Il Maryland ha approvato una tassa sulle inserzioni pubblicitarie online. È una delle prime tasse al mondo progettate appositamente per aggredire il business degli ad pubblicitari.

Il Maryland è il primo Stato degli USA ad aver approvato una tassa sulle inserzioni pubblicitarie online e, verosimilmente, è uno dei primi governi al mondo ad intervenire con una legge che vada ad aggredire appositamente i ricavi creati dai banner pubblicitari sui siti internet.

La tassa è compresa tra il 2,5 e il 10% del prezzo di ciascuna campagna pubblicitaria, a seconda delle dimensioni dell’azienda che vende lo spazio pubblicitario. Lo Stato del Maryland si aspetta di ricevere ogni anno un gettito fiscale di circa 250 milioni di dollari dalla nuova tassa. I politici hanno spiegato di voler usare il grosso del gettito per finanziare una riforma dell’educazione pubblica da 4 miliardi di dollari.

La tassa si applica esclusivamente alle aziende con un ricavato annuo superiore ai 100 milioni di dollari. Non ci sono molte aziende che rispondano a queste caratteristiche ed è evidente che il vero obiettivo siano i colossi del calibro di Google e Facebook.

In questi giorni stiamo assistendo ad un crescente interesse della politica e dei regolatori nei confronti delle grandi piattaforme tech. Mentre in Maryland la politica ha deciso di attaccare le finanze delle grandi aziende come Google e Facebook – i due rispettivi leader del mercato dell’advertising online -, in Australia il Governo sta giocando una partita completamente diversa cercando di imporre ai colossi di dare un equo compenso all’editoria in cambio dell’uso dei loro contenuti. Facebook ha risposto con ‘l’opzione nucleare’: ossia bloccando la condivisione di tutti i link che portino ai siti dei media, creando peraltro molti disguidi anche alle pagine del Governo e delle onlus.