Loki, recensione del quinto episodio della serie Marvel: grazie per la scintilla

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2 anni fa

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Il titolo, anzi, i font del titolo ci avevano detto già tutto della terza serie Marvel, su Disney Plus dal 9 giugno: al dio dell’inganno piace cambiare. E se nei film del Marvel Cinematic Universe lo abbiamo visto mutare forma per brevi momenti, qui ci concedono il lusso di sei episodi per apprezzarlo in vesti (e squame) che non ci saremmo mai immaginati. La recensione del quinto episodio di Loki è all’insegna della meraviglia, perché la serie creata da Michael Waldron è sempre più simile alle grandi storie di avventura. Ora anche la Marvel ha la sua Isola che non c’è.

 

 

Nel quarto episodio sono arrivati tutti insieme diverse rivelazioni e colpi di scena: Mobius (Owen Wilson) e il “nostro” Loki (Tom Hiddleston), quello del 2012, sono stati tagliati dalla timeline principale. Al contrario di quanto abbiamo creduto fino a ora, questo però non vuol dire essere cancellati dall’esistenza: quando la TVA deve sbarazzarsi di qualcuno lo manda infatti in uno spazio vuoto alla fine del tempo, che deve ancora essere scritta. A fare da guardia a questo “non luogo” e “non tempo” c’è un guardiano mostruoso, Alioth, tempesta vivente che assorbe energia.

In questa time line spostata si può trovare di tutto: da vecchi relitti a intere città. Fino a una fitta squadra di varianti Loki. È proprio a loro che è dedicato questo quinto episodio. Come avevamo intuito dall’immagine finale della puntata precedente, questa volta il Loki del 2012 ha a che fare con un se stesso più anziano (con il costume del Loki originale, interpretato da Richard E. Grant), un se stesso più giovane (Jack Veal) e un se stesso che racconta balle più grosse di tutti. Anche se il vero eroe (a)morale è il “crocco Loki”: intravediamo già da ora la serie infinita di gadget a lui dedicati.

 

 

Loki, il dio degli emarginati

Leibniz teorizzava “il migliore dei mondi possibili”: la nostra realtà in potenza ha tante varianti, ma quella che viviamo per il filosofo era la migliore. Più o meno, volendo fare un riassunto lampo del suo pensiero. In questi cinque episodi abbiamo imparato a conoscere diverse forme di Loki, ma fino a ora non avevamo mai capito quale fosse la sua versione migliore. Non lo sanno nemmeno le stesse varianti, che, reiette in un luogo assurdo, si sono abituate a vivere ai margini.

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In un rifugio che sembra quasi il covo dei Bimbi sperduti di Peter Pan – tra un bowling, un arcade del leggendario gioco Polybius, Mjöllnir buttati a caso, e macchine per i pop corn – queste varianti hanno perso ogni scintilla. Il “vecchio Loki” lo dice chiaramente: non sono destinati a un grande scopo, ma a sopravvivere e, al massimo, a essere gli dei degli emarginati.

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Non è d’accordo il Loki uscito direttamente dall’albo “Vota Loki” (interpretato sempre da Tom Hiddleston), che continua a complottare e stringere alleanze anche dove non c’è un regno da conquistare. Questa corsa cieca al potere e ancora di più il gusto per il tradimento e la macchinazione sembrano causare ormai la nausea al Loki del 2012. È questo il vero time loop: cambiare sempre pelle e aspetto ma essere incapaci di uscire da se stessi, pensando che tutto il mondo ruoti attorno a sé. Esattamente come Peter Pan, Loki capisce che l’eterna adolescenza, l’eterna potenzialità è essa stessa un punto morto. E le citazioni alla favola di James M. Barrie non sono finite qui: mani, coccodrilli, ossessione per il tempo che passa. Loki è davvero una serie che parla di crescita personale.

 

Loki: il maschile e il femminile si completano

Tra tutte queste varianti ce n’è però una che è diversa, a detta di tutti: Sylvie (Sophia Di Martino, sempre più un concentrato di carisma). Ormai non ci dovrebbero più essere dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte a Lady Loki, anche se gli autori si sono divertiti a instillare in noi il dubbio, con nomi, corni spezzati e colore di capelli che nei fumetti rimandano ad altri personaggi. Sylvie è la variante donna di Loki e, come dice proprio lei a fine puntata, sono la stessa cosa.

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A differenza del Loki giovane, irruente e pazzo (dichiara con fierezza di aver ucciso Thor), del Loki anziano, ormai quasi un giullare che ride di qualsiasi cosa (una risata bellissima va detto: Richard E. Grant è un attore immenso) e del nostro Loki, sempre troppo concentrato su se stesso, Sylvie ha un potere che gli altri non hanno. O meglio, ce l’hanno, ma non hanno imparato o voluto usarlo. Lei riesce a vedere le cose. Lady Loki è davvero la variante che apre gli occhi sul mondo a tutte le altre. È lei che ha rivelato la vera natura della TVA a Loki, è lei che riesce a ritrovare i ricordi di chi ha di fronte, è lei che ha un piano.

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Loki diventa davvero forte e si riappacifica con se stesso quando scopre e comincia ad amare la sua parte femminile. Cambiare prospettiva e guardare il mondo con occhi diversi può essere una rivelazione sconvolgente. Nella serie lo è: soltanto quando tutte le sue parti collaborano insieme Loki diventa davvero potente e può sperare di fronteggiare il vuoto, Alioth, che simboleggia quella forza che logora e divora tutti noi, la sensazione di non avere uno scopo, un luogo a cui appartenere. L’armonia tra tutte le nostre parti, o almeno la loro accettazione, è in realtà la vera scintilla.

 

Loki: verso il gran finale

Nonostante sia pieno di riferimenti a letteratura, filosofia e all’opera di Shakespeare, Loki rimane un tassello importante del MCU. Mentre Loki confronta se stesso in diverse forme, in quella che pensavamo fosse la TVA e invece si è rivelata una grande montatura l’atmosfera è elettrica: Ravonna Renslayer (Gugu Mbatha-Raw) è sempre più indecifrabile. Anche lei non sapeva che i Custodi del Tempo erano in realtà dei robot? Sul serio non sa chi c’è dietro a tutto questo trucco? È lei a citare “l’uomo dietro la tenda” (riferimento a Il Mago di Oz, ma anche alla serie Lost che tra pulmini e fumo nero sembra chiamata direttamente in causa).

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Nei fumetti Ravonna è collegata a Kang, che sappiamo sarà il villain di AntMan and the WaspQuantumania. Anche Alioth è legato a Kang, essendo uno dei suoi più importanti rivali. Sarà così anche nella serie o, come spesso è accaduto, gli autori ne cambieranno completamente il destino dando loro una seconda e nuova vita all’interno del Marvel Cinematic Universe? Per saperlo dobbiamo aspettare il prossimo e ultimo episodio di Loki.

Loki è disponibile su Disney Plus dal 9 giugno.

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Loki
Recensione di Valentina Ariete

Come scritto nella recensione del quinto episodio di Loki, questo, fino a ora, è il tassello più divertente e immaginifico, un’avventura in piena regola, con prove da superare, guardiani della soglia, mostri e armi in grado di sconfiggerli. Conosciamo ancora nuove varianti di Loki e sono tutte meravigliose (il Loki coccodrillo diventerà di culto), ma la chimica più forte è quella tra il Loki del 2012 e Sylvie, ovvero Lady Loki. La grande forza del personaggio arriva dall’accettazione della sua parte femminile. Ora che tutto è al suo posto non resta che prepararsi per il gran finale. Scopriremo davvero chi è l’uomo dietro la tenda?

ME GUSTA
  • Sophia Di Martino ha sempre più carisma.
  • Richard E. Grant come “vecchio Loki” è magnifico.
  • Loki coccodrillo è già cult.
  • Fino a ora è l’episodio più divertente.
FAIL
  • Sorge il dubbio che “la grande rivelazione” del finale potrebbe non arrivare.
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