La corte britannica ha dovuto fare acrobazie diplomatiche, ma alla fine ha deciso: niente estradizione per Julian Assange.

Oggi, lunedì 4 gennaio, la giudice inglese Vanessa Baraitser ha decretato che Assange, per quanto considerato colpevole di tutte le accuse, non potrà essere estradato negli Stati Uniti a causa del suo precario stato di salute mentale.

Facciamo un passo indietro: Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, é perlopiù celebre per aver reso pubbliche tutta una serie di informazioni sensibili che il Governo statunitense avrebbe volentieri messo a tacere.

Dai dati sui prigionieri rinchiusi a Guantanamo ai video di elicotteristi che sterminano villaggi iracheni confondendo i giornalisti di Reuters per miliziani, per non parlare dell’aiuto che la sua organizzazione ha dato a Edward Snowden.

Nonostante certi punti oscuri sulla gestione di WikiLeaks, Assange é divenuto rapidamente un anti-eroe, un paladino difensore della libertà di stampa, con i giornalisti di tutto il mondo che non possono che celebrare in massa il diniego ricevuto dagli USA.

 

Risk

 

Nonostante il risultato finale, il Regno Unito si é dimostrato tutt’altro che deciso nel prendere la decisione. Il “più grande alleato” economico degli Stati Uniti ha infatti riconfermato che Assange debba essere considerato reo di tutte le fughe di dati, con la mancata estradizione che giunge più che altro come un disperato cavillo tecnico.

Incastrata tra due fuochi, l’Inghilterra non vuole contrariare gli USA, ma non vuole neppure mettersi al centro di quello che viene considerato il più grave atto di censura del mondo Occidentale.

Per ora, quindi, Assange continuerà a essere “ospite” della prigione di massima sicurezza Belmarsh, la quale viene ritenuta dalla giudice come un posto civile e umano, se comparata alle carceri statunitensi nelle quali verrebbe rinchiuso il prigioniero in questione.

E non stiamo parlando di una sentenza leggera: Assange deve scontare 175 anni di detenzione per i diversi capi d’accusa di spionaggio di cui si é macchiato.

Vista la situazione, molti promotori della libertà di stampa si sono appellati al presidente Donald Trump perché conceda al leader di WikiLeaks la grazia, ma nessuno di loro ha mai ricevuto riscontro.

Ora si torna a una forma di status quo, con gli USA che probabilmente rinnoveranno la richiesta di estradizione per Assange appellandosi alla Corte Suprema britannica. Si preannuncia quindi un proseguimento della battaglia legale, con risvolti che potrebbero durare ancora mesi, se non anni.

 

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