Ci sono voluti due decenni e tre visite in una remota stazione di ricerca piazzata tra le distese ghiacciate del Polo Sud, tuttavia il cosmochimico Jean Duprat è finalmente riuscito a raggiungere l’ottenimento di una vita: ipotizzare quanta polvere spaziale cada sulla Terra ogni singolo anno.

A differenza delle stelle cadenti e dei meteoriti, la polvere spaziale – o, per meglio dire, i depositi di micrometeoriti – quasi non si nota, mimetizzandosi alla perfezione con la banalissima e quotidiana polvere terrestre, divenendo pressoché indistinguibile dalla comune sporcizia.

Duprat ha dunque applicato l’unica soluzione possibile per prevenire l’inquinamento delle prove: andare dove non esistono persone, fauna o flora. Lo scienziato si è appoggiato alla base di ricerca franco-italiana nota come Concordia, quindi, per evitare di incappare in errori di calcolo, ha scavato nel ghiaccio fino a giungere allo strato nevoso del 1995, data antecedente alla costruzione dell’insediamento.

Anni di verginali depositi nevosi sono stati raccolti in barili, fatti sciogliere per ricavarne più di 2.000 particelle che spaziano da 12 ai 700 micron e analizzati sotto microscopio elettronico e via spettroscopia.

Dopo aver fatto una cernita di quanti granelli di polvere siano terrestri e quanti invece vengano da fuori, lo scienziato è arrivato a stimare che la terra si trovi “invasa” da almeno 5.200 tonnellate di depositi ogni singolo anno. L’indagine è stata pubblicata per esteso su Earth and Planetary Science Letters.

 

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