Il riscaldamento globale fa riemergere in Antartide un cimitero di pinguini

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1 Ottobre

A causa del riscaldamento globale in Antartide, il ricercatore Steven Emslie ha fatto una scoperta davvero incredibile, ovvero il ritrovamento di carcasse di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae) in una zona in cui non si registrava una colonia di questa specie da circa 800 anni.

La straordinaria ricerca è stata pubblicata dalla Geological Society of the United States. Lo zoologo dell’Università della Carolina del Nord, Steven Emslie, ha fatto questa scoperta insolita: con lo scioglimento di neve e ghiaccio, a causa ormai del costante riscaldamento globale che in Antartide non tende a placarsi, sono stati ritrovati i resti in decomposizione di pinguini di Adelia in un’area di Capo Irizar nel Mare di Ross.

 

 

Il fatto straordinario?

Senza dubbio l’età di quei pinguini rinvenuti. In quella zona non era mai stata registrata una colonia di questa specie almeno da circa 800 anni e proprio per questo motivo il ritrovamento ha lasciato lo zoologo e tutto il suo team a bocca aperta.

In quella zona non era mai stata registrata una colonia di pinguini di questa specie da circa 800 anni.

Le carcasse sono per lo più di cuccioli che hanno un alto tasso di mortalità quando nascono nelle stagioni più fredde dell’anno. Oltre ai piccoli corpi, sono stati rinvenuti anche pinguini adulti, segno tangibile che in quell’area vivesse una colonia anche molto numerosa.

Emslie ei suoi colleghi hanno raccolto alcuni di questi resti per fare ulteriori analisi al radiocarbonio. Ma non solo, lungo il promontorio i ricercatori hanno trovato ex siti di nidificazione dei pinguini di Adelia.

 

Abbiamo recuperato ossa, piume, gusci d’uovo, ma anche lische di pesce in un terreno ormai secco e polveroso

spiega Emslie.

 

Il riscaldamento globale è sempre più persistente in Antartide e nel Mare di Ross e potrebbe far emergere nuove colonie di pinguini in un’area che sembrava deserta

 

Le analisi dei pinguini indicano che ci sono almeno tre periodi di occupazione, l’ultimo dei quali ottocento anni fa, mentre il più antico di circa cinque mila anni fa. Ovviamente con l’aumento del manto nevoso e dei ghiacci, i resti sono rimasti sotto il terreno e si sono conservati intatti fino al recente scioglimento.

Rispetto agli anni Ottanta, il riscaldamento globale ha fatto aumentare la temperatura del Mare di Ross tra 1,5 e 2 gradi centigradi ed è stata la principale causa di questo straordinario ritrovamento.

 

 

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giovedì 1 Ottobre 2020 - 12:05
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