Un ragazzo rischia dieci anni di prigione per una chat di Facebook

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2 anni fa

lucchetto digitale

I post di Facebook di un ragazzo dell’Arizona sono finiti nel mirino dell’FBI e ora rischia di passare dieci anni in prigione.

Sono tempi difficili per tutti e i social diventano il luogo d’eccellenza in cui sfogarsi. A volte gli sfoghi sono semplici sbruffonate, altre volte preludono perverse macchinazioni. Il caso del ventiseienne Loren Reed sembrerebbe direzionarsi verso la prima categoria, ma il dipartimento di polizia di Page, Arizona, é pronto a punire il ragazzo severamente.

Reed, nativo americano, é stato un chiassoso supporter del movimento Black Lives Matter e ha intrattenuto fitte chat di gruppo in cui dava voce a tutta la frustrazione che provava nei confronti del sistema statunitense e, più nello specifico, della polizia.

Reed ha avuto la sfortuna di invitare nelle sue chat piene zeppe di meme ed emoticon un poliziotto sotto copertura, il quale ha salvato ben 90 pagine di testo che, inesorabilmente, sono finite allegate ad una inclemente denuncia penale.

Il tono adottato dallo scambio di messaggi non é troppo differente dalle prospettive “ACAB” che alimentano alcuni manifestanti nostrani, ma le minacce sono state prese senza alcuna pretesa d’ironia.

Nello specifico, la polizia e l’FBI hanno evidenziato una serie di battute tra l’autore dei testi e un suo amico. In vista delle manifestazioni, l’ospite della conversazione aveva chiesto la gentilezza di non bruciare i pub e Reed, per rassicurarlo, aveva menzionato l’intenzione di voler dare fuoco “solamente al tribunale“.

Il tribunale non é stato ridotto in cenere e, anzi, il ragazzo non era neppure dotato dei materiali necessari a portare avanti un simile piano, tuttavia un simile proposito, pubblicato su Facebook in forma privata, potrebbe ora garantirgli un futuro in prigione.

In custodia cautelare dal 2 giugno, Reed é uno dei tanti supporter dei BLM che, sfogandosi sui social, é finito nella lista nera di quella polizia, la quale si é occasionalmente appoggiata alla retorica iperbolica offerta dal presidente uscente Donald Trump, il quale vede nell’Antifa il nemico numero uno del Paese a stelle e strisce.

 

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