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Tatanka: il Bisonte americano

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1 anno fa

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È tra gli animali più affascinanti e iconici delle praterie americane: il Bisonte ancora oggi è un punto focale delle culture dei nativi ed è stato per centinaia di anni fonte di vita e sostentamento.

Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche

Attribuita a Toro Seduto

 

Una delle frasi più significative che racchiudono l’intera spiritualità dei nativi americani attribuita al grande capo Toro Seduto, ma mai accertata, rende comunque l’idea dell’importanza che gli indiani d’America conferivano all’animale sacro per eccellenza: il bisonte.

Il bisonte americano è una categoria di bisonte che un tempo vagava per tutto il Nord America in vaste mandrie. Questo grandissimo animale, fonte di vita e sostentamento per quasi tutti le culture native delle praterie, si è quasi estinto per cause antropiche, con una combinazione di caccia e macellazione commerciale eccessiva nel XIX secolo, insieme all’introduzione di malattie bovine tramite l’interazione con i bovini domestici.

Con una popolazione di oltre sessanta milioni alla fine del XVIII secolo, la specie era scesa a soli 541 animali nel 1889.

I primi sforzi di conservazione si attuarono 905, con la fondazione dell’American Bison Society, sostenuta dal presidente Theodore Roosvelt e che diede inizio ai primi progetti di reintroduzione poi a metà del XX secolo, ci fu un’importa risalita fino a circa trentuno mila bisonti selvatici, in gran parte limitati in pochi parchi e riserve nazionali.

 

Bisonti al pascolo in South Dakota (foto ©Alessio Vissani)

 

 

Le specie

Senza dubbio tra i vari bisonti quello più famoso è l’americano, simbolo iconico del West e di quasi tutti i popoli delle praterie, ma anche nei bisonti ci sono varie sottospecie che è giusto conoscere e considerare. Le due specie più famose sono il bisonte di pianura, di dimensioni più piccole e con una gobba più arrotondata, e il bisonte delle foreste la sottospecie più grande e con una gobba molto più squadrata.

Il bisonte delle foreste è una delle più grandi specie bovine selvatiche esistenti al mondo, superata soltanto dai mastodontici gaur asiatici.

Nella lingua di alcune tribù native delle pianure, esistono due nomi diversi per identificare i bisonti maschi e femmine:

  • in Arapahobii (femmina), henéécee (maschio)
  • in Lakotapté (femmina), tȟatȟáŋka (maschio)

 

 

Un errore abbastanza frequente nell’identificazione delle specie del bisonte è la comparazione con il bufalo, altro grandissimo bovino, ma di tutt’altro genere rispetto all’animale sacro per i nativi. Il bisonte americano tuttavia è strettamente imparentato con il bisonte europeo e sebbene siano superficialmente simili, i due animali mostrano una serie di differenze fisiche e comportamentali molto importanti.

I bisonti americani adulti sono in media leggermente più pesanti a causa della loro corporatura meno longilinea e hanno delle zambe più corte, che li rendono leggermente più bassi al garrese.

I bisonti americani di base tendono a pascolare molto più tempo, quelli europei tendono a nutrirsi maggiormente di arbusti e piccoli alberi.

Questa differenza è anche data dalla conformazione dei loro colli, che nel bisonte americano sono “nati” per brucare a livello del suolo. Il corpo del bisonte americano poi ha un pelo molto più diffuso, anche se la sua coda ha meno peli di quella del bisonte europeo. Le corna del bisonte europeo puntano in avanti rispetto al piano del muso, rendendolo molto più abile a combattere attraverso l’incastro delle corna, allo stesso modo del bestiame domestico, a differenza del bisonte americano che favorisce la carica. Come carattere invece i bisonti americani sono molto più addomesticabili rispetto a quelli europei.

 

 

Il bisonte e gli Indiani d’America

Una volta un vecchio indiano disse che “tutto ciò di cui il suo popolo necessitava per una vita felice era il bisonte perché esso dava tutto a loro eccetto l’acqua ed i pali per le tende”.

Effettivamente con il bisonte, i popoli delle praterie trovavano appagamento a tutte le loro necessità ed esigenze. I nativi della praterie basavano la loro vita, nomade, in funzione degli spostamenti delle mandrie dei bisonti. Era il dono che il Grande Spirito (Wakan Tanka per i Lakota) aveva dato agli indiani.

Del bisonte si utilizzava tutto. Gli etnologi e gli antropologi hanno rinvenuto e catalogato più di ottanta oggetti derivanti dall’utilizzo della carcassa del bisonte. Si va dal vestiario, agli oggetti per la capanna, alle armi, ai giocattoli, agli strumenti di lavoro fino agli oggetti rituali.

Chi realizzava tutti questi monili, nella maggior parte dei casi, erano le donne, velocissime ed espertissime nel loro lavoro. La sopravvivenza del villaggio dipendeva dalla loro abilità di macellaie, sarte e cuoche, almeno quanto dipendeva dal valore dei cacciatori. Senza la loro capacità di sfruttare quelle carcasse, dalla testa fino allo zoccolo, tutta la fatica degli uomini sarebbe stata inutile.

 

Una pelle di bisonte pitturata dai Lakota

 

Considerato che a quei tempi non esisteva nessuno strumento per congelare cibi, ben si può comprendere la necessità di organizzare in tutti i minimi particolari il lavoro necessario e successivo alla caccia. Tra i tanti utilizzi possiamo ricordare che le corna, tolte dal cranio, venivano intagliate per essere utilizzate come mestoli, cucchiai o utensili per la cucina in generale. Oppure anche come semplici contenitori per la polvere da sparo. Il cranio, con le corna, veniva usato come altare nelle cerimonie più importanti (ancora oggi viene utilizzato per questo uso).

Con le ossa riuscivano a realizzare telai per le selle dei cavalli, le mazze da guerra oppure i raschietti per scarnificare le pelli dello stesso animale. Le costole, unite tra loro con delle strisce di pelle grezza, diventavano delle piccole slitte, dove potevano caricare oggetti nei vari trasporti da villaggio a villaggio. Da tutte le ossa lunghe si estraeva il midollo che, fatto a pezzetti, veniva bollito e messo dentro le vesciche. Quando si raffreddava prendeva l’aspetto ed il sapore del burro.

Inoltre il bisonte rappresentava per i popoli delle praterie un’ottima merce di scambio da sfruttare con le tribù stanziali dedite all’agricoltura.

I nomadi si spostavano per centinaia di chilometri proprio per barattare con le tribù stanziali la carne conservata, il sego, le pelli ed i manufatti con mais, fagioli e zucche. Erano scambi equilibrati trattandosi di surplus in quanto le varie etnie erano comunque autosufficienti.

Tatanka Oyate, in lingua Lakota, significa appunto la Nazione del Bisonte, che rappresenta non solo l’origine per gli stessi lakota, ma anche la loro esistenza di un tempo.

Oggi, dopo il quasi totale genocidio dei circa sessanta milioni di bisonti ad opera dei conquistatori europei, il bisonte è nuovamente presente nelle terre dei Lakota-Sioux.

L’animale è presente anche come possibile nuova fonte di vita, perché grazie all’utilizzo della carne si cerca in qualche modo di contrastare il “cibo spazzatura” che è causa della più grave pandemia alimentare che affligge oggi i popoli Nativi Americani: il Diabete mellito di tipo 2.

 

 

 

Allevare Bisonti in Italia

L’amore che ho nei confronti del bisonte mi impone un profondo rispetto per questo animale. Rispetto che è divenuto il primo valore nel delineare la nostra filosofia e la nostra etica. Le nostre scelte sempre dettate dall’armonia con la natura e dalla bellezza che essa ci offre, sono volte a mantenere intatto il rapporto ancestrale tra uomo e bisonte.

A parlare è Massimiliano Gatti, l’unico allevatore italiano ad essersi interessato ai bisonti americani, la sua azienda da più di tre anni si è specializzata nelle mandrie dei grandi bisonti scoprendo proprietà incredibili, analoghe a quelle utilizzate dai Nativi Americani più di duecento anni fa.

I bisonti dell’allevamento Gatti vivono liberi, ad uomo assente, monitorati ovviamente da moderni sistemi tecnologici al fine di evitare qualsiasi stress causato dalla presenza umana e dalla sua mania di addomesticare e umanizzare chi nasce libero.

 

Massimiliano Gatti e i suoi bisonti (foto ©Alessio Vissani)

 

Ci troviamo nel confine che divide l’Umbria e la Toscana, in un bellissimo luogo in riva al Lago Trasimeno. In una vallata che ricorda le grandi praterie americane, pascolano indisturbati più di trenta esemplari di bisonti.

Essi si nutrono di erba del pascolo e fieno coltivato entro trenta chilometri dall’allevamento, con una piccola integrazione di minerali e cereali che ogni giorno una mangiatoia High-tech eroga in modo personalizzato ad ogni capo.

Il benessere dell’animale, e il rispetto, è alla base dell’etica dell’allevamento di Massimiliano Gatti. Il fatto che la monta sia naturale e che la selezione genetica sia dettata dalle gerarchie del branco, che i cuccioli di bisonte rimangano con le madri, che l’allattamento sia dettato dai tempi della natura e che gli animali stessi non vengono abbattuti prima dei trenta mesi di età è il segnale di come è ancora possibile attuare metodi di allevamento antichi di duecento anni, senza stravolgere il risultato.

Ogni vita è un dono. La nostra, la loro. Quella dell’erba, quella dei fiori, per questo il concetto di economia circolare trova una perfetta attuazione nel nostro progetto d’impresa.

Anche per questi motivi abbiamo scelto di non aprire nessun punto vendita fisico, le mie carni devono essere prenotate e solo quando tutte sono state destinate al consumo umano, decidiamo di abbattere l’animale.

Inoltre l’uccisione del bisonte viene effettuata direttamente in azienda da noi, senza nessun viaggio al mattatoio evitando una sofferenza inutile.

L’allevamento di Massimiliano Gatti (foto ©Alessio Vissani)

 

Come i nativi anche l’allevamento di Massimiliano Gatti ha scelto di sacrificare l’animale nel momento più opportuno senza recargli alcuno stress.

Ogni parte dell’animale viene utilizzata (proprio come per gli indiani) creando ancora oggi oggetti eterni, totalmente naturali senza l’utilizzo di materiali inquinanti. Le pelli vengono conciate al vegetale e lavorate da esperti artigiani per realizzare scarpe, giacche, cinture borse e altri accessori. Anche le ossa, come nel passato, hanno un utilizzo più che nobile come occhiali, bottoni oppure gioielli.

La lana, persa in estate e raccolta ciuffo per ciuffo a mano, viene lavata, cardata, pettinata e poi filata per la realizzazione di capi di maglieria. Il grasso perirenale, ricco di importanti nutrienti, è destinato alla produzione di saponi artigianali, detergenti e shampoo solido.

 

Il branco di bisonti di Massimiliano Gatti in corsa (foto ©Alessio Vissani)

 

 

Le proprietà della carne e della pelliccia

La frase “sono pieno come un bisonte” deve essere assolutamente rivista in quanto in realtà il bisonte, per le proprietà della propria carne, sarebbe da accostare più al pesce… nonostante la sua nomea in realtà infatti il bisonte fornisce una carne molto magra (e da qui il soprannome “il salmone delle carni“), con circa 105 kilocalorie per 100 grammi, il 70% di ferro in più rispetto al manzo, buona presenza di omega-3 e omega-6 e, aspetto da sottolineare, solo lo 0,035% di colesterolo e l’1,4% di grassi.

Inoltre nella carne di bisonte il 49% sono grassi insaturi, con il 40% di proteine in più rispetto alle altre carni. Una carne che non ha bisogno di frollatura e che mantiene tutte le sue proprietà nutrizionali inalterate.

 

In cover fotografia realizzata dall’antropologo Alessio Martella

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