La pratica dello Zoombombing sembra non fermarsi mai, ma la colpa è di insider che postano i dati di accesso su 4chan e Twitter.

Con la crescente digitalizzazione degli eventi sociali, Zoom è divenuto un caposaldo con cui riuscire a intrattenere call di lavoro e lezioni giornaliere. Nonostante questo, il software si è dimostrato estremamente vulnerabile, concedendo accessi imprevisti a disturbatori e a molestatori.

La recente ricerca portata avanti dall’Università di Boston ha tuttavia identificato come il problema potrebbe dipendere a elementi estranei alle possibilità degli sviluppatori. Stando ai dati raccolti, infatti, il problema nascerebbe dall’interno, con fughe di dati pensate sin da subito per causare disagi.

Le nostre scoperte ci dicono praticamente che molte di queste call sembrano essere adoperate per le lezioni online e sembra che le azioni di disturbo siano causate da “insider”. Gli studenti si annoiano, durante le lezioni, oppure vogliono infastidire il loro docente o chiunque altro, quindi postano i dettagli d’accesso alle proprie lezioni online e chiedono alle persone di unirsi, così da imporre disturbo,

ha suggerito lo scienziato informatico Gianluca Stringhini, ricercatore che ha guidato l’indagine.

Il team ha monitorato sia Twitter che 4Chan, cercando tracce di utenti che parlassero in qualche modo di zoombombing. I post raccolti sono quindi stati analizzati uno per uno e i dati sono stati incrociati a loro volta con le situazioni di intrusioni illecite.

Il risultato è che, nella maggior parte dei casi registrati, i ricercatori sono stati in grado di risalire alla fonte degli assalti internettiani seguendo le informazioni raccolte sulle due piattaforme, confermando la teoria dell’insider pronto a causare fastidi a tutti pur di intrattenersi.

Strighini ipotizza che le statistiche siano persino ottimiste, visto che l’indagine si sia fermata a due soli social, e che la quasi totalità del zoombombing potrebbe essere praticato secondo queste modalità.

 

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