Final Fantasy VII Remake agli Arcimboldi di Milano: Intervista al direttore d’orchestra Arnie Roth

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1 mese fa

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Final Fantasy VII Remake torna a far parlare di sé con il concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano in programma per il 15 e il 16 dicembre. Dalla colonna sonora composta da Nobuo Uematsu e arrangiata da Masashi Hamauzu, diretta da Arnie Roth.

Dopo due edizioni al Linear Ciak, teatro che nel settembre del 2019 è stato totalmente dismesso per questioni giudiziarie che non staremo a snocciolare in questa sede, finalmente la musica di Final Fantasy ha una degna dimora all’interno della quale potersi esprimere nel modo più giusto e opportuno: il Teatro degli Arcimboldi a Milano.

L’esperienza vissuta nel biennio Ciak è stata, d’altronde, accompagnata sì da una platea molto vasta, ma da un’acustica che ha a più riprese rovinato la resa di quelle che, per mano di Nobuo Uematsu, sono tra le colonne sonore più orchestrali e sinfoniche dell’intero panorama videoludico. Il TAM, dal canto suo, con una struttura che imita la Scala, è un simbolo di Milano e dell’opera lirica, costante palcoscenico di eventi musicali e scenici che hanno saputo donare un tocco di classicità a tutto ciò che è stato nel tempo rappresentato.

Il videogioco salva la musica classica

Va da sé che seppur la scelta di cambiare location è più che approvata, non avrebbe avuto senso modificare la squadra a guida di questo evento. Perciò ritrovare Arnie Roth è stata la più piacevole delle conferme.

Il direttore d’orchestra americano, oramai vera e propria prolunga della musica di Nobuo Uematsu, ancora una volta si ritrova, così, a dare vita a quello spettacolo multimediale che ha saputo rendersi archetipo dei concerti di Final Fantasy.

Accompagnati a schermo da scene tratte dal videogioco stesso, le intere musiche composte da Uematsu e arrangiate per l’occasione Masashi Hamauzu, ospite d’eccezione dell’evento, si preparano a rendere ancora più confortevole la permanenza a chi ha scelto di abbracciare il TAM per rivivere un’esperienza sicuramente unica.

D’altronde parliamo pur sempre di musica classica, un genere che negli ultimi decenni ha perso sempre di più popolarità, se non in sparuti momenti nei quali musicisti come Giovanni Allevi e Ludovico Einaudi hanno saputo convogliare l’attenzione su di sé.

D’altronde lo stesso Nobuo è stato definito il Beethoven dei videogiochi

Se negli Stati Uniti nel 2015 si parlava delle colonne sonore dei videogiochi come ancora di salvezza del genere, è indubbio che in Italia tale fenomeno continua a essere molto acerbo, ma che in futuro potrebbe quasi riuscire a trasportare l’attenzione dei fan di Uematsu sulle sue inevitabili derivazioni colte, da Beethoven (d’altronde lo stesso Nobuo è stato definito il Beethoven dei videogiochi) a Chopin, che la sua gloria videoludica l’ha avuta con Eternal Sonata.

Arnie Roth racconta Nobuo Uematsu

Per raccontare meglio questo fenomeno abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche battuta con Arnie Roth, che in quanto direttore d’orchestra premiato ai Grammy e da anni vessillifero del movimento che porta le colonne sonore dei videogiochi a riempire i teatri rappresenta la voce più autorevole in questo ambito.

“Si potrebbero inserire nei concerti di musica classica delle partiture delle colonne sonore dei videogiochi così da poter iniziare a stimolare il pubblico”

“La musica dei videogiochi per poter essere accettata sul palcoscenico dei concerti così come accade per i grandi compositori classici avrà bisogno del supporto dei direttori stessi – ha spiegato Arnie Roth – che dovranno prevedere una commistione tra i due generi. Si potrebbero inserire nei concerti di musica classica delle partiture delle colonne sonore dei videogiochi così da poter iniziare a stimolare il pubblico. Questo aiuterebbe sicuramente i fan più giovani della musica videoludica ad avvicinarsi alla musica classica, ma allo stesso tempo anche a esporre i regolari frequentatori dei teatri a un repertorio nuovo, giovane, col quale potrebbero non avere ancora familiarità”.

Posta questa base, soffermarsi su Nobuo Uematsu e quelle che sono le sue composizioni era inevitabile, soprattutto nel momento in cui si ha l’occasione di confrontarsi con chi le dirige e le adatta per un’orchestra sinfonica che al TAM sarà composta da 100 elementi, coro compreso: “Tutte le sue opere finiscono per essere complesse da riprodurre: sono molto conosciute e amate, d’altronde. Bisogna stare attenti ai tempi, ma a molto altro ancora. Un aspetto che è vero per la maggior parte dei compositori, in ogni caso”.

“Se volessimo indicare alcuni spartiti che risultano essere più difficili di altri potrei sicuramente citare One Winged Angel (il tema di Sephiroth, da Final Fantasy VII, ndr) o Dancing Mad (il tema di Kefka Palazzo, da Final Fantasy VI, ndr). Anche le opere di Hamauzu e di Sakimoto per Final Fantasy XIII vanno, però, citate”.

“Molti dei grandi compositori non furono apprezzati durante la loro vita, raggiungendo lo status di classico solo molto dopo. Con Nobuo è diverso”

Accanto a questo aspetto complesso è indubbio che il nome di Nobuo Uematsu è da anni sulla bocca della maggior parte dei fan del medium videoludico. Il compositore giapponese ha saputo ritagliarsi un’autorità indubbia in Giappone e fuori dal proprio Paese grazie a una produzione prolifica e a un connubio con Hironobu Sakaguchi che lo ha condizionato, con accezione positiva, in tutta la sua carriera.

La provocazione era inevitabile: se oggi studiamo Chopin, domani potremmo forse fare lo stesso con Uematsu? “Molti dei grandi compositori classici non furono apprezzati durante la loro vita, raggiungendo lo status di classico solo molti anni dopo. Devo, però, ammettere che Uematsu ha ricevuto riconoscimenti e attestati di stima sin dall’inizio della sua carriera” ha specificato Roth.

Infine un’analisi macroscopica su come Final Fantasy ha saputo, negli anni, imporsi come videogioco di maggior successo dal punto di vista della riproduzione musicale a teatro. D’altronde Arnie Roth ha diretto l’orchestra-evento Play! che negli anni ha riempito le platee con le colonne sonore anche di altri videogiochi, a partire da Chrono Cross fino ad arrivare a Kingdom Hearts.

“Possiamo confrontare entrambi in maniera positiva con le partiture di Final Fantasy, ma c’è da dire che sì, le colonne sonore di quest’ultima forniscono una libreria ricca e vasta, profonda di momenti di epici che diventa difficile fare dei confronti con altri giochi. Molte altre serie hanno la possibilità di avere dei momenti topici, ma è difficile trovare qualcosa di così eccezionale nel corpo stesso del videogioco”.

 

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