L’FBI è risalita ad una manifestante grazie ad una sua recensione su Etsy: aveva bruciato due volanti

18 Giugno

L’FBI è riuscita a risalire ad una manifestante partendo da una sua recensione su Etsy: aveva dato fuoco a due volanti della polizia, ma le foto in mano alle autorità sembravano essere un binario morto.

I federali hanno preso quella che sembrava una situazione disperata e l’hanno trasformata in una pista, almeno apparentemente, chiara e in discesa. L’FBI è riuscita a risalire alla persona accusata di aver incendiato due auto della polizia durante gli scontri di Philadelphia ricostruendo minuziosamente le sue attività, e quindi la sua identità, online.

L’FBI possedeva esclusivamente delle foto aeree dell’incidente, registrate dall’elicottero di una televisione locale. Nelle immagini si vedeva una donna, protetta da un passamontagna, appiccare il fuoco a due diverse volanti delle forze dell’ordine.

I federali hanno, quindi, iniziato a scandagliare attivamente Instagram a caccia di altre foto e video dell’incidente caricati dai manifestanti. Sorpresa delle sorprese: ne hanno trovate a decine. Alcuni scatti più chiari mostravano che la manifestante stava indossando una T-Shirt con una grafica personalizzata e la scritta “Keep the Immigrants. Deport the Racists“. La maglietta era in vendita esclusivamente presso uno specifico store di Etsy. Non è stato nemmeno necessario chiedere una lista di tutti i clienti della zona all’esercente, perché una donna di Philadelphia aveva lasciato una recensione del prodotto esponendosi da sola allo scrutinio delle forze dell’ordine.

Dalla recensione è stato piuttosto semplice risalire al suo profilo Linkedin, dove la foto del profilo mostrava lo stesso tatuaggio già visto dagli agenti dell’FBI.

Beccata. Ora L.B., iniziali dell’indagata, rischia una sentenza di minimo sette anni e una sanzione pecuniaria di 250.000$.

Negli ultimi anni si è parlato con crescente preoccupazione dell’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine. In realtà questa storia dimostra come sia davvero semplice esporsi al controllo della polizia semplicemente avendo una vita attiva online e sui social. Spesso non servono i dati biometrici.

 

 

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giovedì 18 giugno 2020 - 17:12
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