Negli scorsi mesi ha fatto molto discutere il licenziamento di due delle leader del team che si occupa di offrire un’opinione etica a proposito dello sviluppo delle IA di Google, ora gli azionisti chiedono che siano offerte maggiori tutele a quei whistleblower che evidenziano le criticità di gestione della Big Tech.

L’allontanamento di Timnit Gebru ha infatti sollevato molte, moltissime perplessità. La situazione della donna è diventata spinosa nel momento stesso in cui ha presentato un report in cui criticava aspramente le strategie di machine learning, giudicate eccessivamente dannose per l’ambiente.

L’azienda ha dunque chiesto a Gebru di stemperare i toni del suo documento e, al suo rifiuto, le due parti hanno deciso di recidere il contratto. Google descrive la cosa come un allontanamento volontario, l’ex dipendente come un licenziamento in tronco.

Da allora si sono presentati ulteriori licenziamenti, alcuni dipendenti se ne sono andati in segno di protesta e la struttura gerarchica del team ha subito un rinnovamento radicale. La rivoluzione ai vertici, tuttavia, sembra non aver risolto le perplessità del team, anzi.

Samy Bengio, ex supervisore del team etico, era stato uno dei molti a dare voce al proprio disappunto, quando le colleghe erano state licenziate. Disappunto che, stando a Bloomberg, si sarebbe acuito quando la nuova gestione lo avrebbe di fatto sollevato da ogni responsabilità professionale.

Bengio ha abbandonato l’azienda da vero professionista, senza sollevare polemiche, tuttavia il fatto che l’ennesima voce dissonante sia stata sedata da l’impressione che Google stia facendo piazza pulita di chiunque non si dimostri collaborativo nei confronti dei progetti dei piani alti, cosa che preoccupa non poco alcuni degli azionisti.

Segnalazioni suggeriscono che molti dei dipendenti di Google che si sono dimessi o che sono stati licenziati […] avevano denunciato rappresaglie dopo aver segnalato che le pratiche dell’azienda abbiano ripercussioni sui diritti umani, inclusi razzismi e sessismi diffusi sistematicamente sul posto di lavoro. Questi segnali d’allarme suggeriscono potenziali problemi interni culturali, etici e/o dei diritti umani,

ha scritto Trillium Asset Management, azienda che detiene 63.078 azioni di Alphabet, azienda madre di Google.

 

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