Social network, dalla Florida una proposta contro i ban ai politici: Disney è esentata

2 settimane fa

Lo Stato della Florida vuole vietare alle grandi aziende tech, come Facebook e Twitter, la possibilità di bannare i politici che si siano candidati ad un’elezione, in modo da garantire la pluralità dei social prima dei principali appuntamenti elettorali. Curiosamente, la proposta esonera esplicitamente dall’obbligo un’unica azienda: la Walt Disney Company.

La proposta SB 7072 è stata approvata dall’assemblea statale con 77 voti a favore e 38 contro. Il disegno di legge, nella versione approvata dal congresso, dovrà ricevere parere favorevole anche dal senato statale. La legge prevede una multa di 25.000$ per ogni giorni di ban inflitto – consapevolmente – ad un politico che si è candidato ad una carica pubblica. Nella prima bozza della proposta, la sanzione si fermava a 10.000$ al giorno. Nel caso in cui il ban sia contro un candidato ad una carica d’importanza statale o federale, la sanzione sale a 250.000$.

Lo “scudo contro i band” dei social network entra in vigore non appena il politico annuncia al pubblico la sua candidatura ed esaurisce al termine del giorno delle elezioni, o quando il politico annuncia di volersi ritirare dalla competizione elettorale.

La legge, al netto di una sanzione insufficiente a mettere in seria difficoltà realtà come Facebook o Twitter, vuole privare i social della possibilità di interferire con le elezioni, chiudendo la stagione della censura ai danni dei politici in carica o in corsa per le elezioni.

Facebook, Twitter e Google sono avvisati. Disney no, può fare quello che crede. Letteralmente. La proposta esenta infatti tutte le aziende che gestiscano un parco tematico o un “grande complesso dedicato all’intrattenimento”. Disney non possiede social network, ma è evidente che la maggioranza dell’assemblea della California non vuole correre il rischio di indispettire la multinazionale che, con il suo Disney World Park di Orlando, rappresenta una fonte importante del gettito fiscale dello Stato.

Tra gli altri requisiti – questi sì più generici e universali – troviamo il fatto che la legge si applica a tutte le piattaforme con almeno 100.000 utenti attivi su base mensile o con 50.000 abbonati, se il servizio è a pagamento. Il divieto di ban copre non solo i candidati alle elezioni, ma anche i siti di news.

I social potranno comunque riservarsi il diritto di cancellare specifici post in violazione delle linee guida. Una volta in vigore, è probabile che la legge verrà contestata dalle principali aziende coinvolte. Secondo diversi esperti, la proposta rischia di violare il primo emendamento della Costituzione.

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