Il Regno Unito vuole obbligare Facebook ad installare una backdoor su WhatsApp e Messenger

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1 mese fa

Il Regno Unito vuole costringere le grandi piattaforme ad includere delle backdoor nelle loro app di messaggistica. Da Messenger a WhatsApp, via la crittografia end-to-end e dentro una via preferenziale per permettere alle autorità di violare facilmente la privacy dei cittadini.

Non è semplicemente un’idea terribile per chiunque abbia a cuore i suoi diritti, è anche una mossa estremamente pericolosa che rischia di esporci a criminali e altri malintenzionati. Prima che la backdoor venga individuata e sfruttata anche dagli hacker quanto ci vorrà?

Non stupisce allora che i movimenti per i diritti civili britannici siano già sul piede di guerra. Pronta la replica di Open Rights Group: «una backdoor installata di default significa sottoporre tutti i nostri messaggi alla sorveglianza e il controllo delle autorità, sulla base dell’assunto che siamo tutti criminali». Vale peraltro la pena di ricordare che già oggi le autorità hanno strumenti estremamente sofisticati per accedere e violare le nostre comunicazioni, da ultimi i cosiddetti captatori informatici (o trojan di Stato), sempre più frequenti all’interno degli ordinamenti dei Paesi — Italia inclusa. Ma c’è una differenza tra un trojan di Stato e una backdoor: il primo richiede l’autorizzazione del giudice in casi di gravi indizi di reato, la seconda invece è installata di default su tutti i sistemi, a prescindere dalla fedina penale dell’utente.

L’Home Office del governo britannico punta il dito contro l’uso della crittografia da parte di terroristi e pedofili: «la crittografia end-to-end pone un rischio serio e inaccettabile alla sicurezza della nostra società», si legge in una nota del dicastero.

La proposta di una backdoor per rendere inefficace ogni forma di protezione ai messaggi dei cittadini verrà presentata verso fine aprile, nel corso di una tavola tonda con alcuni enti e le aziende tech, scrive il The Guardian.

Jim Rock dell’Open Rights Group ha invitato il primo ministro Boris Johnson a ripensarci e prestare ascolto al suo «vero istinto libertario», resistendo a quello che definisce un «impulso orwelliano e francamente pericoloso».

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