L’Anello dei Ghiacci, la recensione: quando Tolkien e l’Islanda si incontrano in un thriller

18
2 mesi fa

6 minuti

Oggi con la recensione de L’Anello dei Ghiacci, per la nostra rubrica Nerd Book Club, racconteremo del romanzo di Michael Ridpath, un thriller sapientemente architettato in un’Islanda sconosciuta con lo sfondo il leggendario “Il Signore degli Anelli”.

L’Anello dei Ghiacci è il titolo di questo libro dello scrittore Michael Ridpath, uscito nelle librerie italiane nel 2011 ed edito da Garzanti. Un libro di 352 pagine, una storia che incuriosisce in primis per l’elemento tolkieniano (non potevo non consigliarvelo), ma che poi si rivela un bel thriller non banale.

Trandill rimase lontano da casa per anni; trascorse le estati compiendo spedizioni e commerci nel Baltico e in Irlanda e gli inverni con suo zio, lo jarl Gandalf il Bianco, in Norvegia.

L’inglese Michael Ridpath decide di ambientare una delle saghe più importanti della letteratura inglese, come quella tolkieniana, in uno dei luoghi mitici per quanto riguarda la mitologia norrena: quell’Islanda così recitata e scritta in molti libri, luogo leggendario per avventure e racconti d’altri tempi. Ne esce fuori un bel thriller leggero con un bellissimo colpo di scena finale.

Un intrigo sapientemente architettato e una narrazione perfetta. Non rimarrete delusi.

Michael Ridpath, inglese, dopo la laurea a Oxford ha intrapreso una brillante carriera di analista e negoziatore finanziario a Londra, dove vive con la moglie e i tre figli. E’ stato proprio l’ambiente dell’alta finanza a ispirare i suoi primi thriller, il cui successo gli ha consentito di diventare scrittore a tempo pieno. L’Anello dei Ghiacci, dedicato al detective islandese Magnus Jonson, è diventato un bestseller tradotto e pubblicato in tutto il mondo.

Islanda. Dintorni di Reykjavik. Il cielo non è mai stato così scuro e minaccioso. Le nuvole basse quasi toccano le nere acque del lago. Il detective Magnus Jonson vede a malapena il corpo, immerso nella foschia. È il cadavere di Agnar Haraldsson, uno dei più importanti studiosi dell’opera di Tolkien. La sua è una morte apparentemente assurda. Ma forse una spiegazione c’è, o quantomeno un indizio. Perché il professore, poco prima di morire, era entrato in possesso di un’antica saga nordica. Un prezioso manoscritto vecchio di ottocento anni, forse la saga da cui Tolkien ha preso ispirazione per scrivere II Signore degli Anelli. Ma del manoscritto e dei due uomini misteriosi che stavano trattando con lo studioso per impadronirsene si sono perse le tracce. Magnus non ha dubbi: deve ritrovarli e capire cosa faccia parte del mito e cosa della realtà. C’è una sola strada, scavare nel passato del professore. Un passato pieno di attività poco pulite e di personaggi inquietanti. Come l’enigmatica Ingileif. Dura e ribelle, ha vissuto un’infanzia segnata dalla tragedia e dalla menzogna. E non si fida di nessuno. Come Magnus, del resto. Anche lui è cresciuto in mezzo alla morte. E forse è l’unico in grado di conquistare la fiducia della ragazza. Perché è di lei che ha bisogno. È nei misteri della sua famiglia che si annida la verità. Una verità spaventosa.

Magnus, doppia nazionalità (islandese e americana) e doppio cognome per via della diversa legislazione e burocrazia tra i due Paesi, per evitare di entrare nel programma di protezione testimoni a seguito di vari tentativi di ucciderlo, accetta di tornare, temporaneamente, in Islanda, come consulente della polizia. Il suo ruolo sarà quello di fornire supporto alle forze dell’ordine in merito ai crimini violenti, poco frequenti nell’isola, ma in ascesa. Di base è la struttura classica di un giallo tradizionale, un nuovo agente che aiuta e da consulenze alla polizia locale. In questo primo romanzo quello che mi ha fatto incuriosire ovviamente è proprio il voler inserire un elemento, quello tolkieniano, che stravolge le regole. Lo possiamo individuare con un romanzo a metà strada tra il thriller e il giallo, ed è il primo della sua serie ambientata in Islanda che vede come protagonista il detective Magnus Jonson o, meglio, Ragnarsson (vi ricorda nulla quest’assonanza).
Le descrizioni dei luoghi sono un vero punto forte di questo thriller/giallo, sarà che ho sempre amato l’Islanda e l’ho trovata sempre poco nei libri a me cari, uno dei pregi di questo romanzo è proprio metterti a tuo agio con l’ambiente circostante.

E Tolkien?

Senza dubbio l’elemento portante è proprio Il Signore degli Anelli, ovviamente per un lettore tolkieniano i nomi e le situazioni che varranno declinate, avranno un’accezione totalmente differente da chi non ha mai letto nulla del professore di Oxford. Magnus dopo varie situazioni viene così coinvolto nelle indagini sull’omicidio di un professore universitario che pare aver fatto un’importante scoperta relativa a una saga islandese perduta che avrebbe ispirato Tolkien nella stesura de Il Signore degli Anelli.
In una Islanda in cui la leggenda e la realtà si confondono, ci viene raccontata una storia fatta di indagini, interrogatori e deduzioni, che occupano più di tre quarti del libro, trasformandolo a mano mano da thriller in un vero giallo poliziesco. In un’atmosfera a tratti cupa e fredda (ma che ti fa vivere appieno il clima islandese) le indagini proseguono con un ritmo serrato, mentre Ridpath regala splendide descrizioni dell’ambiente circostante, dal vulcano Hekla al fiume Hvítá, dalle cascate alla natura selvaggia che, in Islanda, è presente dappertutto non appena si lasciano i centri abitati.

Le descrizioni dei luoghi sono uno dei punti forti di questo romanzo, l’Islanda è raccontata in ogni piccolo dettaglio dei suoi meravigliosi paesaggi

Questo aspetto, insieme ai riferimenti a J.R.R Tolkien e alla sua opera, che sembra presentare numerosi collegamenti con la saga dei Volsunghi, rende il romanzo molto di più che un semplice thriller investigativo: il fantasy è dietro l’angolo insomma. L’anello dei ghiacci si rivela proprio per questo aspetto un libro avvincente che riesce a mescolare sapientemente fantasia e realtà, passato e tecnologia, natura incontaminata e moderne cittadine. I poteri magici, che la tradizione vorrebbe propri dell’anello sono, in realtà, semplicemente legati all’avidità e alla voglia di potere dell’uomo e, con il suo libro, Ridpath analizza i più oscuri meandri dell’animo umano. L’indagine proprio grazie all’elemento tolkieniano risulta da un lato molto anomala, non ci sono molti poliziotti che usano testi antichi per trovare indizi risolutivi, da un altro lato molto realistica pure nei dettagli più minimi segno che c’è stato un gran lavoro di ricerca dell’autore. Il fatto stesso che Ridpath non sia islandese l’ha spinto a chiarire tanti piccoli aspetti che un autore del posto avrebbe dato per scontato (e questo si nota nelle sue pagine) rendendo il libro ancora più interessante per chi come è incuriosito e attratto da questa mitica isola.

Un romanzo pieno di colpi di scena che, grazie al ritmo elevato presente fin dalle prime battute, si legge tutto d’un fiato.

Proprio per questo con la recensione de L’Anello dei Ghiacci  vorremmo consigliare a tutti quei lettori che stanno cercando un thriller leggero, da fine estate (non stiamo di fronte ad un capolavoro assuluto eh) con un pizzico di “nerdismo” fantasy dato appunto dall’elemento tolkieniano. In cosa deficita questo testo veramente è, probabilmente, sull’individuazione dell’assassino: diciamo che chi mastica gialli e thriller troverà già a metà l’occasione di scovare l’assassino, ma è tutto il contorno che rende interessante la lettura di questo testo.

71
L'Anello dei Ghiacci
Recensione di Alessio Vissani

L'Anello dei Ghiacci è un thriller che vi appassionerà in primis per l'accuratezza dei dettagli del luogo e dato che parliamo dell'Islanda, potete solo che gioire. Per tutti gli appassionati de Il Signore degli Anelli, il giallo che ruota intorno a Tolkien e ai suoi personaggi rende tutto più curioso e affascinante. Poi c'è il thriller vero e proprio, godibile (non il massimo per quanto riguarda il colpo di scena dell'assassino) ma è un bellissimo inizio delle avventure del detective Magnus.

ME GUSTA
  • Un thriller da un ritmo molto incessante
  • Bellissime le descrizioni dell'Islanda, dettagli incredibili dei luoghi più famosi
  • Molto originale l'idea di intrecciare il fantasy tolkieniano: sarà apprezzato dai fan del Professore
FAIL
  • Il focus del thriller (individuare l'assassino) lo si scova più o meno a metà
Io sono Malala, la recensione: una storia di coraggio in una terra di paura
Io sono Malala, la recensione: una storia di coraggio in una terra di paura
L'Ultimo Ospite, la recensione: un thriller che vi toglierà il fiato
L'Ultimo Ospite, la recensione: un thriller che vi toglierà il fiato
La Terra degli Incubi, la recensione: un frizzante romanzo con il giovane Lovecraft
La Terra degli Incubi, la recensione: un frizzante romanzo con il giovane Lovecraft
Aria Sottile, la recensione: la storia di coraggio e morte intorno all'Everest
Aria Sottile, la recensione: la storia di coraggio e morte intorno all'Everest
C'era una volta a...Hollywood: perché il romanzo di Quentin Tarantino merita di essere letto
C'era una volta a...Hollywood: perché il romanzo di Quentin Tarantino merita di essere letto
La fine del mondo storto, la recensione: un romanzo su un possibile nostro futuro
La fine del mondo storto, la recensione: un romanzo su un possibile nostro futuro
Il Signore degli Anelli: il cast cerca di salvare la casa di J.R.R. Tolkien
Il Signore degli Anelli: il cast cerca di salvare la casa di J.R.R. Tolkien