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I Ponti del Diavolo

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1 anno fa

9 minuti

I ponti del diavolo: ne esistono diversi in giro per tutta l’Europa, e alcuni sono parecchio famosi. Un aspetto affascinante di queste costruzioni è che ognuna ha la sua leggenda, di solito legata alla cultura e alle credenze locali. Ma cosa sono i ponti del diavolo?

In antichità i ponti erano assai rari e perlopiù di dimensioni modeste. Quando erano ardite opere d’ingegneria, oppure semplicemente quando congiungevano le rive dei fiumi molto ampi, destavano stupore nel popolo, venerazione e addirittura la convinzione superstiziosa che l’uomo da solo non poteva avercela fatta a meno che il Diavolo ci avesse messo lo zampino.

Nel Medioevo molti ponti vennero considerati opera del Diavolo, ma anche prima capitò che un ponte bastasse ad incutere timore.

Accadde al tempo dei Romani quando Giulio Cesare per tenere a bada i Germani, che compivano incursioni in Gallia, fece costruire sul Reno un ponte di legno, e poi lo distrusse. I Germani decisero che un esercito capace di un’impresa simile non andava sottovalutato e per moltissimo tempo decisero di rimanere nella propria riva del fiume.

 

 

 

Perché si chiamano “Ponti del Diavolo”

Si tratta di un’espressione che, generalmente, si riferisce a un ponte di pietra o in muratura. Queste architetture rappresentavano, solitamente, un avanzamento tecnologico significativo dal punto di vista tecnico-strutturale, e per questo si metteva in discussione il fatto che fossero stati costruiti dall’uomo.

Increduli, gli abitanti del luogo si chiedevano come facesse il ponte a stare in piedi, e si convincevano che dovesse esserci lo zampino di Satana (o di altri demoni legati al folklore locale). La maggior parte di questi ponti sono di epoca medioevale, di solito tra l’anno 1000 e il 1600.

Gli abitanti pensavano che alcuni ponti, così grandi e possenti potevano essere stati costruiti solo con l’aiuto del Diavolo

La caratteristica di questi ponti, per la quale il profilo della linea di carreggiata si presenta nella forma più o meno arcuata di saliscendi, è assimilabile visivamente alla schiena di un asino, difatti sono conosciuti anche come “ponti a schiena d’asino”. Tale assetto è dovuto alla volontà di attraversare con un arco a tutto sesto più ampio possibile il corso di un fiume, conformazione che fa aumentare automaticamente anche l’altezza al centro che supera così notevolmente quella delle spalle e delinea la forte inclinazione delle rampe. Il risultato è quello di una sagoma dalla linea incurvata e dagli appoggi massicci in contrasto con il sottile spessore dell’arco in chiave.

La caratteristica del ponte è proprio la sagoma incurvata che rende altissima la struttura stessa. Tale caratteristica è riscontrabile soprattutto in molti esempi medievali, tra i quali notevoli sono il ponte della Maddalena a Borgo Mozzano realizzato verso il 1000 con un’arcata di 36,80 m e il ponte di Trezzo sull’Adda costruito nel 1370 con una luce di 72,25 m, senza dubbio tra i più famosi in Italia.

Di seguito proponiamo alcune storie e leggende dei ponti del Diavolo più curiosi sparsi in Italia e in Europa.

 

 

 

Ponte della Maddalena, Borgo a Mozzano

Il sinistro nome di Ponte del Diavolo è dovuto a una leggenda di cui esistono moltissime  versioni, come nella più classica delle tradizioni. La più nota è quella che ci rimanda alla sua costruzione. Si narra che il compito di edificare il ponte sia stato affidato a San Giuliano l’Ospitaliere, ma fin da subito la realizzazione si rivelò molto difficile a causa dell’altezza dell’arcata. Il capomastro incaricato dell’opera, resosi conto che non avrebbe completato il lavoro per la scadenza prevista, sprofondo nella disperazione: ma una sera, mentre sedeva da solo sulla sponda del Serchio, pensando al disonore che gli sarebbe derivato per non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il Diavolo, che gli propose di stipulare un patto.

Il maligno avrebbe terminato il ponte in una sola notte, ma ad una condizione: avrebbe preso l’anima di colui che avesse attraversato il ponte per primo. Il patto fu siglato e firmato: in una sola notte il Diavolo con la sua forca sollevò la grande campata del ponte. Il costruttore, pieno di rimorso, andò a confessarsi da un sacerdote, che gli disse di rispettare il patto, ma di aver l’accortezza di far ad attraversare per primo il ponte a un…maiale (in altre leggende si parla di un cagnolino). Il giorno successivo il capomastro impedì l’accesso alle persone e fece attraversare per primo il ponte alla bestia. La storia termina con il Diavolo, inferocito per la beffa, che si getta giù dal ponte nelle acque del Serchio non facendosi più rivedere da quelle parti.

 

 

 

Ponte del Roch, Lanzo

A Lanzo, in provincia di Torino, troviamo il Ponte del Roch, costruito nel 1378 e chiamato anch’esso ponte del Diavolo e anche in questo caso il suo soprannome è dovuto all’accordo visto già in altre situazioni tra il costruttore e il Demonio, concluso poi con il trabocchetto di un povero cagnolino, molto simile alla leggenda del Ponte della Maddalena. A completare la leggenda, però, troviamo una piccola appendice secondo cui il Diavolo, infuriato dallo stratagemma del costruttore, abbia scagliato le zampe dell’animale sul ponte creando così le Marmitte dei Giganti.

 

 

 

Ponte del Diavolo, Pavullo

A Modena, invece, più precisamente a Pavullo, troviamo un altro Ponte del Diavolo non costruito dall’uomo con un alone di mistero molto alta. Si tratta di un antico monolite di trentatrè metri per tre metri d’altezza: un’inspiegabile opera della natura che i contadini del luogo per secoli hanno attribuito al demonio. Infatti seppur la sua forma a ponte possa tendere una trappola, la sua forma irregolare e la sua posizione in mezzo alla montagna, denotato che si tratta di un enorme monolite.

Secondo la leggenda popolare infilare la testa nel foro si trova in una delle protuberanze richiamerà il Diavolo che vi decapiterà. Quindi perché il ponte prende il nome dal Diavolo? Seguendo le storie scopriamo che un agricoltore della zona più bassa della montagna, che doveva percorrere ogni giorno un lungo tragitto per evitare un fiume, chiese al Diavolo di costruirgli un ponte in cambio della sua anima. Satana accettò e raggiunta la vetta della montagna portò pian piano giù il monolite, ma arrivato nel luogo in cui si trova oggi vide una sabba di streghe e fu tanto preso dalla musica che non si accorse che era arrivata l’alba. Visto il Sole dovette fuggire lasciando lì il ponte.

 

 

 

Rakotzbrücke di Kromlau

ll Rakotzbrücke, letteralmente “ponte del diavolo”, è situato nel parco dell’Azalea e del Rododendro di Kromlau, in Sassonia (Germania, molto vicino al confine con la Polonia) ed è forse il più affascinante e mirato da moltissimi fotografi. Costruito nel diciannovesimo secolo, è stato progettato affinché creasse, con il suo riflesso nell’acqua, un cerchio perfetto. Il periodo più bello per visitare il parco e questo magnifico ponte è maggio, quando le azalee e i rododendri sono in fiore.

La struttura è così particolare e complessa che fin da subito sorsero leggende sulla natura sovrannaturale del ponte. La struttura è sostenuta da moltissime colonne esagonali di basalto fatte arrivare addirittura dalle Cave Svizzere. Il ponte è un semicerchio e va a costruire un cerchio perfetto con il riflesso nell’acqua del fiume sottostante. Anche su questo ponte ci sono diverse leggende e storie popolari. La prima parlava di un patto tra il costruttore e il Diavolo previsto al termine della costruzione. Il Diavolo si sarebbe preso l’anima del primo essere vivente che l’avesse attraversato e l’architetto, per raggirarlo, fece passare un cane, battendo il Maligno.

La seconda storia narra che, se osservato dalla giusta angolazione, il ponte mostra il viso del Diavolo. Altri ancora sostengono che il ponte sia un passaggio verso gli inferi o verso mondi alieni, come uno Stargate. Un luogo magico, che affascina da quasi duecento anni.

 

 

 

Archi del Diavolo, Salerno

A Salerno, invece, non parliamo del classico ponte bensì degli Archi del Diavolo. Più precisamente degli archi molto particolari inseriti nell’acquedotto medievale della città campana: un’imponente costruzione eretta nel nono secolo. La leggenda vuole che gli Archi siano stati costruiti in una sola notte con l’aiuto, anche questa volta, dei demoni insieme al mago salernitano Pietro Barliario. Per questa ragione sotto gli archi, di notte, la leggenda narrava che si potessero incontrare demoni e altri spiriti maligni.

Esistono anche altre storie meno “goliardiche”; la più scientifica è che la strada era molto impervia e ha causato molte morti lungo gli anni, un’altra altrettanto valida è che l’arco ogivale, novità architettonica per l’epoca, aveva impressionato così tanto il popolo da credere che potessero succedere cose strane soprattutto durante la notte. Un’altra leggenda ancora, vuole che sotto l’acquedotto si incontrarono per caso i quattro fondatori della Scuola medica salernitana: l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salerno.

 

 

 

Pont du Diable di Céret, Francia

Il Pont du Diable (Ponte del Diavolo) si trova nella periferia della città, sul fiume Tech. Questo ponte gotico è un’opera magna dell’ingegneria, con una lunghezza e una luce che ai tempi dovevano sembrare grandiosi e difatti fino al 1356 fu il più grande ponte ad arco del mondo. Il nome proviene da una leggenda che narra che il ponte fu costruito dallo stesso diavolo in una sola notte. Le persone della città volevano un ponte per attraversare il fiume, così invitarono il Diavolo a costruirlo per loro.

Il Maligno accettò la condizione in cambio della prima anima che avrebbe attraversato il ponte. Una volta che il ponte fu terminato i cittadini inviarono un gatto per il Diavolo. In realtà, l’audacia e la bravura necessarie per alzarlo in quell’epoca erano già sufficienti perché i suoi contemporanei lo considerassero diabolico. Il ponte è adesso pedonale e proprio a lato, vicinissimo, si trovano altri due ponti più moderni: uno per il passaggio del traffico stradale e l’altro per quello ferroviario.

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