Donald Trump, dopo il ban la disinformazione su Twitter è crollata del 73%

900
2 anni fa

trump donald

Il ban di Twitter contro Donald Trump ha prodotto i suoi primi effetti: crolla la disinformazione sui brogli elettorali. I post dei complottisti calano del 73%.

Il deplatforming contro Donald Trump ha lasciato ancora molte domande senza risposta, eppure sembra che abbia avuto un primo importante effetto: su Twitter, dopo il ban al Presidente, la disinformazione sui risultati delle elezioni è crollata del 73%.

A dirlo è l’istituto di ricerca Zignal Labs. Il dato si riferisce, come intuibile, esclusivamente alle illazioni sulle presunte frodi che sarebbero avvenute nel corso delle presidenziali americane dello scorso 3 novembre. Zignal Labs ha monitorato il social network per il periodo che va dal 9 al 15 gennaio, ossia i giorni immediatamente successivi alla sospensione a vita dell’account di Donald Trump.

«I post con accuse di brogli sono crollati da 2.5 milioni a 688.000», si legge sul report. Anche i post con alcuni hashtag popolari nella comunità di sostenitori di Trump sono calati drasticamente, ad esempio #FightforTrump è crollato del 95%.

Più ambigui sono invece i dati relativi a QAnon, se alcuni hashtag popolari nella comunità di complottisti sono diminuiti drasticamente, le menzioni al movimento e alle sue teorie sono aumentate del 15%. Ovviamente questo potrebbe semplicemente essere il frutto della maggiore attenzione dei media e dell’opinione pubblica nei confronti del movimento dopo i fatti di Capitol Hill.

Allo stato attuale, non è ovviamente possibile individuare un nesso causale certo tra il ban di Trump e il crollo dei post sui brogli su Twitter. Vale la pena di sottolineare che, dopo la violenta manifestazione di Capitol Hill, per la prima volta Donald Trump ha iniziato ad ammettere la sua sconfitta e non ha più mostrato interesse nel contestare i risultati delle presidenziali del 2020.

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