La recensione di Cobra Kai 4 inizia come dovrebbero iniziare tutte le riflessioni su questa serie: è quantomai velleitario tentare di recensire “seriamente” un prodotto come Cobra Kai che è il primo a non prendersi sul serio, ad essere sempre uguale a sé stesso, a confermare i suoi marchi di fabbrica e rassicurare il suo pubblico.

Per essere precisi, Cobra Kai trasforma in live-action quelli che erano gli anime degli anni Ottanta che ci piacevano, dove in Holly & Benji (o Captain Tsubasa che dir si voglia) una partita di calcio di mocciosi diventava un evento di portata mondiale e in campo si vivevano drammi che nemmeno nelle telenovelas sudamericane.

Dunque, iniziando la recensione di Cobra Kai 4, non possiamo che sottolineare quanto questo trend prosegua, con la Valley intera come campo da gioco dei vari dojo che si provocano e si menano in maniera più o meno esagerata e le passioni, i problemi esistenziali e gli ego ipertrofici che vagano a briglia sciolta.

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Da una parte abbiamo il solito, misurato e borghesuccio Daniel LaRusso che tenta di tenere tutto sotto controllo e allenare i propri discepoli con la filosofia del “il miglior attacco è la difesa” dell’indimenticabile maestro Miyagi, dall’altra il suo “nemico”, l’adorabilmente ottuso Johnny Lawrence che, cacciato dal suo stesso Cobra Kai, ha fondato l’Eagle Fang portando avanti il credo del “colpire per primi”.

La figlia di LaRusso, Sam (Mary Mouser) e Miguel (Xolo Marideuña) sono però riusciti a convincere i rispettivi sensei a lavorare insieme, anche se non sarà facile per i due andare d’accordo e per noi sopportare i soliti discorsi e le solite antipatie che uomini ultracinquantenni si portano dietro da quarant’anni. Ma ehi, l’abbiamo detto, fa parte del gioco!

I due quindi si ritrovano a dover collaborare, perché i cattivi non stanno con le mani in mano, ma anzi, come abbiamo visto nella scorsa stagione, John Kreese ha letteralmente trasformato l’appuntamento annuale con il Torneo di karate di All Valley in una vera lotta per la sopravvivenza dei dojo: chi perde dovrà chiudere baracca & burattini.

E non è tutto: come è buona consuetudine, viene tirato dentro un vecchio personaggio che arriva direttamente dai film e stavolta tocca a Terry Silver, il cattivo di Karate Kid III e che si rivela uno degli elementi migliori di questa quarta stagione.

Il tempo non sembra essere passato: Kreese si reca in apertura dal vecchio amico per trascinarlo nell’inferno della lotta tra due fazioni composte da uomini di mezza età e ragazzini minorenni, e Silver, da buon milionario vegetariano frustrato che vive in una splendida casa sul mare con una bella moglie e una cantina con vini di pregio, ovviamente si fa convincere.

Come al solito, anche Cobra Kai 4 ha dalla sua una scrittura che oscilla tra il rispetto per il genere e per il passato e il ridicolo (in)volontario: accettata ormai da tempo questa cosa, non resta che farsi un giretto sulla giostra per godere delle citazioni, delle battute e dei dialoghi che in questa stagione più che mai brillano abbastanza da superare i momenti imbarazzanti.

In particolare, ci sono sequenze genuinamente divertenti che rivisitano con occhio critico-sorridente dei cliché degli anni Ottanta, dal “training montage” di Rocky ai drammi familiari, senza dimenticare qualche accenno all’attualità, in questo caso ben piazzato, come l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Uno degli aspetti sinceramente più piacevoli è anche vedere come questa sia una serie dal vero spirito “familiare”, vediamo i personaggi e gli attori crescere con il passare del tempo, soprattutto i ragazzini; alcuni migliorano sia sotto il profilo attoriale che atletico e questo non può che fare piacere.

Le sequenze d’azione sono ben congegnate e regalano delle soddisfazioni, in particolare una sequenza ambientata ad una festa post-ballo della scuola (immancabile!) e l’ultimo episodio tutto incentrato sul Torneo.

cobra kai 4 stagione

C’è stata sicuramente una progressione nelle coreografie e nella bravura degli interpreti e questo non può che fare bene ad un’opera partita un po’ in sordina sotto questo versante.

Non dimentichiamoci comunque il versante drama e le scosse emotive, che stavolta sono gestite meglio e trasformano la storia di Tory (Peyton List) in qualcosa più di un semplice background triste. Menzione speciale anche per i problemi che dovrà affrontare Hawk (Jacob Bertrand).

Tradimenti, voltafaccia e rancori sono all’ordine del giorno, così come personaggi che per fare andare avanti la trama vanno da qualcuno e lo minacciano più o meno velatamente, ma anche sotto questo fronte direi che non c’è niente di nuovo: si accetta e si va avanti.

C’è anche una non troppo superflua parentesi sulla crescita del personaggio del figlio di Daniel, Anthony LaRusso (Griffin Santopietro), che si ritrova nei panni del bulletto e dovrà affrontare qualche problema con la scuola, gli amici e i suoi genitori.

L’introduzione, inoltre, di un nuovo personaggio come quello del giovanissimo Kenny (Dallas Dupree Young), aggiunge un po’ di pepe alle vicende e apre nuove strade per la confusione tra buoni e cattivi che fin dall’inizio contraddistingue questa Cobra Kai e potrebbe regalare soprese in futuro.

In conclusione della nostra recensione di Cobra Kai 4 non possiamo che ribadire il concetto: questa serie è la quintessenza del more of the same, con un sapiente recupero delle opere del passato e della “mitologia” che ha superato la prova del tempo.

Ci sono momenti di stanchezza e altri di sana emozione, ci sono risate e tensione come solo i “bei vecchi film” sapevano fare, c’è un senso di rassicurazione e piacevolezza che farà piacere a chi ha apprezzato le stagioni precedenti. Gli altri, logicamente, possono anche farne a meno: non ha davvero senso guardare una roba del genere per poi lamentarsene.

Cobra Kai 4 vi aspetta su Netflix dal 31 Dicembre

70
Cobra Kai
Recensione di Giacomo Lucarini

Cobra Kai 4 conferma esattamente tutto quello che ci si aspettava, aggirando il rischio di annoiare con novità interessanti e una scrittura che cerca di tenere sempre desta l'attenzione. Non sempre la missione va in porto, ma rimane un piacevole diversivo e un'operazione coerente fino alla fine.

ME GUSTA
  • Una serie coerente, immutabile, rassicurante
  • I nuovi personaggi funzionano
  • Terry Silver e gli "scambi culturali" tra Miyagi-do e Eagle Fang
  • La serie cresce con i suoi personaggi, specie i ragazzini che sono migliorati sia come recitazione che come atleticità
FAIL
  • Una serie coerente, immutabile, rassicurante
  • Si "allunga il brodo" un po' troppo nella parte centrale
  • Ogni tanto sembra scritta e girata come una telenovela