Molte nazioni stanno pensando di imporre ai propri cittadini un “passaporto vaccinale” che attesti l’immunizzazione dei singoli soggetti al virus SARS-CoV-2, tuttavia la Cina è la prima a realizzare per davvero un simile progetto. Il grande passo è stato annunciato domenica dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il quale è mosso dalla speranza che una simile risoluzione possa facilitare gli spostamenti oltre confine.

Il documento non è (ancora) obbligatorio e non determina pertanto limitazioni sui movimenti all’intero o all’esterno del Paese, tuttavia il portavoce del ministro, Zhao Lijian, ha segnalato che la Cina vorrebbe prendere accordi con altre nazioni, in modo da consolidare un format di mutuo riconoscimento su cui strutturare un network di “passaporti” internazionali.

Ora come ora, gli unici che sono autorizzati a richiedere la certificazione sono i cittadini cinesi, i quali la ricevono digitalmente attraverso la piattaforma WeChat o in formato cartaceo presso le istituzioni. In ambo i casi sarà predominante la presenza dei codici QR, tecnologia che è stata ampiamente adoperata anche durante le prime fasi della pandemia, quando il monitorare i movimenti delle persone era più vitale che mai.

Il passaporto vaccinale riporta lo stato di salute del soggetto, la sua immunizzazione, da quanto ha ottenuto il vaccino, in quale struttura sia stato vaccinato e con quante dosi, i risultati dei test sierologici, degli anticorpi e dei test degli acidi nucleici.

Alcuni temono che un simile documento possa ledere la privacy dei cittadini, tuttavia le autorità cinesi rassicurano del fatto che il tutto sia pensato per proteggere le informazioni sensibili. In effetti, il sistema QR adoperato per il monitoraggio un anno fa non aveva causato violazioni della privacy, tuttavia aveva generato una distorsione dei rapporti sociali.

L’app attribuiva a ogni utente un valore di rischio (verde, giallo, rosso), cosa che ha portato molte comunità a sviluppare diffidenza reciproca e astiosità. I dubbi che frenano molte nazioni dall’adottare il cosiddetto passaporto vaccinale sono proprio deontologici, ovvero si teme che un simile documento possa generare una forte scissione tra le possibilità dei cittadini vaccinati e di quelli che sono ancora in attesa.

 

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