The Rental, la recensione: Dave Franco indaga nell’anima dei protagonisti

6 mesi fa

7 minuti

La recensione di The Rental

Come vedremo nella recensione di The Rental, il film segna il debutto alla regia di Dave Franco ed è disponibile, insieme a tante altre pellicole, dal 10 marzo su Amazon Prime Video. La storia segue due coppie di amici che decidono di affittare online, per un weekend, una casa sull’oceano. Tuttavia, una volta giunti sul posto, quella che doveva essere una tranquilla e divertente vacanza, si trasformerà in un incubo. Il proprietario di casa, tra l’altro, sembra essere un uomo strano e inquietante. Inoltre i quattro vecchi amici nascondono oscuri segreti che durante la vacanza verranno a galla e che si aggiungeranno al sospetto di essere spiati dal padrone della villa.

Il cast di The Rental si avvale della presenza di Dan Stevens, conosciuto per aver interpretato il ruolo di Matthew Crawley nella serie tv Downton Abbey e quello di David Haller in Legion (Marvel). L’attore veste i panni di Charlie, un uomo innamorato della moglie Michelle (Alison Brie) che lavora al fianco di Mina (Sheila Vand), la quale è fidanzata con il fratello del collega, Josh (Jeremy Allen White). I quattro personaggi sono i protagonisti della storia.

The Rental di Dave Franco

Ora vediamo insieme il contenuto del film con la nostra recensione di The Rental.

La recensione di The Rental: contesto e  personaggi

The Rental non si discosta molto dal contesto in cui si svolgono generalmente i film horror. Ritroviamo una casa delle vacanze, isolata dal resto del mondo (non sia mai il contrario!), un cane da compagnia, un’atmosfera pesante, personaggi bizzarri (e con la maschera) piazzati sullo sfondo della storia dei protagonisti e segreti che vengono alla luce man mano che la pellicola prende forma. Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte.

I personaggi del film, disponibile su Amazon Prime Video, rappresentano dei cliché: abbiamo Charlie, un uomo che appare affidabile e sicuro di sé; Michelle, una donna giusta e vitale; Josh, un giovane fragile e insicuro; e Mina, una donna bella e intelligente. Ovviamente non manca il possibile assassino, nonché proprietario della casa, che si dimostra razzista, bislacco e particolarmente molesto.

Il contesto e i personaggi non aggiungono nulla di nuovo all’horror di Dave Franco. È l’interpretazione degli attori a fare la differenza!

The Rental di Dave Franco

Dove eravamo rimasti? Ah, sì: l’interpretazione degli attori, che dimostrano essere tutti perfettamente in parte e credibili. Se i personaggi, quindi, si possono relegare in alcune categorie di persone riconoscibili e prestabilite, gli attori danno prova che anche un cliché può diventare interessante. Il tutto sta nella forza e della recitazione e nelle verità che, attraverso gesti, reazioni espressive e giochi di sguardi, vengono a galla. Perché scopriamo che ogni personaggio ha le sue paure e debolezze, al di là dell’apparenza.

Così i cliché precostituiti vanno a perdersi.

Quindi ciò che vediamo non è una corretta rappresentazione della realtà: i personaggi indossano delle “maschere” difensive, come quella adottata dall’assassino per nascondersi. Diventa, il loro, un modo per celare l’inettitudine che li caratterizza. Tutti, tranne Michelle. La fidanzata di Charlie è la sola che sembra spinta da un senso di integrità morale nelle sue scelte. Per così dire: alla fine dei giochi ci rendiamo conto che, seppure combattuta, accetta di andare contro i suoi principi.

The Rental: la suspense e il colore

horror di Dave Franco

Nell’horror – le atmosfere e gli eventi che si verificano rimandano a questo genere cinematografico, pur essendo definito un thriller – si assiste a una netta scissione tra la prima ora di visione e l’ultima mezz’ora. Nella prima parte del film Dave Franco si concentra sui protagonisti della storia, utilizzando un ritmo narrativo rallentato dalle loro vicende intime. L’obiettivo è quello di esplorare l’anima dei personaggi, adottando il genere come mezzo per fare esplodere le contraddizioni personali dei protagonisti.

Nella prima ora di visione manca la suspense.

Non c’è suspense in questo arco di tempo, anche se non mancano alcuni stratagemmi utilizzati allo scopo di creare una certa inquietudine nello spettatore: ad esempio il modo di porsi del proprietario della casa in riva al mare o le reazioni dei quattro malcapitati in balia degli eventi. Eppure l’attenzione ai particolari del regista permette di non annoiarsi e di addentrarsi sempre più a fondo nelle vite dei protagonisti, come fossero parte integrante della nostra realtà.

Film Horror di Dave Franco

All’improvviso succede qualcosa di inaspettato e cambia tutto. L’atmosfera tra i protagonisti diventa pesante.

Tutto cambia quando il nemico, che fino a quel momento si era limitato a spiare gli ospiti tramite l’uso di telecamere ben piazzate nella casa (poi scoperte, ma da chi e come dovrete vederlo voi!), passa all’azione. L’andamento narrativo diviene incalzante, così tanto da confondere lo spettatore: tutto si sussegue in un vortice continuo di violenza e crudezza. Cambi di inquadratura repentini cominciano a caratterizzare il film.

Dave Franco abbandona quasi completamente il registro tecnico impiegato sino a quel momento per creare una maggiore suspense, prima inesistente, riuscendo solo in parte nell’intento: fino all’ultimo è difficile comprendere come andrà a finire per i quattro personaggi centrali della storia. Se finirà poi, perché mica è detto che qualcuno si salverà.

Da ricordare è la fotografia, che usufruisce del punto luce sui volti degli attori allo scopo di provocare un senso di incertezza e di paura per ciò che potrebbe succedere da un istante all’altro. Contribuisce ad aumentare lo stato di ansia l’ottimo uso del colore. Le tonalità di blu, infatti, rendono il clima più cupo e freddo, perfetto per il genere cinematografico, pur non essendo una tecnica innovativa. Se poi aggiungete una fitta nebbia, forse un po’ abusata ma suggestiva, a contraddistinguere la pellicola, il gioco è fatto.

La sceneggiatura e i temi principali

L'horror di Dave Franco

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Franco in collaborazione con Joe Swanberg, non delude perché mette in luce, attraverso dialoghi efficaci e ponderati, la profondità e il disagio provato dai singoli individui coinvolti nella vicenda. Come in tutte le cose, però, c’è un problema: negli ultimi venti minuti di The Rental è come se non esistesse una sceneggiatura. Tutto tace e lo spettatore sembra trovarsi in una realtà completamente diversa, che ha quasi lasciato da parte la parola in favore della sola immagine visiva. Un modo di intrattenere di cui tutto sommato, visto il buon risultato, non possiamo lamentarci.

Nella recensione di The Rental scoprite che tradimenti (passati o presenti?! Non ve lo diciamo), incomprensioni e segreti sono all’ordine del giorno. Se inizialmente le coppie sembrano molto affiatate e felici, man mano che il film prosegue nella narrazione ci rendiamo conto che nulla è come appare. Solo Michelle, in confronto agli altri, è una santa. Sicuramente il tema principale è la mancanza di comunicazione nelle due coppie, che emerge nel momento in cui tutte le verità vengono in superficie.

Li vediamo sorridere, baciarsi, dirsi “ti amo” e poi compiere gesti insensati rispetto a quanto sentito fino a qualche minuto prima. È questo l’amore?!

 

C’è dell’incoerenza, che ovviamente non è dovuta alla sceneggiatura, ma al modo di essere dei protagonisti della vicenda. D’altronde, se si fossero detti sempre tutto, la storia si sarebbe conclusa dopo circa tre quarti d’ora di visione. Di certo, in questo caso, non si sarebbe trattato nemmeno di un horror, visto che Dave Franco punta l’obiettivo della macchina da presa proprio sulle fragilità dei personaggi per mantenere l’interesse del pubblico, facendone l’arma vincente della pellicola, nonostante tutti i cliché legati al genere cinematografico presenti nel film.

 

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67
The Rental
Recensione di Rosanna Donato

The Rental è un film horror che si lascia seguire bene, nonostante la presenza di cliché che non aggiungono nulla di nuovo al film. Il buon uso della macchina da presa, una fotografia valorizzata e la capacità degli attori di mostrare le fragilità dei propri personaggi, risultando sempre credibili e mai superficiali, sono gli elementi che spiccano nella pellicola di Dave Franco.

ME GUSTA
  • La fotografia suggestiva
  • La scelta di puntare sulle fragilità dei personaggi
  • L'interpretazione degli attori
FAIL
  • I cliché
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