Foreste sempre più giovani e basse, ma contro il cambiamento climatico servono i vecchi alberi

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30 Maggio 2020

foresta tropicale

Le foreste stanno diventando complessivamente più “basse” e giovani. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science. Ma cosa significa? Che le foreste hanno meno capacità di assorbire il carbonio nell’atmosfera e che sono meno ospitali per le molte specie viventi che si affidano a loro per trovare riparo. E la situazione sta peggiorando.

La ricerca è il risultato dell’analisi di altri 160 studi precedenti in materia, e di immagini satellitari. Gli studiosi hanno poi creato dei modelli per esaminare come le foreste sono cambiate tra il 1900 e il 2015. In quei 115 anni, il mondo ha perso qualcosa come il 14% delle sue foreste, e solo per la raccolta. Ciò include anche il 30% della “foresta vergine” (incontaminata), che ospita alberi di oltre 140 anni, generalmente alti e dove esiste un alto livello di biodiversità.

Oltretutto, lo studio non tiene conto di altri fattori di stress ambientale sugli alberi, come l’incremento dell’uso del biossido di carbonio come fertilizzante e altri effetti indesiderati legati al climate change come infestazioni di insetti, incendi e siccità. Nate McDowell, scienziato del Pacific Northwest National Laboratory e autore principale dello studio, ha detto ai microfoni di Earther che il calo del 30% della foresta vergine è “una stima molto conservativa”.

In Nord America ed Europa – dove sono disponibili dati più dettagliati – i ricercatori hanno scoperto che la mortalità degli alberi, sempre nel periodo preso in esame 1900-2015, è raddoppiata, e a scomparire sono soprattutto gli alberi più vecchi.

E con l’avanzare degli effetti dei cambiamenti climatici, questa tendenza continuerà. Le temperature sono in aumento e i disturbi climatici come incendi, siccità e insorgenze di insetti stanno diventando sempre più frequenti e gravi. Le giovani foreste che prendono il posto dei “vecchi” alberi sono più sensibili rispetto agli incendi. In soldoni, si va a creare un circolo vizioso dove il riscaldamento globale distrugge gli alberi e la perdita degli stessi contribuisce a sua volta al riscaldamento globale. Ma non tutto è perduto, spiegano gli scienziati.

Ci sono già sforzi attivi nella comunità forestale, come la combustione e il diradamento sostenibili degli alberi verso Ovest, dove gli ecosistemi erano soliti sperimentare incendi e ora non lo fanno – ha affermato McDowell. – Reintrodurre il fuoco in modo sano può mitigare questi grandi eventi di mortalità e questi eventi di disturbo. Quindi ci sono soluzioni che sono già state applicate, ma non vengono applicate nella scala necessaria. Il ridimensionamento sarà una sfida globale

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sabato 30 Maggio 2020 - 15:22
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