La recensione de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, il nuovo film di Sydney Sibilia basato sulla storia dell’isola – nata su di una piattaforma – creata dall’ingegnere Giorgio Rosa e che il 1 maggio 1968 autoproclamò lo status di Stato indipendente. Dal 9 Dicembre su Netflix.

Dopo la trilogia di Smetto Quando Voglio che ci ha fatto vivere con le paradossali avventure dei ricercatori, professori e studiosi universitari alle prese con la creazione di una droga sintetica, Sydney Sibilia torna sul grande schermo – quello di Netflix – con una storia che questa volta si concentra sul singolo ma continua ad avere dell’incredibile.

Nella recensione de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose vi porteremo a scoprire la straordinaria e reale storia che ha mosso Sydney Sibilia e lo ha portato ad incrociare la strada di Giorgio Rosa e del suo piccolo mondo idilliaco, il quale non solo ha rappresentato l’impossibile che diventa possibile ma anche quella fame, quel desiderio di realizzazione dei propri sogni, di espansione delle proprie passioni, andando letteralmente contro tutti e tutto, compreso lo Stato italiano.

E se aveste voglia di approfondire ancora di più, Giovedì 10 Dicembre alle ore 18:30 sul nostro canale Twitch saremo live assieme al regista Sydney Sibilia.

 

 

 

L’utopia che diventa realtà

Siamo nel 1968, uno degli anni più caotici, tumultuosi e particolari della storia italiana (ma non solo). Mentre la manifestazione e contestazione studentesca si fa sempre più animata, l’ingegnere meccanico Giorgio Rosa (Elio Germano) sente una grande insoddisfazione dentro di sé. Le sue invenzioni non vengono capite. Il suo modo di vivere non viene compreso. Lui non viene capito. Vuole di più. Sa di poter ottenere di più, da sé stesso e dalla sua passione e quasi spronato dalla conquista della sua storica ex, Gabriella (Matilda De Angelis), professoressa di giurisprudenza e futuro avvocato, Giorgio capisce che se questo mondo gli sta stretto, forse la colpa non è sua. Non è lui quello a non essere adatto per questa terra, forse è proprio questa terra che non è fatta su di lui. E cosa fare, allora? Semplice: costruirne una tutta propria.

Un’Isola d’acciaio, un mondo a parte, in cui la libertà individuale è il valore assoluto in cui vale una sola regola: niente regole!

Affiancato da una serie di improbabili individui, uno più disparato e disperato dell’altro, che sembrano voler a loro modo strizzare l’occhio all’iconica banda di Sibilia, mette su questa piattaforma di 400 m² a 11,612 km al largo della costa tra Rimini e Pesaro e 500m al di fuori delle acque territoriali italiane, dichiarandola il 1 Maggio 1968 Stato Indipendente. Nasce così l’Isola delle Rose.

 

 

recensione di incredibile storia dell'isola delle rose

 

L’utopia di Giorgio Rosa prende forma, prende vita e si anima di vite che cercano libertà

L’utopia di Giorgio Rosa prende forma, prende vita e, sempre più velocemente, come un formicaio, si anima di vite che cercano libertà, rincorrono il sogno, la sregolatezza, un mondo fatto su misura per loro dove non doversi piegare ad alcun tipo di giurisdizione o regola. Letteralmente un luogo lontano dal resto del mondo.

Ma se inizialmente quella di Giorgio Rosa più che un’isola sembrava un lido in mezzo al mare dove bere, ballare fino all’alba e fare l’amore, ben presto centinaia di richieste di cambio nazionalità provenienti da tutto il mondo, mettono in allarme il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (Luca Zingaretti), costretto e spronato a non poter tollerare uno Stato Indipendente così vicino all’Italia e a dover prendere provvedimenti, anche drastici, il prima possibile.

 

recensione di incredibile storia dell'isola delle rose

 

Si, perché far sì che un’utopia prenda davvero vita e diventi realtà, mette di fronte a conseguenze imprevedibili e precedenti pericolosi.

 

 

Quanto un’idea può essere pericolosa?

Sydney Sibilia ci aveva già dimostrato nel 2014 di essere un grande estimatore delle idee rivoluzionare, pericolose e scomode. Ci aveva anche mostrato con la sua banda che, a volte, per ottenere qualcosa, devi avere il coraggio di infrangere le regole, di fare il passo più lungo della gamba, di realizzare un’idea pensata da molti ma che nessuno ha mai fatto.

 

 

Ecco, quante volte abbiamo pensato di voler realizzare un mondo tutto nostro? Un mondo dove essere capiti da persone come noi? Giorgio Rosa realizza tutto questo, ben conscio delle conseguenze, o quasi. L’atto di Rosa è si un atto rivoluzionario, un’azione epica, ma non voleva essere un motivo di sfregio o bellicoso, così come viene trattato dalla Repubblica italiana e così come la sua idea viene distrutta: a suon di cannonate. Si, perché l’idea di Giorgio era troppo grande, troppo pericolosa, troppo difficile da maneggiare. Un precedente troppo rischioso per poter essere lasciato impunito.

 

recensione di incredibile storia dell'isola delle rose

 

Quante volte abbiamo pensato di voler realizzare un mondo tutto nostro?

Eppure, non per questo motivo l’Isola di Giorgio è meno simbolica, meno attuale, meno epica. Nel film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, è palese quanto l’intento di Giorgio Rosa non sia mai stato l’andare contro il sistema. Quel tratto di mare era semplicemente libero e lui, in quella folle utopia, ci aveva visto un buon modo per mettersi alla prova, valorizzare la sua esperienza di ingegnere e dare una forma, forse un po’ atipica, ai suoi sogni. Tutto nasce da un’idea, da un sogno. Ma quanto può essere pericoloso questo?

Abbastanza da scomodare lo stesso governo italiano e le commissioni europee, mettendo su un impianto al limite del tragi-comico e che Sydney Sibilia riesce a restituire in una messa in scena coinvolgente, divertente ed emozionante. Per fare un film non basta di certo solo una buona storia, bisogna anche saperla realizzare, renderla ancora più accattivante e, forse, essere tanto folli quanto il protagonista di questa storia.

Sydney Sibilia ancora una volta firma la sua personale “rivincita dei nerd” dove, questa volta, non è l’unione a fare la forza, ma il sogno del singolo a rendere l’utopia reale.

recensione di incredibile storia dell'isola delle rose

 

 

Per chi non ha paura della libertà

Il regista salernitano si conferma ancora una volta un grande esperto di freschezza, giovinezza ed anche ribellione, nonché incredibilmente capace nel mettere a fuoco una generazione attuale negli occhi delle generazioni passate.

L’Incredibile storia dell’Isole delle Rose conserva in sé il fascino degli anni ’60, dalla fotografia patinata di Valerio Azzali alle musiche storiche di quel periodo, da Vianello alla Pavone, passando per la straordinaria scenografia di Tonino Zera che dopo il Romulus di Matteo Rovere riesce in un altro incredibile miracolo, ma ha anche un’anima fortemente attuale.

 

 

Possiamo forse interpretarlo come lo specchio di una generazione che ha troppa paura di sognare? Di avere delle idee folli? O forse più una generazione che ci crede ancora, vuole crederci ancora e ogni giorno, a modo suo, costruendo le loro piccole “isole delle rose” mette su un pezzo di muro di un mondo sempre meno utopico e sempre più realistico. Un mondo alla portata di tutti. Capace di comprendere tutti, in ogni sfumatura, diversità o abilità. Un mondo che sia dei sognatori e dei folli, ma anche dei razionali, di quelli con la testa sulle spalle, di chi ama svegliarsi preso al mattino o vivere la notte.

Forse la mia è un’idea troppo romantica, eppure registi come Sydney Sibilia dimostrano di film in film come l’idea di una cinema nuovo, fresco, coraggioso e ribelle, può essere ben più di un’utopia; può essere la realtà, addirittura la norma e non l’evento straordinario a cui dobbiamo acclamare una volta ogni due/tre anni, dopo essere stati investiti da montagne di storie trite e ritrite, stantie, prive di anima e originalità.

 

 

La bellezza de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose risiede anche nella sua incredibile versatilità di linguaggio, di messaggio e di atmosfera.

A Giorgio Rosa lo Stato italiano toglie il suo sogno. Si batte come mai si è battuto – e questo fa un bel po’ ridere, ma ci sarebbe da piangere – affinché l’utopia di Giorgio venga disintegrata, mobilitando una vera e propria guerra dalla durata di 55 giorni. L’unica guerra di invasione ed aggressione mai combattuta dalla Repubblica Italiana. E questo dovrebbe fermarci? Ferma il nostro atipico eroe? In realtà no. Rafforza solo il messaggio. Lo rende universale, lo estende a chi ha voglia di ascoltare ed è stanco di aver paura, di farsi fermare da chi sa solo sminuire e mai apprezzare chi sa battersi per i propri valori, sogni e ideali. Un film per chi non ha paura della libertà.

In conclusione della recensione di L’incredibile Storia dell’Isola delle Rose, le considerazioni finali sono da fare sugli attori. Fermo restando che Sydney Sibilia fa, ancora una volta, un lavoro straordinario che diventa già cult nel cuore. Un film ambizioso, esattamente come la sua storia, che lo porta nelle “infinity pool” di Malta, sfida i suoi limiti e quelli della produzione italiana, nonché Groenlandia che è sempre pronta ad accogliere ed incoraggiare registi che non vogliono fermarsi davanti al primo ostacolo, conformarsi alla regola o accontentarsi della mediocrità, ma vogliono e sanno andare oltre un cinema italiano più giovane, più intenso e più coraggioso, quindi dal respiro più internazionale.

 

 

Il cast è la punta di diamante di questa pellicola, disponibile proprio da oggi 9 Dicembre su Netflix

Il cast è la punta di diamante di questa pellicola, disponibile proprio da oggi 9 Dicembre su Netflix. Indubbiamente l’aurea di Elio Germano copre un po’ le interpretazioni degli altri personaggi, soprattutto quelli a lui più vicini; ma lo abbiamo già detto, qui non è la banda il motore del film ma il singolo. Germano negli ultimi anni sa come non darsi limiti, crescendo e mettendosi alla prova in ruoli sempre nuovi, versatili, completamente agli antipodi passando dal complesso artista Antonio Ligabue di Volevo Nascondermi al gretto e violento Bruno Placido di Favolacce, arrivando al sognatore ed idealista Giorgio Rosa. Nel personaggio di Rosa, in particolar modo, lo studio della voce e del dialetto che strizza l’occhio alla Bologna del tempo è davvero impressionante.

Accanto a lui, però, troviamo uno straordinario Luca Zingaretti in un Giovanni Leone tanto perfetto nell’interpretazione quanto nei tempi comici. È probabilmente la vera chicca del film di Sibilia assieme ad un completamente stravolto, rispetto al personaggio iconico Jaqen H’ghar di Game of Thrones, Tom Wlaschiha.

 

 

Plauso anche a Matilda De Angelis che torna nuova nella sua Bologna dopo Veloce come il Vento e ci regala un’interpretazione si più piccola e meno intensa, ma non per questo di poco spessore. Anzi, senza Gabriella forse l’isola delle rose di Giorgio Rosa non sarebbe neanche esistita. Ah, l’amore!

 

L’incredibile storia dell’isola delle Rose vi aspetta su Netflix dal 9 Dicembre