Ridurre le emissioni di carbonio? Il carbon pricing è una strategia fondamentale

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15 Luglio 2020

Quando la soluzione ovvia è la più efficace: il più grande studio mai realizzato mostra che per ridurre le emissioni di carbonio bisogna mettere un prezzo su di esse.

Forse può sembrare triste pensare che gli uomini siano comandati più dal vil denaro che dalla consapevolezza e dall’etica e che quindi per ridurre le emissioni di carbonio sia necessario dare un prezzo alle emissioni stesse per rendere meno appetibile la soluzione più inquinante, eppure è così e funziona, ma non è l’unica strada da perseguire.

Ok, direte voi, che banalità, si tratta di basilare teoria economica. L’effetto totale dipende anche da altri fattori, ma il prezzo sulle emissioni rimane di fondamentale importanza e lo dimostra un articolo appena pubblicato dove sono stati mostrati i risultati del più grande studio mai realizzato su come vengano influenzate le emissioni derivanti dalla combustione del carburante in funzione del carbon pricing.

Con il termine carbon pricing si intendono diverse forme che si possono attuare per dare un prezzo alle emissioni di carbonio.

Nel lavoro sono stati analizzati dati per 142 paesi in oltre due decenni, 43 dei quali avevano una qualche forma di carbon pricing (almeno entro la fine dello studio), mentre gli altri no.

I paesi che hanno un carbon pricing hanno tassi di crescita delle emissioni il 2% inferiori rispetto ai paesi senza un prezzo.

I risultati mostrano che i paesi che danno un prezzo al carbonio in media hanno tassi annuali di crescita delle emissioni di biossido di carbonio che sono circa due punti percentuali inferiori rispetto ai paesi senza un prezzo del carbonio.

 

Le emissioni provengono da combustibile fossile. Le colonne a sinistra mostrano la media annuale per paesi senza un prezzo del carbonio nel 2007. Le colonne a destra mostrano la media annuale per paesi con un prezzo del carbonio nel 2007. Sono inclusi 137 paesi per i quali sono disponibili dati sia per il decennio 1997-2007 sia per quello 2007-2017. Di questi, 30 paesi hanno avuto prezzi del carbonio nel 2007. Dati: International Energy Agency (2019); Banca Mondiale ed Ecofys (2018)

 

La figura seguente mostra i paesi che avevano un prezzo del carbonio nel 2007 (triangolo nero) e paesi che non lo avevano (cerchio verde).

 

 

In media, le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 2% all’anno rispetto al 2007-2017 nei paesi con un prezzo del carbonio nel 2007 e sono aumentate del 3% all’anno negli altri.

La differenza tra un aumento del 3% all’anno e una diminuzione del 2% all’anno è di cinque punti percentuali.

Lo studio rileva che circa due punti percentuali sono dovuti al prezzo del carbonio, mentre il resto è dovuto ad altri fattori.

La sfida consiste nel fissare la misura in cui i miglioramenti siano dovuti all’implementazione di un prezzo del carbonio e la misura in cui sia invece dovuta a una serie di altre cose che accadono contemporaneamente, incluso il miglioramento delle tecnologie, le misure a sostegno delle energie rinnovabili e le differenze nelle aliquote dell’imposta sul carburante per fare alcuni esempi.

Com’è ragionevole aspettarsi – e come in effetti è stato trovato – un prezzo del carbonio più elevato produce effetti maggiori: in media un euro in più per tonnellata di prezzo del biossido di carbonio è associato ad un abbassamento del tasso di crescita annuale delle emissioni di circa 0,3 punti percentuali.

Il messaggio quindi finale è che i prezzi del carbonio funzionano e, in genere, con grande efficacia vanno quindi tenuti in centrale considerazione nell’attuazione delle politiche di mitigazione delle emissioni cruciali per la nostra sopravvivenza su questo pianeta.

 

 

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mercoledì 15 Luglio 2020 - 10:41
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