ha il compito di tenere la pianta dritta. Inoltre è anche l’unico legno utilizzabile nell’industria, essendo più resistente, duro e compatto.
  6. Midollo
    È la via di trasporto utilizzata dalla pianta per portare acqua fino ai rami e poi fino alle foglie. È chiamata anche vena (specialmente nel settore della lavorazione del legno), ed è la parte più viva, più instabile e in movimento in una pianta. Il midollo provoca movimenti nel legno anche una volta che una pianta è stata tagliata ed è diventata una tavola o una trave.

Quindi come si stabilisce l’età dell’albero?

Partiamo dal presupposto, banale ma necessario, che gli anelli non sono tutti uguali e non hanno necessariamente tutti lo stesso spessore. Gli anelli, come dicevamo precedentemente, indicano in maniera netta se c’è stato un anno di siccità oppure se ci sono stati eventuali ostacoli alla crescita, come gelate, danni da fuoco, o da animali da pascolo. Per contare gli anelli, senza abbattere la pianta, si usa uno strumento detto “succhiello”, il quale viene conficcato nel tronco in direzione del suo centro e taglia un campione di legno, spesso quanto una matita, sul quale una volta estratto si può poi contare il numero degli anelli.
Un altro metodo per stabilire l’età degli alberi più grandi consiste nel misurare la circonferenza del tronco ad un’altezza più o meno di circa 1,5 metri dal suolo.

Sebbene un albero vecchio cessi di crescere in altezza, deve continuare a formare anelli annuali per nutrirsi, cosicchè la circonferenza del tronco aumenta finchè vive.

Con misure ripetute di alberi di grandi dimensioni si è potuto stabilire che, in media, un albero che abbia chioma integra aumenta la propria circonferenza di circa 2,5 cm l’anno, sempre che non viva in condizioni di sovraffollamento. Gli alberi che crescono invece nei boschi, quindi in situazioni di competizione e affollamento con altri alberi, aumentano la propria circonferenza di 2,5 cm ogni 2 anni, e quelli che vivono confinati su spazi ristretti, per esempio nei viali, aumentano la propria circonferenza nella stessa misura in circa un anno e mezzo. Sebbene gli alberi giovani, solitamente, crescano più rapidamente di quelli vecchi, i 2,5 cm l’anno possono rappresentare un valore medio.

Un albero che abbia la circonferenza di circa 2,5 m e che cresca in uno spazio libero conterà probabilmente circa 100 anni.

L’età di alcuni alberi (come le conifere) può essere stabilita anche contando i verticilli, che altro non sono che vari rami che crescono in direzione pressoché orizzontale intorno al tronco a una medesima altezza. Chiaramente non si tratta di una datazione totalmente precisa ed è sempre bene aggiungervi infatti qualche anno per i rami inferiori che in certe annate possono andare perduti. I rami che sono stati tagliati lasciano di solito cicatrici visibili per vari anni e un cerchio di cicatrici intorno al tronco indicherà l’inizio di una crescita annuale.
Quindi ricapitolando per misurare un albero vivo possiamo fare queste operazioni:

  • Misura la circonferenza del tronco. Prendi la larghezza del tronco a 1,5 m da terra.
  • Calcola il diametro (circonferenza diviso pi greco).
  • Moltiplica il diametro per il fattore di crescita medio delle specie arboree. Questo ti darà l’età approssimativa dell’albero espressa in anni. Puoi capire il fattore di crescita di un albero facendo una ricerca oppure misurando gli anelli di un albero morto della stessa specie.

Con questo metodo, semplice, ma molto efficace abbiamo chiuso il nostro piccolo approfondimento sull’età degli alberi, da qui in avanti affronteremo altre caratteristiche sempre proveniente dal mondo delle piante e concludo lasciandovi un link molto interessante per farvi diventare cittadini e utenti attivi.

Su questo SITO è possibile donare per ricreare foreste che saranno poi gestite in maniera sostenibile (con certificazione PEFC) nella zona delle aree montuose coinvolte dalla disastrosa tempesta Vaia, avvenuta a fine ottobre 2018.

 

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