Nowhere Special – Una storia d’amore, la recensione: immagini da un crocevia

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1 anno fa

6 minuti

Nowhere Special - Una storia d'amore

A sette anni di distanza da Still Life, miglior regia a Orizzonti di Venezia70, Uberto Pasolini torna sul luogo del delitto e nella “sezione competitiva rivolta alle nuove tendenze del cinema mondiale” del 2020 al lido porta una pellicola tratta da una storia vera che, in certo senso, segna un senso di continuità nel nuovo corso della carriera del cineasta romano, produttore di successo di Full Monty – Squattrinati organizzati nel 1997 e poi sposatosi dietro la macchina da presa con una commedia sportiva, anche in quel caso tratta da fatti realmente accaduti. Fu però il suo bellissimo film del 2013 a dare la svolta, donando lustro al suo talento cristallino e indirizzandone la poetica, rendendola definitivamente riconoscibile per tematiche, influenze, stile, riferimenti e location.

Nella recensione di Nowhere Special – Una storia d’amore, disponibile nella sale italiane dall’8 dicembre 2021 e distribuita da Lucky Red, vi parliamo di una pellicola piccola, ma che in realtà racconta molto del nostro quotidiano, ambientata in una Belfast che potrebbe benissimo essere una Londra o un paesino qualsiasi della periferia inglese, e che gira intorno ad una storia d’amore che si fa “amica” la morte per parlare della vita.

Al centro della scena, in senso figurato e letterale, una coppia composta da un padre e un figlio, meravigliosa come poche altre sue simili viste sullo schermo da tempo a questa parte, interpretata da un inedito quanto splendido James Norton e un incredibile Daniel Lamont.

Lo spazio è tutto per loro, sdraiati sul divano o sul verde di un prato, a letto davanti ad un libro illustrato o mentre lavano le rispettive autovetture.

Insieme mentre percorrono gli ultimi metri di un rapporto che vuole trovare il modo di cambiare forma per non correre il rischio di concludersi più.

John e Michael

John (Norton) è un lavavetri di poco più di 30 anni. Un uomo avvenente e prestante, ma visibilmente segnato da un passato duro, il tanto che basta per intaccare anche una fisicità così importate. Le sue giornate si consumano su scale appoggiate ai muri degli edifici irlandesi: case, locali o uffici, poco importa, a John piace guardare all’interno delle finestre di cui si prende cura, gustandosi ogni attimo in cui incrocia gli occhi di un bambino o di un animale domestico.

Quando non è affaccendato in questa attività si occupa di suo figlio Michael (Lamont), quattro anni circa, un bambino dallo sguardo dolcissimo, silenzioso ed educato, che non si separa mai dal suo camioncino giocattolo. Suo papà è il suo eroe e il suo punto di riferimento, la guida da cui non si separerebbe mai. La madre è invece fuggita dai suoi due uomini ormai da tempo, facendo perdere le sue tracce.

Non è raro vederli al parco a mangiarsi un gelato, oppure giocare seduti sull’erba, godendosi il tepore del timido sole di “Linenopolis”, magari per ritrovarsi dopo essere usciti da una delle tante visite che settimanalmente organizzano per loro i servizi civili.

James Norton e Daniel Lamont

Si, perché non è solo il passato di John a minare il suo benessere, ma anche una malattia che a stretto giro non gli permetterà più di occuparsi di Michael. A questo servono le visite: trovare una nuova famiglia per il bambino, ma come si fa ad essere sicuri quando di deve decidere quale sia la casa più giusta per far crescere tuo figlio?

La prova di amore più grande di un padre, che in questo percorso difficilissimo si mette piano piano da parte, cercando di capire come poter uscire di scena senza alterare più del dovuto quello che di fatto è il principio di una nuova vita. Persino pagando (e anche ben volentieri) il costo di essere dimenticato. Un volto sbiadito nell’angolo più remoto della memoria di Michael. Tutto per il suo bene, che è stato, da quando è nato, l’unica ragione di vita per John.

 La domanda è: “come si fa a far capire al proprio figlio che non ci sarai più pur non abbandonandolo mai?

Il contro racconto di un amore

Asciugando il più possibile la storia, sia in termini di sceneggiatura che di regia, Pasolini arriva ad ottenere uno straordinario mix tra un realismo quasi da documentazione e un ritratto intimo, riuscendo ancora una volta ad esaltare la tematica sociale, uno degli aspetti più importanti del cinema britannico.

C’è il realismo e l’umanità del cinema dei Dardenne, l’essenzialità e l’equilibrio nella composizione che era tanto caro a Ozu e anche un po’ di Ken Loach in questo racconto per immagini, che ha il grande merito (e la grande fortuna in un certo senso) di avere due persone invece che due personaggi come protagonisti, catturati secondo uno stile privo di qualsivoglia alterazione registica, se non la scelta (riuscita e felice) di isolarli dal contesto urbano, chiudendoli di volta volta in una sorta di serie di quadri cinematografici.

James Norton e Daniel Lamont

Anche qui ci sono le visite, come in Still Life, e anche in questo caso esse servono a raccontare delle storie famigliari, il più delle volte coincidenti con delle storie d’amore, come quella che vivono i due protagonisti, celebrata da Pasolini ed esaltata da due interpretazioni che definire meravigliose è comunque poco. Norton forse è alla prova della carriera, lavavetri malinconico che da spettatore interessato e curioso ad inizio film diventa presto e suo malgrado osservatore nostalgico di quello che poteva essere e non sarà mai. L’attore inglese pare trovarsi perfettamente a suo agio con il suo piccolo dirimpettaio, il talentuosissimo Daniel, che non gli stacca mai gli occhi di dosso, interpretando un figlio educato, silenzioso e dolcemente contrariato.

La pellicola racconta una storia semplice, delicata ed essenziale che cresce piano piano con lo scorrere del minutaggio, rivelando senza fretta le sue carte, mostrandosi intelligente nella sua pacatezza, coltivata per non sconfinare mai nella retorica o nel melodramma e riuscendo così a parlare anche di altro, come la mascolinità tossica o la genitorialità respingente.

Ma anche di fantasmi buoni, di famiglie allargate e di cose delicate come le faccende passate.

Nowhere Special – Una storia d’amore è un contro racconto, che Pasolini elabora alleandosi ancora una volta con la morte per parlare della vita, stavolta partendo da un crocevia tale da esaltare sia chi è arrivato alla fine sia chi ha, di fatto, appena cominciato. Cartoline da un momento di passaggio, intrise dall’inconfondibile e malinconico paesaggio del Regno Unito.

 

Nowhere Special – Una storia d’amore è al cinema dall’8 dicembre 2021 distribuito da Lucky Red.

75
Nowhere Special - Una storia d'amore
Recensione di Jacopo Fioretti Raponi

Nowhere Special - Una storia d'amore, presentato alla sezione Orizzonti di Venezia77, è il nuovo lungometraggio come regista di Uberto Pasolini, a sette anni dall'ultima volta dietro la macchina da presa. Si tratta della seconda pellicola che partendo dalla morte celebra la vita, in questo caso catturata in un particolare crocevia, con protagonisti un padre e un figlio interpretati magnificamente da un inedito James Norton e dal piccolo Daniel Lamont. Il regista romano confeziona un film dalla regia essenziale e dallo sviluppo semplice, ma anche di una delicatezza sofisticata, che riesce a coniugare realismo e racconto intimo senza tralasciare l'importanza della tematica sociale, cara al cinema britannico. Non si scade mai nella retorica o nella banalità e la dolcezza e l'essenzialità prevalgono su qualsiasi tentazione di esagerare o edulcorare quello che potrebbe facilmente diventare sentimentalismo spicciolo. Una pellicola bellissima che nasce piccola per poi crescere mano mano nel cuore dello spettatore.

ME GUSTA
  • Le prove dei due attori sono straordinarie.
  • La regia di Pasolini è brillante nel mettersi da parte per restituire un prezioso senso di essenzialità.
  • Ottima la capacità con la quale il film riesce a miscelare realismo, umanità e sociale.
  • La scrittura non scade mai nella retorica, nel banale o nel melodramma.
FAIL
  • A voler essere proprio pignoli, si poteva scegliere di accorciare l'atto finale.
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