Fermatemi se l’avente già sentita: Twitter censura il post di uno dei politici a capo di un Governo e questi inizia a denunciare gli abusi dei social media sulla politica. A differenza di situazioni omologhe, tuttavia, il Ministro della Giustizia della Nigeria, Abubakar Malami, non ha cercato di minacciare Twitter per obbligarla a un compromesso, piuttosto l’ha immediatamente resa illegale e ha promesso di sbattere in prigione chiunque farà uso dei suoi servizi.

Il Governo federale avrebbe deciso di “de-attivare” le operazioni della Big Tech in loco perché il sito sarebbe “usato persistentemente per attività che sono in grado di sminuire l’esistenza societaria” del Paese. Una dichiarazione forte che, senza troppe sorprese, giunge a distanza di pochi giorni da che il social ha oscurato uno dei tweet del Presidente nigeriano, Muhammadu Buhari.

Il post in questione commentava, non senza aggressività, i moti di secessione che stanno colpendo il sudest del Paese, i quali vengono ricollegati dall’establishment ad alcuni attacchi subiti dalle infrastrutture pubbliche del luogo.

In modo abbastanza trasparente, ma non esplicito, Buhari aveva minacciato di replicare sulla pelle dei dissidenti quanto accaduto durante la guerra civile in Nigeria del 1967-1970, guerra che ha mietuto almeno un milione di vittime e che ha visto sterminata proprio i ribelli che volevano conquistarsi l’autodeterminazione.

La Nigeria ha quindi deciso di bloccare l’accesso di Twitter entro i propri confini, tuttavia, a scanso di equivoci, il Governo ha anche decretato che chiunque riesca ad accedervi per vie traverse possa essere perseguito per legge e condannato all’incarcerazione.

 

Potrebbe anche interessarti: