Kamchatka: si indaga sulla causa della morte di massa di creature marine

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8 Ottobre 2020

Kamchatka

A causa dell’inquinamento le coste della penisola della Kamchatka sono il diventate il palcoscenico di una morte di massa di creature marine: gli scienziati indagano sulla causa.

Gli scienziati stanno indagando sul motivo che ha portato alla morte di numerose creature marine lungo le coste della Kamchatka, in Russia. Dopo una massiccia perdita di petrolio in Siberia è stata ampliata l’indagine per scoprire se sostanze velenose presenti in depositi sotterranei sin dall’era sovietica potessero essere fuoriuscite in acqua provocando queste morti.

La Kamchatka è una penisola scarsamente popolata e lunga 1250 km situata nell’Estremo Oriente Russo ed è  rinomata per i suoi paesaggi spettacolari, per i vulcani in attività e per la vastità di fauna selvatica che la abita.

 

Oggi si trova al centro di un disastro ambientale.

 

Recenti rilievi nelle acque lungo la costa hanno visto una morte di massa della vita marina a una profondità di 5-10 metri: secondo le stime di Ivan Usatov della Riserva di Kronotsky il 95% è morto.

Gli abitanti del luogo già a fine settembre avevano lanciato l’allarme dopo che i surfisti hanno cominciato a presentare problemi agli occhi e le creature marine tra cui foche, polpi e ricci di mare sono stati trovati morti sulla riva.

Un evento senza precedenti fa sospettare che l’inquinante non sia da imputare al petrolio, ma ad una sostanza trasparente altamente tossica e altamente solubile in acqua, come dichiarato dal WWF.

Sono rimasti pochi pesci di grandi dimensioni, gamberi e granchi, ma solo un numero molto piccolo

ha detto lo scienziato Vladimir Solodov.

Gli scienziati stanno lavorando per rilevare la fonte dell’inquinamento indagando su teorie che includono sia un effetto naturale, come da alghe marine microscopiche, sia una potenziale causa artificiale.

La risposta più ovvia dove potrebbe essere la fonte dell’inquinamento è il sito chimico velenoso di Kozelsky

ha aggiunto Solodov dopo che scienziati e investigatori hanno visitato il sito e prelevato campioni del suolo e dell’acqua di un fiume vicino.

Il sito chiamato Kozelsky aperto nel 1979 è utilizzato sin dall’era sovietica per immagazzinare sostanze velenose in profondità nel terreno tra cui pesticidi.

Solo secondo i resoconti ufficiali questo sito contiene circa 108 tonnellate di pesticidi e sostanze chimiche velenose, ha detto in un comunicato il direttore della campagna di Greenpeace Russia Ivan Blokov.

 

 

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giovedì 8 Ottobre 2020 - 14:31
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