Non c’è alcuna policy o fact-checking che tenga, almeno stando a una legge pronta a raggiungere il Parlamento britannico. Una legge che potrebbe obbligare presto i social media a sospendere ogni forma di censura nei confronti di un qualsiasi politico che produca contenuti “democraticamente importanti”.

Non importa che i soggetti in questione si lancino su propagande prive di alcuna connessione con la realtà dei fatti – si vedano alcune delle straordinarie campagne pubblicitarie pro-Brexit -, la legge tutelerà comunque la loro posizione e i Facebook e i Twitter di turno non ci potranno fare proprio niente.

Su carta, le intenzioni dovrebbero perlomeno essere buone. Per rendere più chiara l’impostazione delle nuove norme, i legislatori hanno portato a esempio le video-denunce contro le violenze: certo, le immagini prodotte violano le policy e meriterebbero la censura, tuttavia il loro commentario è “democraticamente importante” e pertanto non dev’essere toccato.

In molti sono altresì preoccupati che un simile concetto verrà immediatamente abusato dai fabbricanti di bugie strategiche. Un tale timore viene peraltro acuito dal fatto che una forma omologa di “salvacondotto” politico sia estremamente ambita dai Repubblicani statunitensi, i quali sono ben poco interessati a un sobrio confronto politico, piuttosto vogliono semplicemente evitare che i social li sospendano per le bugie e le provocazioni che lanciano.

Ovviamente la “online safety bill” non si limita a introdurre solamente questo controverso cavillo, al suo fianco compaiono maggiori tutele per i siti dei quotidiani, nonché norme che andranno a responsabilizzare i portali a riguardo delle frodi internettiane reiterate. Basta col catfishing, insomma.

 

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