Wolfwalkers, la recensione: magia, superstizione ed amicizia

25
5 mesi fa

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Wolfwalkers, la recensione: magia, superstizione ed amicizia

Recensione di Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, nuovo film d’animazione diretto da Tom Moore e Ross Stewart. Il lungometraggio è disponibile su Apple TV.

Il lupo è una delle figure fondamentali del folklore irlandese. L’animale, che in tempi antichi era molto presente sul territorio, nelle leggende è spesso associato al concetto di divinità e di guerriero. Proprio su alcune leggende irlandesi e sul reale problema che i lupi rappresentavano per le popolazioni dell’Irlanda si basa il nuovo film d’animazione diretto da Tom Moore e Ross Stewart.

Nella recensione di Wolfwalkers – Il popolo dei lupi scopriremo una storia fatta di magia, superstizione ed amicizia. Una vicenda che contrappone l’uomo e la natura e lo fa in maniera dolce e delicata.

 

Wolfwalkers, la recensione: magia, superstizione ed amicizia

 

Protagonista della storia è la piccola Robyn Goodfellowe, che dall’Inghilterra si è trasferita nella città irlandese di Kilkenny con il padre cacciatore Bill. L’uomo è stato chiamato dal Lord Protector per sterminare i lupi che vivono nella foresta situata vicino la città e che aggrediscono i taglialegna ogni volta che questi vi si avvicinano. Desiderosa di aiutare il padre, Robyn lo seguirà di nascosto nella foresta e scoprirà che il branco di lupi è guidati da Mebh. La bambina è una wolfwalker, popolo leggendario capace di trasformarsi in lupo quando dorme. Inizierà così tra le due un’amicizia che cambierà la loro vita per sempre.

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi segna il grande ritorno di Tom Moore.

 

 

 

Voglia di libertà

Sin dai primi minuti del film si evince come la libertà, e la continua ricerca di essa, sia uno temi principali della storia. Libertà che è pienamente rappresentata dalle due protagoniste, Robyn e Mebh. La prima ne è alla continua ricerca, schiacciata da una società, quella del 1600, che non consentiva alle donne di avere sostanzialmente libero arbitrio. La seconda invece ne è la rappresentazione più pura. La piccola wolfwalker infatti vive senza vincoli.

La libertà e la dicotomia uomo/natura sono tra i temi principali del film.

Una libertà, spesso selvaggia e incontrollata, che Robyn conoscerà solo dopo l’incontro con la sua nuova amica. Un incontro che cambierà la vita di entrambe, non solo perché nasce tra loro una solida amicizia – dove non mancheranno incomprensioni – ma perché aprirà loro gli occhi sul mondo dell’altra.

Le due bambine rappresentano anche la dicotomia tra uomo e natura. Non a caso il loro primo incontro sarà piuttosto turbolento. Ma nonostante ciò, riusciranno a comprendersi, perché infondo gli occhi e il cuore di un bambino riescono a vedere oltre le apparenze meglio degli adulti.

 

 

Adulti che sono simbolo dell’ottusità e dell’incapacità di ascoltare. Sia il padre di Robyn che il Lord Protector non sono in grado di guardare al di là del proprio naso e non provano neanche a capire la situazione. Ottusi fino alla fine, anche quando la verità gli si palesa davanti gli occhi.

Ottima la sceneggiatura, capace di dare vita ad una storia avvincente.

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è un film che punta tutto sui personaggi, in particolare sulle protagoniste. Caratterizzate come meglio non si potrebbe, Robyn e Mebh sono personaggi reali e in cui è facile riconoscersi. Una storia quella raccontata che è al servizio dei due personaggi principali. Tutti gli eventi hanno il solo scopo di farle crescere.

Proprio la sceneggiatura è uno dei punti di forza del film. Una scrittura asciutta e senza troppi fronzoli quella di Will Collins, capace di attingere a piene mani dal folklore irlandese ma capace di costruire una storia più contemporanea che mai.

 

 

Un film stratificato

Quello che salta all’occhio durante la visione è che l’ultimo lavoro di Tom Moore e Ross Stewart è un film stratificato. Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è molto di più di una semplice storia di amicizia. È un film politico, in cui il rapporto tra due bambine tanto diverse ma allo stesso tempo molto simili è la chiave di lettura.

Impossibile non vedere il dualismo tra uomo e natura, come già scritto sopra, così come è impossibile non vedere il fatto che la società irlandese dell’epoca, in cui il film è ambientato, non sia altro che la metafora dei giorni nostri. Ieri come oggi l’uomo è ottuso e incapace di mettersi in discussione. Troppo convinto delle sue idee ed innamorato del potere, che cerca di ottenere e mantenere ad ogni. Anche con il terrore.

Wolfwalkers è un film che racchiude molti più significati di quanto sembri.

Una società incapace di valorizzare il prossimo, soprattutto le donne. La società patriarcale del passato è purtroppo ancora ben ancorata e il film ce lo mostra con scene tanto semplici quanto potenti. Così come ci mostra l’incapacità dell’uomo nel vedere la bellezza di quello che lo circonda e la facilità con cui distrugge tutto.

Non è un caso che gli adulti siano cinici e meschini e che quelli che hanno conservato un animo buono vengano rinchiusi e messi a tacere. Wolfwalkers – Il popolo dei lupi mette bene in evidenza lo scontro generazionale tra genitori incapaci di comprendere i bisogni e le aspirazioni dei figli, che sono desiderosi di quella libertà che è un concetto inconcepibile per le vecchie generazioni. Incomunicabilità la cui conseguenza è la distruzione di tutto.

 

Wolfwalkers, la recensione: magia, superstizione ed amicizia

 

Una divisione quella tra uomo e natura evidenziata anche nei disegni. La città di Kilkenny è caratterizzata da linee nette e rigide e da colori grigi. Al contrario la foresta presenta disegni più armoniosi, più liberi, e da colori vivi e sgargianti. Da una parte la freddezza e la tristezza di una prigione – non a caso nessuno a parte soldati e cacciatori può uscire dalle mura – e dall’altra il calore e la gioia della natura.

Ottima la regia di Tom Moore e Roos Stewart. I due portano lo spettatore dentro la storia.

A tutto ciò va aggiunta la grande regia del duo Moore/Stewart, capace di portare lo spettatore nel pieno di una vicenda capace di scaldare il cuore. I due registi riescono a far divenire lo spettatore uno dei personaggi della storia, facendolo ora andare a caccia con Robyn, ora correre per il bosco con i lupi. Perfetta immedesimazione in due ragazze che lotteranno per quello in cui credono. Perché in fondo le nuove generazioni sono da sempre simbolo di speranza.

In conclusione della recensione di Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, il film diretto da Tom Moore e Ross Stewart è una tenera storia di amicizia che ha in se molto di più di quello che si vede. Una storia capace di catturare l’attenzione sin da subito e di far riflettere.

Da vedere assolutamente.

 

 

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è disponibile su Apple TV.

 

 

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