Intervista a Alvise Avati: da Beans a The Suicide Squad

18
2 anni fa

8 minuti

La carriera di Alvise Avati nel mondo della computer grafica e della animazione applicata al cinema e alla pubblicità è abbastanza emblematica e comune a tanti giovani che negli scorsi venti anni hanno intrapreso un percorso di crescita personale che li ha portati a collaborare con i migliori studi di produzione in tutto il mondo.

Ho conosciuto tanti altri italiani che hanno messo la loro creatività e il loro spirito italiano da problem solver al servizio di studi importantissimi come WETA o ILM partendo praticamente da zero, da autodidatti, creando corti animati nella loro cameretta e mostrandoli al mondo su internet.

Alvise ha lavorato a decine di blockbuster incredibili, la lista sul suo IMDB è impressionante, ma probabilmente il suo prodotto più famoso è lo spot “Beans” creato per Haynes in cui si vede il famoso “astronauta petomane” che ha fatto ridere internet qualche anno fa, eccolo:

 

 

Da pochi giorni è invece uscito un nuovo corto animato sempre scritto e diretto da Alvise e completamente “for fun”, che segna un po’ il seguito di Beans, guardatevelo:

 

 

Ho voluto sfruttare l’occasione dell’uscita di questo nuovo corto per fare quattro chiacchiere con Alvise sul suo lavoro e la sua carriera.

 

Ciao Alvise, raccontami di cosa ti occupi e come sei arrivato a lavorare sia a spot di successo che a film e serie importanti come Avengers, Star Wars, Guardians of the Galaxy, Thor: Ragnarok, His Dark Materials, The Suicide Squad e tantissimi altri…

Ciao! Sono Animation Supervisor a Framestore London dove al momento sto supervisionando parte dell’animazione di The Suicide Squad.

Sono arrivato a fare questo lavoro come molti altri miei colleghi. Studi artistici al liceo (liceo artistico) poi un po’ di Universita di Architettura, che ho abbandonato dopo pochi esami per dedicarmi alla computer grafica, senza pensare che sarebbe diventata la mia professione. Ho deciso di concentrarmi sull’animazione solo alla tenera età di 31-32 anni. Prima facevo un po’ di tutto, sempre ineretente la computer grafica e gli spot pubblicitari.

A 32 anni decisi di lasciare l’italia per provare a lavorare nell’industria dei film hollywoodiani come animatore, ebbi la fortuna di esser preso alla Weta Digital di Peter Jackson e quindi di poter animare King Kong.

Da lì in poi è stato un contunuo passare da un film all’altro. Ho lavorato 4 anni e mezzo alla Weta in Nuova Zelanda, un anno alla Industrial Light and Magic a San Francisco e poi mi son trasferito a Londra dove ormai vivo e lavoro da più di 10 anni.

 

Il successo dello spot Beans e la sua viralità quanto ha influito sulla tua carriera?

Il successo inaspettato di Beans è arrivato quando ormai come animatore ero abbastanza conosciuto, quindi mi ha aperto altre porte (quelle della regia pubblicitaria principalmente). Dopo Beans infatti ho iniziato a lavorare come regista di pubblcita’ (soprattutto in italia) e devo dire che, nonostante sia un ambiente completamente diverso da quello del cinema, è comunque interessante.

 

Hai lavorato sia per l’industria della pubblicità che per il cinema: quali sono le differenze principali dal tuo punto di vista? immagino che il budget e i tempi di produzione siano a favore del cinema, ma forse la libertà creativa è più a favore della pubblicità, o sbaglio?

La prima differenza, secondo me, sta nei tempi di produzione, quella della pubblicità ovviamente son molto più stretti, due-tre mesi massimo, mentre nel cinema non ho mai lavorato a progetti più corti di un anno (a parte Avatar che è durato diversi anni).

A livello creativo, se mi capita di dirigere una pubblicita’ ho di certo piu’ libertà di parola, mentre nel cinema il ruolo dell’animation supervisor è comunque piu’ limitato e circostritto.

Un’altra differenza è il ruolo delle agenzie pubblicitarie che stanno in mezzo, tra la casa di produzione ed il cliente e che hanno un controllo molto stretto della creativita’.

La pubblicità è divertente, veloce, devi rispettare molte regole che io non conosco, ma che i creativi dell’agenzia pubblicitaria conoscono bene, quindi impari molte cose continuamente, pero’ ti devi ricordare che stai vendendo un prodotto.

Il cinema, anche se stai vendendo comunque un prodotto, non ti da la stessa sensazione… il cinema è magia.

 

Preferisci quindi lavorare in un grandissimo team ad un film o con pochi colleghi ad uno spot?

Mi piacciono entrambe le cose, ed ho soddisfazioni completamente diverse. Lavorando ad un film con un grosso team ho meno controllo generale della cosa, quindi la gratificazione arriva da piccole cose, dalle scene che approva il regista
quando le approva, dalla gestione del team di animazione, farlo lavorare nei tempi previsti, cercando di dare sempre il massimo e di non abbattersi quando dobbiamo rifare la stessa animazione per dieci volte perchè al regista non piace.

Nella pubblicità, come regista, quindi con un ruolo di maggior controllo, sento il “film” un po’ più mio, anche se la creatività è quasi sempre 90% proveniente dall’agenzia.

 

Come è venuta fuori l’idea di KvG? stavate provando qualche nuova tecnica o semplicemente vi volevate divertire?

L’idea di KVG nasce dal fatto che io cercavo nuove idee per un nuovo corto. In quel periodo un paio di miei amici (Andrea De Martis e Francesco Lupo) stavano lavorando al modello di un gorilla, più per divertimento che per altro.

Vidi il modello, era già molto bello, quindi gli proposi di costruirci una storia intorno e realizzare un altro cortometraggio. Godzilla è venuto fuori di conseguenza visto che Kong doveva combattere contro qualcuno.

L’idea di fare un sequel di Beans invece nasce all’ultimo secondo. Eravamo a poche settimane dalla fine della produzione, ma il finale non mi convinceva. Era divertentissimo (almeno secondo me) ma aveva un briciolo di violenza di troppo.

Quindi ripiegai sull’idea di far nascondere la ragazza dietro la roccia, ma sorpredere tutti (tutti gli amanti di Beans) inserendo di nuovo l’astronauta petomane. È tutto surreale, un po’ come la location (Madonna di Campigli ) o il primissimo piano sul seno della donna all’inizio.

È un cartone animato demenziale che non sembra un cartone animato perchè fatto molto bene, ma in fondo lo è.

 

Corti “for fun” come KvG possono aiutare ad emergere anche chi non ha ancora un curriculum come il tuo secondo te? Qual è il modo migliore per emergere per un debuttante nel tuo settore?

Sicuramente. Quando ero giovane mi chiusi in casa per sei mesi per realizzare il mio primo cortometraggio che poi mi porto’ a ricevere le prime offerte di lavoro in italia.

Oggi, nonostante abbia un lavoro fulltime nell’industria dell’aniamzione/VFx abbastanza consolidato, avverto ancora questa esigenza di chiudermi in casa e realizzare le mie storie.

Basta un computer, un po’ di fantasia, e tanta tanta (ma tanta) volontà. Il resto lo fa internet…

 

Mi spoileri qualcosa di The Suicide Squad? Rimane solo tra noi due, tranquillo

Ahahah mi piacerebbe molto. Sto seguendo delle sequenze dove il protagonista è King Shark (immagino non debba spiegarti chi è). È bello lavorare ai film di James Gunn. Ha le idee chiare, sa quello che vuole e non ti fa perder tempo girando intorno alla cosa.

Ti chiede una cosa, tu gliela dai come la vuole e lui è contento.

Ebbi modo qualche anno fa di lavorare a Guardians of the Galaxy 2 (ero lead animator per la sequenza dei titoli di testa) e devo dire che nonostante la complessità del piano sequenza (credo fosse 3 minuti), il fatto che James fosse sicuro di tutto cio’ che volesse in quella scena (e il previs che avevamo era molto ben fatto) rese la lavorazione abbastanza scorrevole.

 

È ancora possibile secondo te partire da zero come autodidatti, autoprodursi un bel corto animato e farsi notare e magari assumere da un grande studio come è successo a te e a tanti altri giovani da inizio anni duemila? Oggi gli studi come il tuo cosa chiedono ai nuovi arrivati? Quanto è importante un titolo di studio ad esempio?

Bella domanda, allora: Sì, è ancora possibile, anzi molto più di prima.

Considera che nel 2005 (quando lasciai l’italia per andare in Nuova Zelanda) si facevano decisamente meno film con Visual FX di quanti se ne facciano ora. Non c’erano le serie TV che ci sono ora, era tutto diverso.

Oggi, nel 2020 (prima del covid) c’è una richiesta enorme di visual fx e animazione, dal cinema, alla TV, alla pubblicità, al web.

Oggi un ragazzo appassionato di CGI, se vuole, impara il software seguendo corsi online o tutorial Youtbue e dopo un annetto puo’ creare la sua showreel e mandarla a tutte le Vfx/Animation house del pianeta.

Ci sono buone possibiltà che venga assunto come Junior e quindi inizi la sua carriera. Una volta iniziato, soprattutto oggi che c’e’ tanta richiesta, si continua a lavoare a ruota libera. Le vfx house/animation studios non chiedono nessun titolo di studio, a parte se devi andare negli Stati Uniti, per ottenere il visto, piu’ titoli di studio hai e più hai possibilità di ottenerlo.

Per essere assunto bisogna saper dimostrare di avere talento. L’esperienza la acquisti lavorando.

Il talento lo si dimostra realizzando qualcosa a casa, chiedendo consigli ai professionisti e non deve esser per forza un cortometraggio lungo e complesso. Basta anche uno shot, una inquadratura animata molto bene, poco di piu’ per poter essere assunti.

Ripeto, oggi come oggi, c’e’ una disperata ricerca di chi fa il nostro lavoro.

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